NEI DAN 

SCUOLA  DI  ARTI  MARZIALI  INTERNE  BOLOGNA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONOSCERETE LA VERITA’

E LA VERITA’ VI RENDERA’ LIBERI

 

 

 

 

 

 

 

TESI

 

PER  L’ESAME  ISTRUTTORI  STILE CHEN

 

 

 

di

                                                                      

 

Gianni  Gasparini

 

 

                

                                                         INDICE DELLA TESI

 

 

 

1)         La mia esperienza.

 

Descrivo alcune esperienze  precedenti avute in varie palestre e i risultati ottenuti.

2)         L’incontro con il Maestro e la nuova conoscenza.

 

Descrizione.

3)         La riflessione.

Bacino-presa di coscienza del corpo-gli otto livelli di sviluppo-le forze nella schiena- zong ding ecc.

4)         Lo YI.

 

Intenzione del movimento.Descrizione anatomo-neuro-fisiologica dello stimolo e della contrazione muscolare profonda.

5)         Unità motoria.

 

Chiave per capire come” accendere” il corpo.

6)         Esempio delle radiografie.

 

Per capire come l’utilizzo dello YI è efficace per una buona salute psico-fisica e per il  gesto marziale.

7)         Esercizio finale.

 

Descrizione di un esercizio di differenziazione neuro-muscolare per capire profondamente come lo YI sia una  dinamica psico-motoria di natura scientifica.

 

“...Oh se questa mia carne,

troppo,  troppo  compatta,

potesse fondere,

sciogliersi  e

trasformarsi  in  rugiada...”

 

 

 

 

( Dall’ ”Amleto” di William Shakespeare    )

 

La mia esperienza

 

Mi sono avvicinato alle Arti Marziali da giovane, prima dei diciassette anni  mi sono iscritto alla scuola di Karate della mia città, un po’ spinto dai miei compagni, un po’ per sentirmi più forte, cominciai la mia avventura... .

A quel tempo ero già un buon conoscitore del corpo. La mia assidua pratica nell’atletica leggera  (ero lanciatore e avevo cominciato a quattordici anni) mi aveva dato degli ottimi spunti su cui riflettere.

 

Era chiaro sin dall’inizio che le due discipline erano molto distanti tra loro,

ma questo mi affascinava perchè mi permetteva di sperimentare nuove metodologie e nuovi campi su cui lavorare con il mio corpo.

Dovevo dare gli esami di cintura nera quando mi sono stancato di praticare e ho lasciato tutto.Non avevo più alcun interesse per la materia,il Karate era stata una meteora di qualche anno.

Ho continuato quindi con l’atletica fino a venticinque anni. Nel frattempo ho insegnato Educazione Fisica nelle scuole medie (a quel tempo gli atleti di fama nazionale potevano farlo), l’Università  (Medicina e Chirurgia) mi portava via molto tempo e così negli anni seguenti ho praticato l’Atletica ed altri sports solo in modo blando e saltuario.

Verso i quarant’anni ho ripreso il Karate, anche per invogliare mia figlia a praticarlo. Ma dopo due anni di assidua frequenza non ero riuscito a trovare una logica in questa disciplina, non ne vedevo la giusta evoluzione,

non riuscivo a divertirmi... .

Il mio maestro di Karate un giorno mi parla del Taiji Quan, gli anziani cinesi che lo praticano nei parchi, tecnica di lunga vita..., benessere psico-fisico..., anche arte marziale... .

Qualcosa si era acceso nel mio cervello, ma la cosa più difficile a quel tempo, parlo del ‘93, era trovare nella mia zona una palestra in cui poterlo praticare.                                                                  

Alla fine ho deciso di frequentare “quella scuola “ perchè gli insegnanti erano tutti cinture nere di Karate di quarto e quinto dan e questo dal mio punto di vista era una garanzia di serietà e di professionalità.

Più passava il tempo però, meno trovavo  una differenza tra come loro concepivano l’insegnamento del Taiji, e il Karate che avevo praticato in passato.

Per anni ho praticato il Taiji come una sorta di arte marziale esterna non dissimile da qualsiasi altra arte marziale,cioè lo studio accanito del gesto fine a se stesso come proiezione o leva,l’imparare, cosa che non sopportavo, forme su forme senza una spiegazione. Non avevo la sensazione di essere nel posto giusto... .Ma d’altro canto erano cinture nere con così tanti dan!

Ma non c’erano dubbi,non potevano che insegnare nel modo migliore!

Ero io che avevo le mie incertezze, forse  non capivo quello che diceva il maestro, ero pure un po’ vecchiotto e quindi...!

 

E così con  una certa delusione continuavo... .

Secondo il loro punto di vista, l’aspetto esterno e la memorizzazione di molte forme era il solo modo per far capire cosa fosse il Taiji.

Mi annoiavo sempre di più. Ho anche frequentato corsi per Istruttori , ma la situazione continuava a  peggiorare. E peggiorava anche il mio ginocchio dalla lunga pratica “con le ginocchia flesse”.

Mentre seguivo quella palestra  sono andato anche a frequentare altre scuole, senza peraltro farlo sapere al maestro che non voleva praticassimo in altri dojo!!!

Ma pur seguendo  anche corsi con maestri cinesi le cose non andavano sicuramente meglio:l’insegnamento si riduceva allo studio della forma, alla sua  memorizzazione, ad esercizi di scioglimento che potevo benissimo anche fare in una qualsiasi altra disciplina sportiva... .Insomma nulla di quello che avevo immaginato.

Devo però ammettere che sono testardo.

·        Il Taiji non può essere questo!- mi dicevo mentre pensavo ai vecchi cinesi che praticavano nei parchi di Shangai... .Il dolore al ginocchio e le video-cassette che mi mostravano questi anziani nei parchi mi rendevano furioso, al punto che avevo deciso di smettere.

 

In palestra dopo due ore di pratica avevo la sensazione di avere i piedi talmenti gonfi da non riuscire a camminare, mi facevano male... .Facendo le scale il ginocchio mi dava delle fitte violentissime al punto di dovermi fermare... .

Per puro caso un giorno sento parlare del Festival del Taiji del Belgioioso.

Era il 1999  e dopo quasi sei anni di pratica massacrante mi davo l’ultima chance!

Andare al Belgioioso, capire che il Taiji non era per me e smettere.

 

 

L’incontro con il Maestro e la nuova conoscenza

 

L’atmosfera del Belgioioso era diversa da quella degli altri luoghi che avevo frequentato. C’erano Scuole di vario genere e tutte con delle loro caratteristiche. Si può dire che lì si vedeva il panorama italiano e forse mondiale del Taiji. La cosa che però mi aveva incuriosito di più erano le conferenze pubbliche nelle quali ogni docente esponeva il suo punto di vista sul Taiji. Era in effetti molto interessante perchè l’analisi che veniva fatta era molto profonda.

Il relatore che però più mi colpì fu colui che durante l’esposizione dava ad ogni gesto non una spiegazione “esterna” ma, e la cosa mi stupì non poco, soprattutto una completa disamina su che cosa succedeva all’interno del nostro corpo quando si praticava il Taiji. Erano spiegazioni semplici e nitide, supportate da commenti di natura anatomica, biochimica, neuro-fisiologica, biomeccanica... .Il mio interesse si stava risvegliando... .

·        Ma come, è così che si pratica?- Mi avvicinai al Maestro Flavio Daniele e cominciai a fargli domande su domande:

·        Ma perchè nessuno prima mi aveva detto che si doveva fare così?

 

Perchè si permette di insegnare una disciplina così profonda,

senza i dovuti requisiti?

 

Senza conoscere un po’ di Anatomia, Fisiologia,  Biochimica, Neurologia!

Senza avere la sensibilità e la cultura sufficiente per trasmettere questa

disciplina, farla amare e conoscere nel miglior modo possibile?-

 

Tutte queste domande mi giravano nel cervello... .

·        Ma allora, Flavio, bisogna fare così...?!-

 

...E’ l’incontro con il Maestro Flavio Daniele che cambia profondamente la mia visione del Taiji.

Ho imparato molto di più in una mattinata passata al festival del Belgioioso

che non in anni presso le “scuole” che avevo seguito.

 

Pensate nella mia vecchia scuola dopo due ore di pratica, ero completamente esausto. Adesso nella Scuola di Flavio Daniele dopo sei, otto ore non ho nessun problema e la cosa più stimolante è che non mi annoio affatto e ci sono sempe argomenti nuovi.

C’è un continuo stimolo che mi aiuta a progredire, a trovare nuove soluzioni, a provare nuove sensazioni... .

Ogni tanto mi chiedo quale sia la strada da praticare perchè altre persone non facciano la mia stessa esperienza negativa... .

 

La riflessione                       

 

Sicuramente la prima cosa che si deve avere per una buona pratica è la visione olistica o meglio percorrere la via olistica. Questo concetto è largamente sviluppato nel mondo Orientale e così poco in Occidente: il legame profondo che esiste tra la vita interiore e l’espressione del corpo. Quello che i nostri padri della psicoanalisi hanno studiato nell’ultimo secolo, i Cinesi lo conoscevano già  più di duemila anni fa. (Forse per questo C. G. Jung era molto affascinato da questa civiltà...).

E’ lo stadio terra che con un attento studio, sostanzialmente sul piano fisico, ci permette di apprezzare in modo significativo il Taiji: l’allineamento strutturale e posturale del nostro corpo, la coscienza del corpo, la sua immagine. E tutte quelle valenze biomeccaniche che permettono al praticante di capire come muoversi, di scoprire step by step come le possibilità e le capacità del nostro corpo siano immense.

La prima cosa che il Maestro Flavio Daniele mi insegnò (e non ero ancora un suo allievo) fu il basculamento in avanti del bacino ed il riempimento del bicipite femorale per permettere la corretta sollecitazione del ginocchio.

Quando appresi questa tecnica capii che le cose erano molto più serie di quanto pensassi e non si poteva scherzare su questo. A chi non insegna per prima cosa la corretta postura, non si dovrebbe permettere di insegnare il Taiji.

Flavio Daniele mi spiegò che anche lui aveva avuto problemi al ginocchio e che li aveva risolti praticando la forma Chen. Per questo motivo  cominciai anch’io a praticare questa forma. 

Quindi attenzione neofiti del Taiji!

La buona palestra è quella che vi insegna la postura corretta senza divagare ed in modo scientifico!

Come dice il Maestro Flavio Daniele: Il Taiji è una scienza esatta. Ed è in questa ottica  che deve essere visto, insegnato e praticato.

Assieme al basculamento del bacino un’altra importante azione necessaria per una corretta postura è “portare la testa verso l’alto”.

Questo movimento assieme al primo tendono l’arco della spina dorsale, mettendo in funzione, per così dire accendendo il Vaso Governatore o canale Du Mai. Questo importantissimo movimento provoca anche l’apertura del punto “ming men” importante per portare energia ai reni.

L’assieme di questi due movimenti oltre a posizionare  in modo corretto il ginocchio tende ad attenuare le due curve della nostra spina dorsale, dandole più forza, potenza ed elasticità, a beneficio peraltro di tutto il nostro fisico. Si deve unire a ciò, lo svuotamento dello sterno e le spalle tenute giù, rilassate. Un po’ alla volta impareremo a prendere coscienza del nostro rachide ed il modo migliore di usarlo.

Altro passo importantissimo in questa disciplina è l’affondamento del peso del corpo nel terreno.Come dicono i testi classici: creare delle radici profonde che radichino tutto il corpo a terra in modo d’avere una stabile posizione. Questo vuol dire che dobbiamo essere fissi come montagne, ma anche mobili come fiumi, l’eterno gioco dello Yin e dello Yang. Questa postura si raggiunge pensando di fare affondare le nostre gambe con un movimento a spirale che tende a portare le ginocchia verso l’esterno. Ciò fa attivare i “meridiani curiosi” che partono dai piedi come i qiao ed i wei . Tutti questi accorgimenti, assieme alla presa di coscienza di una buona respirazione diaframmatica, fanno attivare pressochè tutti i nostri meridiani profondi ed in modo particolare il bai mai o meridiano della cintura. Nel nostro corpo esistono, più all’interno di quelli superficiali, anche questi otto meridiani curiosi o profondi; essi vengono attivati solo con questa disciplina. Ecco perchè si può dire che il Taiji è un’arte interna, in quanto il lavoro maggiore viene fatto internamente e quello che si vede, è solo un 10% di quello che in realtà accade nel nostro corpo.

Arrivati a questo punto si intuisce come il Taiji sia veramente qualcosa di diverso da qualsiasi altra pratica. La parte strutturale che riguarda la postura  è talmente delicata che non può essere insegnata da improvvisati maestri, che solo perchè conoscono alcune “forme” di Taiji, magari apprese frettolosamente in Cina, o praticato anche per vent’anni arti marziali decidono dalla sera alla mattina di aprire un corso di Taiji. Non possono nel modo più assoluto permettersi il lusso di insegnare!  Purtroppo in Italia ciò è  ancora possibile, anche se il presidente del PWKA Walter Lorini e tutto il comitato del CED (Comitato Etico Discipline Interne) di cui fa parte anche il Maestro Flavio Daniele si stanno impegnando molto su questo.

Avrete capito che io su questo punto ho il dente avvelenato. Tutti i miei problemi al ginocchio e il ristagno di Qi nei piedi era dovuto ad un cattivo insegnamento, tutto sparito seguendo i corsi del Maestro Flavio Daniele!

Un corpo strutturalmente organizzato con posizioni corrette permette progresso nella pratica, ma anche nella vita di tutti i giorni. In esso l’energia fluisce liberamente perchè il corpo stesso è in equilibrio.

Ed è anche vero che i movimenti del nostro corpo riflettono per così dire il nostro stato d’animo e ci danno una chiave di lettura delle nostre emozioni, delle situazioni critiche in cui ci veniamo a trovare.

E’ per questo che agendo sul nostro corpo possiamo agire sulle nostre emozioni. Ed anche in modo più facile!

Il Taiji lavorando sui meridiani profondi ,  permette di “ricrearci“ogni giorno, ed allo stesso tempo ci fornisce i mezzi per crescere sul piano materiale e per creare su quello psichico, energetico e spirituale. Questo è determinato dal fatto che in questi canali “curiosi” circola prevalentemente energia  sorgente, costituzionale, energia yuan.

I canali straordinari definiscono delle costituzioni  ben precise, ognuna  delle quali ha in sè la potenzialità di esprimersi, attraverso la trasformazione e la creazione, in modo autentico e originale.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese  il fato ci è dato alla nascita, è una energia potenziale e rappresenta le fondamenta su cui si costruisce la vita, la nostra costituzione profonda.

Il destino invece, simboleggia il modo in cui ciò che ci è dato alla nascita si trasforma nel tempo: il destino è modificabile, è una energia cinetica; è ciò che costruiamo, che creiamo a partire dalle fondamenta, ed è variabile in base alle nostre capacità e possibilità espressive.

Quindi il nostro destino è strettamente legato al funzionamento dei nostri canali straordinari.

Si capisce allora che tutto dipende da noi, che tutte le nostre decisioni sono importanti, che lo Yi che guida il nostro corpo guida anche le nostre scelte. Come dice il Maestro Flavio Daniele dobbiamo far suonare il nostro corpo! Ma prima di farlo suonare dobbiamo accordare questo strumento meraviglioso! Ecco che in questa fase importantissima entra in gioco la corretta postura e l’attivazione dei nostri meridiani straordinari.

Il Taiji è una disciplina eccezionale per poter lavorare sui meridiani profondi e per poter riorganizzare il nostro corpo. D’altro canto la Medicina Tradizionale Cinese ci fa capire come si può intervenire sul nostro sistema energetico... .

Nel finale di un famoso film l’attore principale dice : -Il libero arbitrio,  il libero arbitrio è quello che mi frega!-

Quindi se anche noi sapremo e vorremo lavorare bene su questi punti potremo essere veramente gli artefici della nostra vita.

All’inizio del nostro discorso abbiamo parlato di via olistica. E qui vogliamo meglio puntualizzare il suo significato profondo.

In Oriente tutte le arti, ma non solo, anche la filosofia, la meditazione..., tutte queste metodiche hanno una caratteristica comune:

il legame inscindibile tra corpo e mente.

Ma io voglio essere più preciso e dirò tra mente e corpo, perchè questa è la sua giusta gerarchia funzionale.

La pratica del Taiji, la sua comprensione,  il modo di farlo proprio, si possono sviluppare con otto punti chiamati livelli; quando saremo in grado di mettere dentro la “forma”  o comunque in tutte le discipline interne, tutti otto questi punti, saremo ai livelli del Maestro Xu e del Maestro Daniele.

Cioè saremo in grado di praticare il Taiji in modo corretto.

A questo punto esaminare gli otto livelli di sviluppo è d’obbligo:

 

 

1°Livello:   Principio delle tre forze

Questo è il primo punto, già preso in considerazione riguardo la postura. Affondare il peso del corpo nei piedi, portare l’energia nel sincipite, ovvero allungare la testa verso l’alto tendendo l’arco della spina dorsale. Infine centralizzarsi nel dan tien cioè fare in modo che tutti i movimenti che faremo partano dal centro del nostro corpo. Questi accorgimenti ci permettono di essere come dicono i testi classici ”leggeri come piume e pesanti come montagne”.

 

2°Livello:   Principio dei cinque archi

I testi antichi dicono che il nostro corpo è composto da cinque archi: due superiori, formati dalle nostre braccia, due inferiori formati dalle nostre gambe, il quinto arco è formato dalla nostra spina dorsale. L’integrazione funzionale di questi cinque archi, cioè farli lavorare come se fosse uno solo, molto grande, dà al nostro corpo la possibilità di esprimere potenza ed energia a qualsiasi livello, in ogni prestazione, dalla danza alla più spinta delle arti marziali.

3°Livello:   Le tre chiavi di controllo

I cinque archi descritti nel secondo livello sono tenuti assieme, ovvero controllati da tre punti molto importanti.Questi tre punti, detti le tre chiavi di controllo sono:

A)  Settima vertebra cervicale   C7

lega i due archi delle braccia  all’arco della spina dorsale.

B)  Undicesima vertebra toracica   T11

questa chiave lega tutti i cinque archi

C)  Osso sacro

lega i due archi delle gambe.

Questo ci fa capire come il nostro corpo sia organizzato per poter muoversi al meglio senza sprechi di forza e di energia.

La C7 tiene uniti in tensione dinamica la colonna vertebrale, le scapole, le spalle, le braccia, i gomiti e le mani.

L’osso sacro tiene uniti in tensione dinamica la spina dorsale, il bacino, le gambe, le ginocchia, i piedi.

La T11 lega il tutto assieme. E fa da ponte tra la parte superiore ed inferiore del corpo, una sorta di impugnatura eccentrica degli archi dei Samurai a cavallo.

 

4° Livello:   I due sigilli o due poteri

l due sigilli sono:

A) il potere del collo

B) il potere dei reni

 

Il nostro corpo è organizzato dal collo verso i reni, o parte lombare, da una struttura a piramide, cioè la parte inferiore è più grossa e potente della parte apicale, più mobile e raffinata. Infatti osserviamo vertebre voluminose e muscoli grossi alla base, vertebre piccole e muscoli più sottili verso il collo, una struttura che apporta da un punto di vista biomeccanico alla parte superiore armonia e precisione ed alla parte inferiore stabilità e potenza.

I classici dicono che nella pratica dobbiamo avere ding ging  e dong jing ,cioè potere del collo e potere dei reni.

   

    5° Livello:   Le sei armonie

 

E’ un principio molto importante perchè ancora una volta ci fa capire quanto il Taiji sia impegnativo. Possiamo suddividere le sei armonie in:   tre armonie esterne e  tre armonie interne.

Questa suddivisione è puramente didattica per farne capire il loro significato più immediato.

Esterne:     mano in armonia con il piede

gomito in armonia con il ginocchio

spalla in armonia con l’anca

                                                  

interne:      mente-intenzione

intenzione-Qi

Qi-forza

 

Le armonie esterne sono abbastanza semplici. La cosa si complica un po’, non è immediata con quelle interne, ma su questo torneremo più avanti.

 

6° Livello:    Le sei direzioni

Si possono descrivere in:

alto  /  basso

avanti  /  indietro

destra  /  sinistra

Questo significa che la forza  si deve sviluppare nelle sei direzioni come un pallone che gonfiandolo si espande in tutte le sue parti (il simbolo del Taiji essendo una sfera ci suggerisce questo). Il termine cinese sei direzioni “liu fang” si può tradurre come totalità spaziale. Questo concetto lo si ritrova anche nel Qi Gong dove dobbiamo espandere il nostro corpo in tutte le direzioni.

Se pensiamo che il Taiji si può anche considerare Qi Gong in movimento capiamo anche i benefici psico-fisici che questo può darci.

 

7° Livello:Il chan-Ssu Chin (energia a spirale)

Possiamo identificare il chan ssu chin come una forza che nasce dai movimenti a spirale del corpo ed in particolar modo dalle anche.

Ciò si esplica con dei movimenti rotatori delle mani che non sono in un’unica direzione, ma vanno nelle sei direzioni. L’idea è quella di un serpente che si muove e si attorciglia attorno alla sua preda in un abbraccio mortale. Se noi sapremo esprimere questo tipo di forza con tutto il corpo avremo grande potenza.

 

8° Livello:    I tre poteri Yi  Qi  Li

Questo ultimo livello identifica la vera natura del Taiji e come ci si deve porre nei suoi confronti.

Il Taiji praticato a questo livello offusca nel modo più assoluto tutte le altre discipline psico-fisiche.

YI QI LI. Un concetto antichissimo di migliaia di anni, che solo adesso il mondo occidentale sta scoprendo ed applicando nelle più sofisticate tecniche di riabilitazione biomeccanica e in tutti quei campi in cui è importante una grande integrazione tra mente e corpo.

Yi  si identifica con  la volontà, l’intenzione, l’anticipare, il desiderio.

Qi  è l’energia vitale, l’aria o soffio, ” l’alito della vita” *

Li  è il potere del corpo, la sua forza, l’abilità.

Questi tre poteri sono indispensabili per una pratica corretta e non una pratica “tofu” come dice il maestro Xu. Ma quello forse determinante, in quanto senza di esso non potrebbero esistere gli altri, è lo YI .

Se andiamo ad esaminare l’ideogramma Yi = intenzione  vediamo che è formato da tre caratteri:

il carattere Li che significa stare eretto, dominare.

Il carattere Ri che significa sole, corpo fisico, plesso solare, stomaco, yang.

Il carattere Xin che significa cuore, ovvero attività emotiva e mentale, yin.

Assieme può significare:

colui che sta eretto, che controlla il proprio corpo e la propria mente.

Yi significa anche anticipare, e nel Taiji il concetto che la mente anticipa con la volontà il respiro Qi e la forza Li, sarà rivelatore come vedremo più avanti.

 

·        e  Dio formava l’uomo dalla polvere del suolo e gli soffiava nelle narici l’alito della vita, e l’uomo divenne

un’anima vivente.                                                                                                       

(Genesi   cap. 2 vers. 7 )

 

 

Questi otto livelli di sviluppo appena descritti devono essere espressi insieme in modo da poter trarre dal Taiji i massimi benefici. Ecco perchè nei testi classici questi vengono presentati assieme in una sorta di mappatura chiamata TAIJI TU.

Non ci resta che, a questo punto della nostra trattazione, capire in modo ancora più scientifico come lo Yi agisce, ed in che modo esso possa essere espresso dalla nostra mente e nel nostro corpo.

Per questo mi servirò di alcuni cenni di neuro-fisiologia, peraltro necessari per capire  come la mente possa esprimere questa capacità intrinseca conosciuta dai cinesi già migliaia di anni fa. E solo adesso presa in considerazione dall’occidente come detto all’inizio.

                                                  

Lo Yi

Ovvero come l’intenzione del movimento sia il fattore primario per un benessere psico-fisico ideale, per una corretta pratica del Taiji e di tutte le discipline interne.

Per chi si avvicina a un’arte interna, capire lo Yi va di pari passo ad intendere la struttura interna.

L’esercizio seguente che di solito propongo nei miei corsi, spero serva ad esprimere il concetto di Yi :

“sostenere le palline tra le dita“                                            

Queste palline sono di gomma e molto leggere. L’esercizio consiste nel mettere tra due dita una di queste palline e così via per ogni dito, fino ad aver riempito tutta la mano (vedi fig.1)

.La forza che  serve per tenere sollevate queste palline è molto piccola, perchè sono leggere. In questo esercizio dobbiamo cercare di applicare solo la forza necessaria per sostenerle, nè di più nè di meno.

Tarare questa sensazione è difficile soprattutto da un punto di vista psico-motorio, perchè mette in gioco delle percezioni che noi di solito non usiamo: le forze sottili.

fig.1                                                                                                 

Quando l’allievo ha preso coscienza delle forze che devono essere espresse all’interno della mano per sostenere le palline, lo invito a memorizzare questa forza.

Il secondo passo sarà quello di applicare alla mano la stessa forza usata per sostenere le palline, ma questa volta senza le stesse.

Questo fa sì che il nostro cervello metta nell’arto una forza sottile che di per sè non è usata per sostenere qualcosa, ma serve per così dire solo a riempire l’arto di un gesto cosciente fine a sè stesso.

Ma  la cosa interessante che avrete certo intuito è che non solo queste forze sottili sono portate dentro la mano ma, siccome la mano è parte del braccio, passeranno anche per questo arto e quindi non solo al braccio ma anche al corpo perchè il braccio è parte del corpo, e quindi a tutto l’essere pensante.*

La sensibilità necessaria per capire l’esercizio precedente è molto raffinata, impalpabile. Bisogna entrare nel nostro corpo come forse non si è mai entrati, una sorta di livello profondo , che per alcuni è impensabile raggiungere. Proprio questi ultimi,  avendo una grande frattura tra mente e corpo, con il Taiji, potrebbero raggiungere dei buoni risultati psicofisici e di salute.

Questo esercizio ha lo scopo di riempire l’arto di un gesto cosciente, ovvero portare l’attenzione ad una parte del nostro corpo in modo intelligente.

Questo concetto è in armonia con la famosa regola dei testi classici del Taiji:

“ Dove va l’attenzione va la forza, dove va la forza va il  Qi                                                

·        Una bellissima descrizione che propone lo  stesso concetto  la troviamo  nella Bibbia:

Poichè in realtà  il corpo non è un solo membro ma molte. Se il piede dicesse: ” Poichè non sono mano non sono parte del corpo”.  E se l’orecchio dicesse: ”Poichè non sono occhio non sono parte del corpo”,  non per questo non sarebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito, dove sarebbe l’odorato?  Ma ora Dio ha posto le membra nel corpo, ciascuna di esse, come gli è piaciuto. Se tutti fossero un solo membro dove sarebbe il corpo?  Ma ora sono molte membra, eppure un solo corpo. L’occhio non può dire, alla mano: ”Non ho bisogno di te”; o ancora, la testa non può dire ai piedi: ”Non ho bisogno di voi” . Anzi, molto più le membra del corpo che sembrano essere più deboli sono necessarie, e le parti del corpo che pensiamo siano meno onorevoli, le circondiamo di più abbondante onore, e così  le nostre parti indecorose hanno più abbondante decoro, mentre le nostre parti decorose non hanno bisogno di  niente. Tuttavia,  Dio compose il corpo, dando più abbondante onore alla parte che ne mancava, affinchè nel corpo non vi  fosse divisione,  ma le sue membra avessero la stessa cura le une per  le altre. E se un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con esso; o se un membro è glorificato, tutte le altre membra si  rallegrano con esso.    

( Dalla  Prima Lettera ai Corinti    capitolo 12, dai versetti : 14 al 26 compresi )

Ora esamineremo alcuni cenni di neurofisiologia per capire meglio.

Il cervello

In questa  descrizione non verranno prese in esame tutte le strutture anatomo-topografiche del cervello, in quanto non di nostra competenza, ma verranno trattate solo quelle parti strettamente collegate al nostro discorso.

Nel nostro cervello possiamo trovare la corteccia premotoria situata nella parte del lobo anteriore, cioè nella zona frontale del cervello. E la corteccia motoria subito dietro alla precedente, circa sotto le ossa parietali.

Queste due corteccie sono collegate tra loro. La prima, cioè la corteccia premotoria pianifica i movimenti, la seconda, cioè la corteccia motoria, controlla direttamente i muscoli. Ma la cosa più importante, forse determinante per il nostro discorso, è che queste due parti del cervello hanno capacità sequenziale.

E’ importante considerare una cosa: pianificare un movimento vuol dire portarlo nell’area cosciente, cioè avere una sufficiente concentrazione, immagine chiara, attenzione del movimento che vogliamo fare.

Questo avviene nella corteccia premotoria. Con questo meccanismo di immaginazione  eccitiamo, ”accendiamo”, neuroni della corteccia premotoria o lobo anteriore che a loro volta, per la loro capacità sequenziale indurranno aree corticali della corteccia motoria all’eccitazione stessa (ma anche altre aree non corticali di altri distretti cerebrali).

Ecco che quando pensiamo di fare un movimento o più in generale quando pensiamo a qualcosa, nel nostro cervello, come dicevo, qualcosa si muove, qualcosa succede.

Ad esempio, un’area del cervello chiamata area del Broca  attiva la parola quando vogliamo esprimerci attiviamo quest’area. Parlare è come fare un’azione, mettere in ordine le sillabe è come coordinare un gesto.

Possiamo affermare che c’è quindi uno stretto intreccio tra motricità e pensiero, sia da un punto di vista filogenetico (cioè attraverso la specie) sia da un punto di vista ontogenetico (cioè proprio dell’individuo).

La pianificazione precede l’azione:

esercizio di dimostrazione.

Sedetevi in un ambiente tranquillo, tenete gli occhi chiusi e fate in modo che le vostre braccia siano appoggiate sul piano di una scrivania. Ora rilassate le braccia profondamente. Dopo aver rilassato le braccia immaginate che qualcuno vi chieda di alzare lentamente il braccio destro.Pensate di compiere questa azione, non  eseguitela. Dopo un minuto smettete di pensare a questa azione e rilassate nuovamente il braccio.

La sensazione che si avverte è quella di avere liberato il braccio da qualcosa .Possiamo dire che il braccio è stato svuotato di tutta quella particolare sostanza che aveva preattivato lo schema motorio necessario ad alzare l’arto. Quella particolare sostanza la possiamo chiamare Yi ovvero intenzione del movimento.

Il comportamento imitativo

Quando noi osserviamo una persona compiere un gesto, i neuroni della nostra corteccia premotoria, che a loro volta attivano i neuroni della corteccia motoria relativa al gesto, si attivano (questi neuroni sono detti neuroni mirror).

Agire, quindi compiere movimenti vuol dire stabilire una mappa dell’ambiente attraverso precise coordinate. Queste dipendono dalla corteccia  parietale e dall’ippocampo,  strutture cerebrali responsabili dei numerosi aspetti delle memorie spaziali.

Esempio:

I propriocettori  stimolano l’ippocampo, che a sua volta coinvolge la corteccia premotoria, che per sequenzialità, interessa la corteccia motoria.

Le aree della corteccia cerebrale che elaborano le informazioni sensoriali e controllano  i movimenti del nostro corpo, sono pure coinvolte nei diversi aspetti della memoria linguistica

Esempi:

Proferire parole relative ai movimenti come correre, battere, avvitare ecc, attiva aree situate anteriormente a quelle coinvolte nella percezione dei movimenti, nonchè le aree motorie della corteccia frontale.

Proferire parole relative ai colori come rosso, blù, verde ecc. attiva le aree della corteccia temporale ventrale che sono responsabili della percezione dei colori.

Riassumendo questa nostra esposizione sul coinvolgimento delle varie parti della corteccia cerebrale possiamo dire che:

la corteccia premotoria accende la corteccia motoria che accende una o più unità motorie nella muscolatura scheletrica.

L’unità motoria

Chiave per capire come “accendere” il corpo

Studi di neuro-anatomia hanno dimostrato che certi muscoli hanno la capacità di contrarsi in alcune parti, mentre altre porzioni restano a riposo, così che non tutto il muscolo è interessato dalla contrazione.

Se è così possiamo pensare che si possa in un certo senso arrivare ad una contrazione che di fatto non accorcia il muscolo ma lo mette per così dire sul “chi va là”, cioè diamo al muscolo stesso un po’ di tono. Possiamo anche pensare di poter raggiungere una contrazione  profonda a scapito di una superficiale.

Questo perchè le miocellule del muscolo sono direttamente collegate a cellule nervose localizzate nel midollo spinale. Queste cellule nervose possono innervare una o più miocellule muscolari. E questo fa sì che il muscolo possa subire una contrazione  secondo quante miocellule vengono attivate, o se vogliamo usare un termine più  familiare: accese.

Il sistema cellula nervosa con una o più cellule muscolari (miocellule) da questa innervate è definito “unità motoria”.

Cioè l’unità motoria è formata da una cellula nervosa motoria che si estende dal midollo spinale a fibre muscolari striate.

Tutto questo ragionamento ci fa capire che esiste un legame sequenziale tra questi due tipi di cellule determinante per capire come la pianificazione  del movimento, ovvero l’intenzione o Yi, precede l’azione. L’esercizio dimostrativo di voler sollevare il braccio completamente rilassato senza peraltro muoverlo è molto eloquente.

Così l’allievo può capire in profondità lo Yi, può sentire e studiare sul proprio corpo le sensazioni che sono simili ad aver compiuto un’azione.

Però ora la domanda che ci dobbiamo fare è: - L’intenzione o Yi eccita deliberatamente unità motorie e fino a che punto?

Sempre la fisiologia ci viene in aiuto.

I muscoli sono tessuti eccitabili da una differenza di potenziale elettrico, che provoca a seconda della sua intensità una contrazione più o meno forte.

Questa scossa elettrica viene chiamata potenziale d’azione il quale a sua volta dà origine alla risposta contrattile. Un singolo potenziale d’azione provoca una breve contrazione seguita da un rilassamento. Questa risposta si chiama scossa muscolare.              

                                                       

La figura 3-4 rappresenta un diagramma del potenziale d’azione e della scossa muscolare su una stessa ascissa dei tempi.

La scossa muscolare comincia  2 msec. circa dopo l’inizio della depolarizzazione della membrana, e quindi a ripolarizzazione   non ancora completatasi. La durata della scossa varia a seconda del tipo di muscolo.

I muscoli veloci, come quelli implicati nei movimenti fini, veloci e precisi danno scosse di circa 7,5 msec.

I muscoli lenti cioè quelli deputati al sostegno,  ai movimenti grossolani e che richiedono molta forza, possono dare scosse di 100 msec.

E’ interessante notare che c’è bisogno di energia sia per la contrazione che per il rilassamento muscolare.

Questo ci  fa capire che, anche se il gesto non è fatto, compiuto, non c’è stato movimento esterno di una parte del corpo, ma il gesto è stato solo pensato, pianificato dentro di noi,  nei nostri muscoli sono avvenuti gli stessi scambi biochimici di una contrazione muscolare vera e propria, con movimento di un arto o parte del corpo. C’è stata una vera e propria scossa muscolare, infinitesimale ma c’è stata.

Quindi l’intenzione del movimento, la sua programmazione, provoca delle contrazioni di unità motorie che anche se non danno un movimento esterno visibile, ne scatenano comunque una reazione biochimica che si può tradurre in una tonicità muscolare profonda che possiamo controllare con la volontà.

Nel caso dell’esercizio del braccio la nostra volontà fa sì che il braccio non sia rilassato ma pieno di intenzione, cioè di Yi.                           

E’ interessante notare che non è necessario produrre una contrazione muscolare molto forte ma è sufficiente indurre solo pochissima forza,  necessaria a riempire quella parte del nostro corpo; quanto basta a far sì che il nostro gesto sia pieno e non vuoto.

Dobbiamo muovere il nostro corpo in modo tale che nel movimento ci sia coscienza, ci sia la pianificazione di voler fare quel tipo di gesto.

Così facendo avremo per così dire “acceso il  nostro corpo” acquistando più consapevolezza di noi stessi.

Il Maestro Wang Hao Da sottolinea sempre, quando studiamo con lui, la differenza tra il termine cinese fang song,  ed il suo corrispondente italiano rilassato. Noi per rilassato intendiamo un corpo senza forza, senza energia interna, l’immagine è quella di una persona sdraiata sul divano! Non di certo un corpo pieno di Yi come quando si pratica Taiji o Qi Gong.

 

Esempio delle radiografie

 

Qui di seguito possiamo osservare tre radiografie di una mano. La prima di un bambino di cinque anni, la seconda di un ragazzo di sedici, l’ultima di un uomo adulto. Sono sostanzialmente tre momenti successivi della vita.

Se osserviamo le tre radiografie in sequenza temporale, possiamo notare che la densità ossea della mano, più passa il tempo, più  si trasforma. E la cosa più importante è che si nota una rarefazione di calcio, proprio in quelle parti della mano, che con il passare del tempo, possiamo dire, vengono dimenticate, meno usate.

La radiografia n°1 mostra la mano del bimbo con una densità ossea pressochè normale ed omogenea in tutte le sue parti.

La radiografia n°2 mostra la mano del giovane che inizia a mostrare una leggera rarefazione ossea a livello del mignolo e del 5° osso metacarpale.

La radiografia n°3 mostra una evidente rarefazione ossea dovuta ad una povertà di calcio nelle ossa 4° e 5° metacarpale e delle loro rispettive dita.

Le ossa più scure hanno una maggiore quantità di sali di calcio.

Si può notare come, col passare degli anni, le parti della mano che vengono usate meno, in questo caso l’anulare e il mignolo e le loro rispettive ossa metacarpali, subiscano delle alterazioni nell’assorbimento del calcio dovute proprio al fatto che un po’ alla volta queste parti vengono dimenticate, cioè usate meno,invece di un uso globale di tutto il nostro corpo.Man mano che diventiamo vecchi dimentichiamo sempre di più il nostro corpo, la scissione tra mente e corpo diventa un baratro incolmabile.                                       

 radiografia n°1    

bambino di cinque anni

radiografia n°2

giovane di sedici anni

radiografia n° 3

uomo adulto

                                        

Sembra quasi che per una sorta di pigrizia mentale, di comodità scegliamo sempre gli stessi schemi motori, a scapito di un uso completo del nostro corpo. Usiamo sempre gli stessi movimenti per fare determinate cose, ad esempio per i lavori manuali preferiamo l’uso del pollice, indice e medio trascurando le altre dita, come faccio io in questo momento con la tastiera del computer, usando praticamente solo gli indici. Del nostro corpo ci accorgiamo solo quando c’è qualche dolore o malattia che ci fa  riprendere il contatto con esso, forse un po’ tardi per poter fare qualcosa.

Mi chiedo se avviene una degradazione così evidente nel tessuto osseo considerato  stabile e di sostegno, poco alterabile, cosa può accadere negli altri tessuti? Per il tessuto muscolare è evidente, il suo inutilizzo comporta un’atrofia. Ma gli altri, tendini, legamenti, tessuto connettivo...

Per tutti comunque, nel migliore dei casi, notiamo un abbassamento considerevole delle loro funzionalità organiche.

Ancora una volta il grande principio fisiologico:” E’ la funzione che crea l’organo”  è più che mai veritiero.

In tutto questo contesto, il Taiji è un ottimo metodo di prevenzione per tutti questi problemi e per molti altri che non possiamo analizzare.

Faccio sempre tutte queste considerazioni anche nei miei corsi, per dare ai miei allievi modo di toccare con mano cosa sia il Taiji e lo Yi in particolare.

Però, se dopo tutto questo, ancora non sono riuscito a trasmettere l’idea profonda di come accendere il corpo con l’intenzione del movimento, faccio eseguire ai miei allievi un esercizio rivelatore:

In piedi, portare il braccio dx. in avanti,con il palmo all’interno, poi portare il braccio indietro fin dove arriva senza sforzo. Ricordate dove arriva perchè il punto potrà variare. Fate ciò per un po’ di volte guardando avanti.

Riposate. Quindi girate la testa verso sinistra senza sforzare, fatelo per un po’ di volte. Adesso unite i due movimenti fatti in modo che siano sincronizzati: la testa a sinistra il braccio a destra. Dopo di che riposate. Adesso verificate se portando il braccio dx a destra ha guadagnato un po’ di spazio rispetto a prima.

Ora girate solo gli occhi a sinistra in modo fluido. Potete anche farlo ad occhi chiusi per sentire se il movimento è più scorrevole. Aggiungete al movimento degli occhi a sinistra il movimento del braccio dx a destra, senza forzare. Poi guardate se il vostro braccio dx si è spostato più indietro.

Forse c’è qualche miglioramento. Per aumentare il grado di apertura del braccio dx  senza grandi stiramenti adesso proviamo ad aggiungere il movimento del bacino verso sinistra.                                      

Quindi bacino e braccio dx in opposizione senza sforzo,  aggiungendo anche i movimenti degli occhi e della testa. Ancora una volta vediamo se abbiamo migliorato l’apertura del braccio dx.                                                 

Aggiungiamo, dopo esserci riposati, un altro movimento: portate il braccio dx fino a dove può arrivare all’indietro e il braccio sx a 180° in opposizione.                                                    

In questa posizione allunghiamo alternativamente le due braccia sempre guardando il braccio dx, verifichiamo ancora una volta dopo un po’ di riposo dove il braccio dx  si può aprire. Il risultato è soddisfacente.

Un risultato così apprezzabile in poco tempo si può pensare che sia frutto di uno stretching dolce, di un allungamento, oppure in realtà di un processo più complesso?

Ora eseguiremo tutto l’esercizio dalla parte sinistra quindi con il braccio sx. Ma questa volta non lo faremo fisicamente ma solo penseremo di farlo cioè useremo lo Yi.

Dopo aver compiuto tutto l’esercizio constateremo che il braccio sx si è spostato a sinistra più o meno come ha fatto il braccio dx. Lo Yi ha fatto quello che avrebbe fatto un movimento vero eproprio. Invece lo abbiamo solo pensato.

Non si tratta di un semplice allungamento ma di una vera e propria riorganizzazione del nostro sistema nervoso a cercare nuovi schemi motori. Movimenti abituali tendono a creare forze distruttive che provocano dolori muscolari, articolari, tensioni nei muscoli, si sviluppano infiammazioni, distorsioni dello sviluppo articolare, dolori cronici...in molti casi è possibile migliorare questi stati imparando nuovi percorsi motori basandoci sull’apprendimento senso-motorio.

Tutto dipende da noi.

La nostra “salvezza”  è in funzione del fatto che dobbiamo  liberarci degli schemi mentali e motori   che ci hanno imprigionato per tutta la nostra esistenza e cominciare a lavorare  su di noi con intelligenza.

La pratica del Taiji con i metodi della scuola NEI DAN del Maestro Flavio Daniele dà la possibilità a  tutti noi di avere la fiducia necessaria, dopo aver potuto constatare che non sono chiacchere ma bensì un preciso meccanismo fisiologico, per ottenere da questa disciplina dei benefici notevoli e duraturi.

Praticheremo sempre con gioia e tranquillità sapendo di essere seguiti da maestri qualificati e sempre aggiornati.                                           

Capiremo come questa disciplina  possa agire soprattutto sugli otto meridiani curiosi e quindi secondo la Medicina Tradizionale Cinese essere gli artefici di noi stessi. Se useremo il nostro  libero arbitrio  e non ci faremo condizionare dalle circostanze della vita e dalle ideologie.

Avremo la possibilità di acquisire un nuovo corpo  privo di tutte quelle vecchie strutture esterne che ci hanno condizionato per anni e anni.

Il praticante di arti marziali troverà  la forza del “ guerriero che sorride”, tutti gli altri la forza della vera consapevolezza.

Vorrei finire questo excursus che è in realtà solo una piccola parte di questo stupendo mondo,con una frase di uno  scrittore americano: Mark Twain.

A questo proposito, sempre con il suo stile ironico, Twain ha una bellissima affermazione:

 

“L’umanità è divisa in tre categorie:

la gente che pensa con la maggioranza,

la gente che pensa con la minoranza,

la gente che pensa”.                                                

 


Bibliografia:

 

Amleto (W.Shakespeare)                                 Newton

 

Anatomia topografica (F.Munari)                 Piccin editore Padova 

 

Atlante di anatomia umana(Sobotta)                    Uses

 

Anatomia del movimento e abilità atletica (R.Wirhed)      Ed Ermes

 

Fondamenti di Medicina tradizionale Cinese (F.Bottalo-R.Brotzu)   Xenia edizioni

 

Fisiologia Medica (W.Ganong)               Piccin editore Padova

 

Fondamenti di tai chi chuan (T.Grandi M. Venanzi)      Luni ed

 

I tre poteri segreti del taiji Quan:corpo mente energia (F.Daniele)  Luni ed

 

Il metodo Feldenkrais (M.Feldenkrais)        Red ed

 

Il segreto del fiore d’oro (Lu Tung-pin)      Ubaldini ed

 

Il libro del Tai Chi Chuan (Wong Kiew Kit)    Ubaldini Ed

 

Il tao Te Ching (Lao tzu)                  Demetra ed

 

Le tre vie del tao  (F.Daniele)               Meb ed

 

Le basi del metodo per la consapevolezza dei processi psicomotori    (M.Feldenkrais)                            Astrolabio

 

La Bibbia  versione di Re Giacomo                                                                              

 

Mantenersi in forma con il metodo cinese (Hu Bin)     Beijng

 

Nei-Ching Canone di medicina interna dell’imperatore giallo (Veith)                 ed Mediterranee

 

Storia del Pensiero Cinese  (P.Santangelo)  Newton

 

 

Film  “L’avvocato del diavolo” con Al Pacino      Warner Bro’s

       

 

                                                                                  

 

 

 

 

 

Finito di stampare in proprio il

                                                                                                         3 aprile 2002

Bassano del Grappa

© 2002 Gianni Gasparini

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