di
INDICE DELLA TESI
1) La mia esperienza.
Descrivo
alcune esperienze precedenti avute in
varie palestre e i risultati ottenuti.
2) L’incontro con il Maestro e la nuova
conoscenza.
Descrizione.
3) La riflessione.
Bacino-presa
di coscienza del corpo-gli otto livelli di sviluppo-le forze nella schiena-
zong ding ecc.
4) Lo YI.
Intenzione
del movimento.Descrizione anatomo-neuro-fisiologica dello stimolo e della
contrazione muscolare profonda.
5) Unità
Chiave
per capire come” accendere” il corpo.
6) Esempio delle radiografie.
Per
capire come l’utilizzo dello YI è efficace per una buona salute psico-fisica e
per il gesto marziale.
7) Esercizio finale.
Descrizione di un esercizio di differenziazione neuro-muscolare
per capire profondamente come lo YI sia una
dinamica psico-
“...Oh
se questa mia carne,
troppo, troppo
compatta,
potesse
fondere,
sciogliersi e
trasformarsi in
rugiada...”
( Dall’ ”Amleto” di William Shakespeare )
La mia
esperienza
Mi sono
avvicinato alle Arti Marziali da giovane, prima dei diciassette anni mi sono iscritto alla scuola di Karate della
mia città, un po’ spinto dai miei compagni, un po’ per sentirmi più forte,
cominciai la mia avventura... .
A quel
tempo ero già un buon conoscitore del corpo. La mia assidua pratica
nell’atletica leggera (ero lanciatore e
avevo cominciato a quattordici anni) mi aveva dato degli ottimi spunti su cui
riflettere.
Era
chiaro sin dall’inizio che le due discipline erano molto distanti tra loro,
ma
questo mi affascinava perchè mi permetteva di sperimentare nuove metodologie e
nuovi campi su cui lavorare con il mio corpo.
Dovevo
dare gli esami di cintura nera quando mi sono stancato di praticare e ho
lasciato tutto.Non avevo più alcun interesse per la materia,il Karate era stata
una meteora di qualche anno.
Ho
continuato quindi con l’atletica fino a venticinque anni. Nel frattempo ho
insegnato Educazione Fisica nelle scuole medie (a quel tempo gli atleti di fama
nazionale potevano farlo), l’Università
(Medicina e Chirurgia) mi portava via molto tempo e così negli anni
seguenti ho praticato l’Atletica ed altri sports solo in modo blando e
saltuario.
Verso i
quarant’anni ho ripreso il Karate, anche per invogliare mia figlia a
praticarlo. Ma dopo due anni di assidua frequenza non ero riuscito a trovare
una logica in questa disciplina, non ne vedevo la giusta evoluzione,
non
riuscivo a divertirmi... .
Il mio
maestro di Karate un giorno mi parla del Taiji Quan, gli anziani cinesi che lo
praticano nei parchi, tecnica di lunga vita..., benessere psico-fisico...,
anche arte marziale... .
Qualcosa
si era acceso nel mio cervello, ma la cosa più difficile a quel tempo, parlo
del ‘93, era trovare nella mia zona una palestra in cui poterlo praticare.
Alla
fine ho deciso di frequentare “quella scuola “ perchè gli insegnanti erano
tutti cinture nere di Karate di quarto e quinto dan e questo dal mio punto di
vista era una garanzia di serietà e di professionalità.
Più
passava il tempo però, meno trovavo una
differenza tra come loro concepivano l’insegnamento del Taiji, e il Karate che
avevo praticato in passato.
Per anni
ho praticato il Taiji come una sorta di arte marziale esterna non dissimile da
qualsiasi altra arte marziale,cioè lo studio accanito del gesto fine a se
stesso come proiezione o leva,l’imparare, cosa che non sopportavo, forme su
forme senza una spiegazione. Non avevo la sensazione di essere nel posto
giusto... .Ma d’altro canto erano cinture nere con così tanti dan!
Ma non
c’erano dubbi,non potevano che insegnare nel modo migliore!
Ero io che
avevo le mie incertezze, forse non
capivo quello che diceva il maestro, ero pure un po’ vecchiotto e quindi...!
E così
con una certa delusione continuavo... .
Secondo
il loro punto di vista, l’aspetto esterno e la memorizzazione di molte forme
era il solo modo per far capire cosa fosse il Taiji.
Mi
annoiavo sempre di più. Ho anche frequentato corsi per Istruttori , ma la
situazione continuava a peggiorare. E
peggiorava anche il mio ginocchio dalla lunga pratica “con le ginocchia
flesse”.
Mentre
seguivo quella palestra sono andato
anche a frequentare altre scuole, senza peraltro farlo sapere al maestro che
non voleva praticassimo in altri dojo!!!
Ma pur
seguendo anche corsi con maestri cinesi
le cose non andavano sicuramente meglio:l’insegnamento si riduceva allo studio
della forma, alla sua memorizzazione, ad
esercizi di scioglimento che potevo benissimo anche fare in una qualsiasi altra
disciplina sportiva... .Insomma nulla di quello che avevo immaginato.
Devo
però ammettere che sono testardo.
·
Il
Taiji non può essere questo!- mi dicevo mentre pensavo ai vecchi cinesi che
praticavano nei parchi di Shangai... .Il dolore al ginocchio e le
video-cassette che mi mostravano questi anziani nei parchi mi rendevano
furioso, al punto che avevo deciso di smettere.
In
palestra dopo due ore di pratica avevo la sensazione di avere i piedi talmenti
gonfi da non riuscire a camminare, mi facevano male... .Facendo le scale il
ginocchio mi dava delle fitte violentissime al punto di dovermi fermare... .
Per puro
caso un giorno sento parlare del Festival del Taiji del Belgioioso.
Era il
1999 e dopo quasi sei anni di pratica
massacrante mi davo l’ultima chance!
Andare al
Belgioioso, capire che il Taiji non era per me e smettere.
L’incontro con il Maestro e la nuova conoscenza
L’atmosfera
del Belgioioso era diversa da quella degli altri luoghi che avevo frequentato.
C’erano Scuole di vario genere e tutte con delle loro caratteristiche. Si può
dire che lì si vedeva il panorama italiano e forse mondiale del Taiji. La cosa
che però mi aveva incuriosito di più erano le conferenze pubbliche nelle quali
ogni docente esponeva il suo punto di vista sul Taiji. Era in effetti molto
interessante perchè l’analisi che veniva fatta era molto profonda.
Il
relatore che però più mi colpì fu colui che durante l’esposizione dava ad ogni
gesto non una spiegazione “esterna” ma, e la cosa mi stupì non poco,
soprattutto una completa disamina su che cosa succedeva all’interno del nostro
corpo quando si praticava il Taiji. Erano spiegazioni semplici e nitide,
supportate da commenti di natura anatomica, biochimica, neuro-fisiologica,
biomeccanica... .Il mio interesse si stava risvegliando... .
·
Ma
come, è così che si pratica?- Mi avvicinai al Maestro
·
Ma
perchè nessuno prima mi aveva detto che si doveva fare così?
Perchè si
permette di insegnare una disciplina così profonda,
senza i
dovuti requisiti?
Senza
conoscere un po’ di Anatomia, Fisiologia,
Biochimica, Neurologia!
Senza avere
la sensibilità e la cultura sufficiente per trasmettere questa
disciplina,
farla amare e conoscere nel miglior modo possibile?-
Tutte
queste domande mi giravano nel cervello... .
·
Ma
allora,
...E’
l’incontro con il Maestro
Ho imparato
molto di più in una mattinata passata al festival del Belgioioso
che non in
anni presso le “scuole” che avevo seguito.
Pensate
nella mia vecchia scuola dopo due ore di pratica, ero completamente esausto.
Adesso nella Scuola di
C’è un
continuo stimolo che mi aiuta a progredire, a trovare nuove soluzioni, a
provare nuove sensazioni... .
Ogni tanto
mi chiedo quale sia la strada da praticare perchè altre persone non facciano la
mia stessa esperienza negativa... .
La riflessione
Sicuramente
la prima cosa che si deve avere per una buona pratica è la visione olistica o
meglio percorrere la via olistica. Questo concetto è largamente sviluppato nel
mondo Orientale e così poco in Occidente: il legame profondo che esiste tra la
vita interiore e l’espressione del corpo. Quello che i nostri padri della
psicoanalisi hanno studiato nell’ultimo secolo, i Cinesi lo conoscevano
già più di duemila anni fa. (Forse per
questo C. G. Jung era molto affascinato da questa civiltà...).
E’ lo
stadio terra che con un attento studio, sostanzialmente sul piano fisico, ci
permette di apprezzare in modo significativo il Taiji: l’allineamento
strutturale e posturale del nostro corpo, la coscienza del corpo, la sua
immagine. E tutte quelle valenze biomeccaniche che permettono al praticante di
capire come muoversi, di scoprire step by step come le possibilità e le
capacità del nostro corpo siano immense.
La prima
cosa che il Maestro
Quando
appresi questa tecnica capii che le cose erano molto più serie di quanto
pensassi e non si poteva scherzare su questo. A chi non insegna per prima cosa
la corretta postura, non si dovrebbe permettere di insegnare il Taiji.
Quindi
attenzione neofiti del Taiji!
La buona
palestra è quella che vi insegna la postura corretta senza divagare ed in modo
scientifico!
Come
dice il Maestro
Assieme
al basculamento del bacino un’altra importante azione necessaria per una
corretta postura è “portare la testa verso l’alto”.
Questo
movimento assieme al primo tendono l’arco della spina dorsale, mettendo in
funzione, per così dire accendendo il Vaso Governatore o canale Du Mai. Questo
importantissimo movimento provoca anche l’apertura del punto “ming men”
importante per portare energia ai reni.
L’assieme
di questi due movimenti oltre a posizionare
in modo corretto il ginocchio tende ad attenuare le due curve della
nostra spina dorsale, dandole più forza, potenza ed elasticità, a beneficio
peraltro di tutto il nostro fisico. Si deve unire a ciò, lo svuotamento dello
sterno e le spalle tenute giù, rilassate. Un po’ alla volta impareremo a
prendere coscienza del nostro rachide ed il modo migliore di usarlo.
Altro
passo importantissimo in questa disciplina è l’affondamento del peso del corpo
nel terreno.Come dicono i testi classici: creare delle radici profonde che
radichino tutto il corpo a terra in modo d’avere una stabile posizione. Questo
vuol dire che dobbiamo essere fissi come montagne, ma anche mobili come fiumi,
l’eterno gioco dello Yin e dello Yang. Questa postura si raggiunge pensando di
fare affondare le nostre gambe con un movimento a spirale che tende a portare
le ginocchia verso l’esterno. Ciò fa attivare i “meridiani curiosi” che partono
dai piedi come i qiao ed i wei . Tutti questi accorgimenti, assieme alla presa
di coscienza di una buona respirazione diaframmatica, fanno attivare pressochè
tutti i nostri meridiani profondi ed in modo particolare il bai mai o meridiano
della cintura. Nel nostro corpo esistono, più all’interno di quelli
superficiali, anche questi otto meridiani curiosi o profondi; essi vengono
attivati solo con questa disciplina. Ecco perchè si può dire che il Taiji è
un’arte interna, in quanto il lavoro maggiore viene fatto internamente e quello
che si vede, è solo un 10% di quello che in realtà accade nel nostro corpo.
Arrivati
a questo punto si intuisce come il Taiji sia veramente qualcosa di diverso da
qualsiasi altra pratica. La parte strutturale che riguarda la postura è talmente delicata che non può essere
insegnata da improvvisati maestri, che solo perchè conoscono alcune “forme” di
Taiji, magari apprese frettolosamente in Cina, o praticato anche per vent’anni
arti marziali decidono dalla sera alla mattina di aprire un corso di Taiji. Non
possono nel modo più assoluto permettersi il lusso di insegnare! Purtroppo in Italia ciò è ancora possibile, anche se il presidente del
PWKA Walter Lorini e tutto il comitato del CED (Comitato Etico Discipline
Interne) di cui fa parte anche il Maestro
Avrete
capito che io su questo punto ho il dente avvelenato. Tutti i miei problemi al
ginocchio e il ristagno di Qi nei piedi era dovuto ad un cattivo insegnamento,
tutto sparito seguendo i corsi del Maestro
Un corpo
strutturalmente organizzato con posizioni corrette permette progresso nella
pratica, ma anche nella vita di tutti i giorni. In esso l’energia fluisce
liberamente perchè il corpo stesso è in equilibrio.
Ed è
anche vero che i movimenti del nostro corpo riflettono per così dire il nostro
stato d’animo e ci danno una chiave di lettura delle nostre emozioni, delle
situazioni critiche in cui ci veniamo a trovare.
E’ per
questo che agendo sul nostro corpo possiamo agire sulle nostre emozioni. Ed
anche in modo più facile!
Il Taiji
lavorando sui meridiani profondi ,
permette di “ricrearci“ogni giorno, ed allo stesso tempo ci fornisce i
mezzi per crescere sul piano materiale e per creare su quello psichico,
energetico e spirituale. Questo è determinato dal fatto che in questi canali
“curiosi” circola prevalentemente energia
sorgente, costituzionale, energia yuan.
I canali
straordinari definiscono delle costituzioni
ben precise, ognuna delle quali
ha in sè la potenzialità di esprimersi, attraverso la trasformazione e la
creazione, in modo autentico e originale.
Secondo
la Medicina Tradizionale Cinese il fato
ci è dato alla nascita, è una energia potenziale e rappresenta le fondamenta su
cui si costruisce la vita, la nostra costituzione profonda.
Il
destino invece, simboleggia il modo in cui ciò che ci è dato alla nascita si
trasforma nel tempo: il destino è modificabile, è una energia cinetica; è ciò
che costruiamo, che creiamo a partire dalle fondamenta, ed è variabile in base
alle nostre capacità e possibilità espressive.
Quindi
il nostro destino è strettamente legato al funzionamento dei nostri canali
straordinari.
Si
capisce allora che tutto dipende da noi, che tutte le nostre decisioni sono
importanti, che lo Yi che guida il nostro corpo guida anche le nostre scelte.
Come dice il Maestro
Il Taiji
è una disciplina eccezionale per poter lavorare sui meridiani profondi e per
poter riorganizzare il nostro corpo. D’altro canto la Medicina Tradizionale
Cinese ci fa capire come si può intervenire sul nostro sistema energetico... .
Nel
finale di un famoso film l’attore principale dice : -Il libero arbitrio, il libero arbitrio è quello che mi frega!-
Quindi
se anche noi sapremo e vorremo lavorare bene su questi punti potremo essere
veramente gli artefici della nostra vita.
All’inizio
del nostro discorso abbiamo parlato di via olistica. E qui vogliamo meglio
puntualizzare il suo significato profondo.
In
Oriente tutte le arti, ma non solo, anche la filosofia, la meditazione...,
tutte queste metodiche hanno una caratteristica comune:
il
legame inscindibile tra corpo e mente.
Ma io
voglio essere più preciso e dirò tra mente e corpo, perchè questa è la sua
giusta gerarchia funzionale.
La
pratica del Taiji, la sua comprensione,
il modo di farlo proprio, si possono sviluppare con otto punti chiamati
livelli; quando saremo in grado di mettere dentro la “forma” o comunque in tutte le discipline interne,
tutti otto questi punti, saremo ai livelli del Maestro Xu e del Maestro
Daniele.
Cioè
saremo in grado di praticare il Taiji in modo corretto.
A questo
punto esaminare gli otto livelli di sviluppo è d’obbligo:
1°Livello: Principio delle tre forze
Questo è
il primo punto, già preso in considerazione riguardo la postura. Affondare il
peso del corpo nei piedi, portare l’energia nel sincipite, ovvero allungare la
testa verso l’alto tendendo l’arco della spina dorsale. Infine centralizzarsi
nel dan tien cioè fare in modo che tutti i movimenti che faremo partano dal
centro del nostro corpo. Questi accorgimenti ci permettono di essere come
dicono i testi classici ”leggeri come piume e pesanti come montagne”.
2°Livello: Principio dei cinque archi
I testi
antichi dicono che il nostro corpo è composto da cinque archi: due superiori,
formati dalle nostre braccia, due inferiori formati dalle nostre gambe, il
quinto arco è formato dalla nostra spina dorsale. L’integrazione funzionale di
questi cinque archi, cioè farli lavorare come se fosse uno solo, molto grande,
dà al nostro corpo la possibilità di esprimere potenza ed energia a qualsiasi
livello, in ogni prestazione, dalla danza alla più spinta delle arti marziali.
3°Livello: Le tre chiavi di controllo
I cinque
archi descritti nel secondo livello sono tenuti assieme, ovvero controllati da
tre punti molto importanti.Questi tre punti, detti le tre chiavi di controllo
sono:
A) Settima vertebra cervicale C7
lega
i due archi delle braccia all’arco della
spina dorsale.
B) Undicesima vertebra toracica T11
questa
chiave lega tutti i cinque archi
C) Osso sacro
lega
i due archi delle gambe.
Questo
ci fa capire come il nostro corpo sia organizzato per poter muoversi al meglio
senza sprechi di forza e di energia.
La C7
tiene uniti in tensione dinamica la colonna vertebrale, le scapole, le spalle,
le braccia, i gomiti e le mani.
L’osso
sacro tiene uniti in tensione dinamica la spina dorsale, il bacino, le gambe,
le ginocchia, i piedi.
La T11
lega il tutto assieme. E fa da ponte tra la parte superiore ed inferiore del
corpo, una sorta di impugnatura eccentrica degli archi dei Samurai a cavallo.
4°
Livello: I due sigilli o due poteri
l
due sigilli sono:
A) il potere del collo
B) il potere dei reni
Il
nostro corpo è organizzato dal collo verso i reni, o parte lombare, da una
struttura a piramide, cioè la parte inferiore è più grossa e potente della
parte apicale, più mobile e raffinata. Infatti osserviamo vertebre voluminose e
muscoli grossi alla base, vertebre piccole e muscoli più sottili verso il collo,
una struttura che apporta da un punto di vista biomeccanico alla parte
superiore armonia e precisione ed alla parte inferiore stabilità e potenza.
I
classici dicono che nella pratica dobbiamo avere ding ging e dong jing ,cioè potere del collo e potere
dei reni.
5° Livello: Le sei armonie
E’ un
principio molto importante perchè ancora una volta ci fa capire quanto il Taiji
sia impegnativo. Possiamo suddividere le sei armonie in: tre armonie esterne e tre armonie interne.
Questa
suddivisione è puramente didattica per farne capire il loro significato più
immediato.
Esterne: mano in armonia con il piede
gomito in
armonia con il ginocchio
spalla in
armonia con l’anca
interne: mente-intenzione
intenzione-Qi
Qi-forza
Le
armonie esterne sono abbastanza semplici. La cosa si complica un po’, non è
immediata con quelle interne, ma su questo torneremo più avanti.
6°
Livello: Le sei direzioni
Si
possono descrivere in:
alto / basso
avanti / indietro
destra / sinistra
Questo
significa che la forza si deve
sviluppare nelle sei direzioni come un pallone che gonfiandolo si espande in
tutte le sue parti (il simbolo del Taiji essendo una sfera ci suggerisce
questo). Il termine cinese sei direzioni “liu fang” si può tradurre come
totalità spaziale. Questo concetto lo si ritrova anche nel Qi Gong dove
dobbiamo espandere il nostro corpo in tutte le direzioni.
Se
pensiamo che il Taiji si può anche considerare Qi Gong in movimento capiamo anche
i benefici psico-fisici che questo può darci.
7°
Livello:Il chan-Ssu Chin (energia a spirale)
Possiamo
identificare il chan ssu chin come una forza che nasce dai movimenti a spirale
del corpo ed in particolar modo dalle anche.
Ciò si
esplica con dei movimenti rotatori delle mani che non sono in un’unica
direzione, ma vanno nelle sei direzioni. L’idea è quella di un serpente che si
muove e si attorciglia attorno alla sua preda in un abbraccio mortale. Se noi
sapremo esprimere questo tipo di forza con tutto il corpo avremo grande
potenza.
8°
Livello: I tre poteri Yi Qi Li
Questo
ultimo livello identifica la vera natura del Taiji e come ci si deve porre nei
suoi confronti.
Il Taiji
praticato a questo livello offusca nel modo più assoluto tutte le altre
discipline psico-fisiche.
YI QI
LI. Un concetto antichissimo di migliaia di anni, che solo adesso il mondo
occidentale sta scoprendo ed applicando nelle più sofisticate tecniche di
riabilitazione biomeccanica e in tutti quei campi in cui è importante una
grande integrazione tra mente e corpo.
Yi si identifica con la volontà, l’intenzione, l’anticipare, il
desiderio.
Qi è l’energia vitale, l’aria o soffio, ”
l’alito della vita” *
Li è il potere del corpo, la sua forza,
l’abilità.
Questi
tre poteri sono indispensabili per una pratica corretta e non una pratica
“tofu” come dice il maestro Xu. Ma quello forse determinante, in quanto senza
di esso non potrebbero esistere gli altri, è lo YI .
Se
andiamo ad esaminare l’ideogramma Yi = intenzione vediamo che è formato da tre caratteri:
il
carattere Li che significa stare eretto, dominare.
Il
carattere Ri che significa sole, corpo fisico, plesso solare, stomaco, yang.
Il
carattere Xin che significa cuore, ovvero attività emotiva e mentale, yin.
Assieme
può significare:
colui
che sta eretto, che controlla il proprio corpo e la propria mente.
Yi significa anche anticipare, e nel Taiji il concetto che la
mente anticipa con la volontà il respiro Qi e la forza Li, sarà rivelatore come
vedremo più avanti.
·
e Dio formava l’uomo dalla polvere del suolo e
gli soffiava nelle narici l’alito della vita, e l’uomo divenne
un’anima
vivente.
(Genesi cap. 2 vers. 7 )
Questi
otto livelli di sviluppo appena descritti devono essere espressi insieme in
modo da poter trarre dal Taiji i massimi benefici. Ecco perchè nei testi
classici questi vengono presentati assieme in una sorta di mappatura chiamata
TAIJI TU.
Non ci
resta che, a questo punto della nostra trattazione, capire in modo ancora più
scientifico come lo Yi agisce, ed in che modo esso possa essere espresso dalla
nostra mente e nel nostro corpo.
Per
questo mi servirò di alcuni cenni di neuro-fisiologia, peraltro necessari per
capire come la mente possa esprimere
questa capacità intrinseca conosciuta dai cinesi già migliaia di anni fa. E
solo adesso presa in considerazione dall’occidente come detto all’inizio.
Lo Yi
Ovvero
come l’intenzione del movimento sia il fattore primario per un benessere
psico-fisico ideale, per una corretta pratica del Taiji e di tutte le
discipline interne.
Per chi
si avvicina a un’arte interna, capire lo Yi va di pari passo ad intendere la struttura
interna.
L’esercizio
seguente che di solito propongo nei miei corsi, spero serva ad esprimere il
concetto di Yi :
“sostenere
le palline tra le dita“
Queste
palline sono di gomma e molto leggere. L’esercizio consiste nel mettere tra due
dita una di queste palline e così via per ogni dito, fino ad aver riempito
tutta la mano (vedi fig.1)
.La
forza che serve per tenere sollevate
queste palline è molto piccola, perchè sono leggere. In questo esercizio dobbiamo
cercare di applicare solo la forza necessaria per sostenerle, nè di più nè di
meno.
Tarare
questa sensazione è difficile soprattutto da un punto di vista psico-
fig.1
Quando
l’allievo ha preso coscienza delle forze che devono essere espresse all’interno
della mano per sostenere le palline, lo invito a memorizzare questa forza.
Il
secondo passo sarà quello di applicare alla mano la stessa forza usata per
sostenere le palline, ma questa volta senza le stesse.
Questo
fa sì che il nostro cervello metta nell’arto una forza sottile che di per sè
non è usata per sostenere qualcosa, ma serve per così dire solo a riempire
l’arto di un gesto cosciente fine a sè stesso.
Ma la cosa interessante che avrete certo intuito
è che non solo queste forze sottili sono portate dentro la mano ma, siccome la
mano è parte del braccio, passeranno anche per questo arto e quindi non solo al
braccio ma anche al corpo perchè il braccio è parte del corpo, e quindi a tutto
l’essere pensante.*
La
sensibilità necessaria per capire l’esercizio precedente è molto raffinata,
impalpabile. Bisogna entrare nel nostro corpo come forse non si è mai entrati,
una sorta di livello profondo , che per alcuni è impensabile raggiungere.
Proprio questi ultimi, avendo una grande
frattura tra mente e corpo, con il Taiji, potrebbero raggiungere dei buoni
risultati psicofisici e di salute.
Questo
esercizio ha lo scopo di riempire l’arto di un gesto cosciente, ovvero portare
l’attenzione ad una parte del nostro corpo in modo intelligente.
Questo
concetto è in armonia con la famosa regola dei testi classici del Taiji:
“ Dove va l’attenzione va la forza,
dove va la forza va il Qi “
·
Una
bellissima descrizione che propone lo
stesso concetto la troviamo nella Bibbia:
Poichè
in realtà il corpo non è un solo membro
ma molte. Se il piede dicesse: ” Poichè non sono mano non sono parte del
corpo”. E se l’orecchio dicesse: ”Poichè
non sono occhio non sono parte del corpo”,
non per questo non sarebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse
occhio, dove sarebbe l’udito, dove sarebbe l’odorato? Ma ora Dio ha posto le membra nel corpo,
ciascuna di esse, come gli è piaciuto. Se tutti fossero un solo membro dove
sarebbe il corpo? Ma ora sono molte
membra, eppure un solo corpo. L’occhio non può dire, alla mano: ”Non ho bisogno
di te”; o ancora, la testa non può dire ai piedi: ”Non ho bisogno di voi” .
Anzi, molto più le membra del corpo che sembrano essere più deboli sono
necessarie, e le parti del corpo che pensiamo siano meno onorevoli, le
circondiamo di più abbondante onore, e così
le nostre parti indecorose hanno più abbondante decoro, mentre le nostre
parti decorose non hanno bisogno di
niente. Tuttavia, Dio compose il
corpo, dando più abbondante onore alla parte che ne mancava, affinchè nel corpo
non vi fosse divisione, ma le sue membra avessero la stessa cura le
une per le altre. E se un membro soffre,
tutte le altre membra soffrono con esso; o se un membro è glorificato, tutte le
altre membra si rallegrano con
esso.
(
Dalla Prima Lettera ai Corinti capitolo 12, dai versetti : 14 al 26
compresi )
Ora
esamineremo alcuni cenni di neurofisiologia per capire meglio.
Il
cervello
In
questa descrizione non verranno prese in
esame tutte le strutture anatomo-topografiche del cervello, in quanto non di
nostra competenza, ma verranno trattate solo quelle parti strettamente
collegate al nostro discorso.
Nel
nostro cervello possiamo trovare la corteccia pre
Queste
due corteccie sono collegate tra loro. La prima, cioè la corteccia pre
E’
importante considerare una cosa: pianificare un movimento vuol dire portarlo
nell’area cosciente, cioè avere una sufficiente concentrazione, immagine
chiara, attenzione del movimento che vogliamo fare.
Questo
avviene nella corteccia pre
Ecco che
quando pensiamo di fare un movimento o più in generale quando pensiamo a
qualcosa, nel nostro cervello, come dicevo, qualcosa si muove, qualcosa
succede.
Ad
esempio, un’area del cervello chiamata area del Broca attiva la parola quando vogliamo esprimerci
attiviamo quest’area. Parlare è come fare un’azione, mettere in ordine le
sillabe è come coordinare un gesto.
Possiamo
affermare che c’è quindi uno stretto intreccio tra motricità e pensiero, sia da
un punto di vista filogenetico (cioè attraverso la specie) sia da un punto di
vista ontogenetico (cioè proprio dell’individuo).
La
pianificazione precede l’azione:
esercizio
di dimostrazione.
Sedetevi
in un ambiente tranquillo, tenete gli occhi chiusi e fate in modo che le vostre
braccia siano appoggiate sul piano di una scrivania. Ora rilassate le braccia
profondamente. Dopo aver rilassato le braccia immaginate che qualcuno vi chieda
di alzare lentamente il braccio destro.Pensate di compiere questa azione,
non eseguitela. Dopo un minuto smettete
di pensare a questa azione e rilassate nuovamente il braccio.
La
sensazione che si avverte è quella di avere liberato il braccio da qualcosa
.Possiamo dire che il braccio è stato svuotato di tutta quella particolare
sostanza che aveva preattivato lo schema
Il
comportamento imitativo
Quando noi
osserviamo una persona compiere un gesto, i neuroni della nostra corteccia pre
Agire,
quindi compiere movimenti vuol dire stabilire una mappa dell’ambiente
attraverso precise coordinate. Queste dipendono dalla corteccia parietale e dall’ippocampo, strutture cerebrali responsabili dei numerosi
aspetti delle memorie spaziali.
Esempio:
I
propriocettori stimolano l’ippocampo,
che a sua volta coinvolge la corteccia pre
Le aree
della corteccia cerebrale che elaborano le informazioni sensoriali e
controllano i movimenti del nostro
corpo, sono pure coinvolte nei diversi aspetti della memoria linguistica
Esempi:
Proferire
parole relative ai movimenti come correre, battere, avvitare ecc, attiva aree
situate anteriormente a quelle coinvolte nella percezione dei movimenti, nonchè
le aree
Proferire
parole relative ai colori come rosso, blù, verde ecc. attiva le aree della
corteccia temporale ventrale che sono responsabili della percezione dei colori.
Riassumendo
questa nostra esposizione sul coinvolgimento delle varie parti della corteccia
cerebrale possiamo dire che:
la
corteccia pre
L’unità
Chiave per capire come “accendere” il corpo
Studi di
neuro-anatomia hanno dimostrato che certi muscoli hanno la capacità di
contrarsi in alcune parti, mentre altre porzioni restano a riposo, così che non
tutto il muscolo è interessato dalla contrazione.
Se è
così possiamo pensare che si possa in un certo senso arrivare ad una
contrazione che di fatto non accorcia il muscolo ma lo mette per così dire sul
“chi va là”, cioè diamo al muscolo stesso un po’ di tono. Possiamo anche
pensare di poter raggiungere una contrazione
profonda a scapito di una superficiale.
Questo
perchè le miocellule del muscolo sono direttamente collegate a cellule nervose
localizzate nel midollo spinale. Queste cellule nervose possono innervare una o
più miocellule muscolari. E questo fa sì che il muscolo possa subire una
contrazione secondo quante miocellule
vengono attivate, o se vogliamo usare un termine più familiare: accese.
Il
sistema cellula nervosa con una o più cellule muscolari (miocellule) da questa
innervate è definito “unità
Cioè
l’unità
Tutto
questo ragionamento ci fa capire che esiste un legame sequenziale tra questi
due tipi di cellule determinante per capire come la pianificazione del movimento, ovvero l’intenzione o Yi,
precede l’azione. L’esercizio dimostrativo di voler sollevare il braccio
completamente rilassato senza peraltro muoverlo è molto eloquente.
Così
l’allievo può capire in profondità lo Yi, può sentire e studiare sul proprio
corpo le sensazioni che sono simili ad aver compiuto un’azione.
Però ora
la domanda che ci dobbiamo fare è: - L’intenzione o Yi eccita deliberatamente
unità
Sempre
la fisiologia ci viene in aiuto.
I
muscoli sono tessuti eccitabili da una differenza di potenziale elettrico, che
provoca a seconda della sua intensità una contrazione più o meno forte.
Questa
scossa elettrica viene chiamata potenziale d’azione il quale a sua volta dà
origine alla risposta contrattile. Un singolo potenziale d’azione provoca una
breve contrazione seguita da un rilassamento. Questa risposta si chiama scossa
muscolare.
La
figura 3-4 rappresenta un diagramma del potenziale d’azione e della scossa
muscolare su una stessa ascissa dei tempi.
La
scossa muscolare comincia 2 msec. circa
dopo l’inizio della depolarizzazione della membrana, e quindi a
ripolarizzazione non ancora
completatasi. La durata della scossa varia a seconda del tipo di muscolo.
I
muscoli veloci, come quelli implicati nei movimenti fini, veloci e precisi
danno scosse di circa 7,5 msec.
I
muscoli lenti cioè quelli deputati al sostegno,
ai movimenti grossolani e che richiedono molta forza, possono dare
scosse di 100 msec.
E’
interessante notare che c’è bisogno di energia sia per la contrazione che per
il rilassamento muscolare.
Questo
ci fa capire che, anche se il gesto non
è fatto, compiuto, non c’è stato movimento esterno di una parte del corpo, ma
il gesto è stato solo pensato, pianificato dentro di noi, nei nostri muscoli sono avvenuti gli stessi
scambi biochimici di una contrazione muscolare vera e propria, con movimento di
un arto o parte del corpo. C’è stata una vera e propria scossa muscolare,
infinitesimale ma c’è stata.
Quindi
l’intenzione del movimento, la sua programmazione, provoca delle contrazioni di
unità
Nel caso
dell’esercizio del braccio la nostra volontà fa sì che il braccio non sia
rilassato ma pieno di intenzione, cioè di Yi.
E’
interessante notare che non è necessario produrre una contrazione muscolare
molto forte ma è sufficiente indurre solo pochissima forza, necessaria a riempire quella parte del nostro
corpo; quanto basta a far sì che il nostro gesto sia pieno e non vuoto.
Dobbiamo
muovere il nostro corpo in modo tale che nel movimento ci sia coscienza, ci sia
la pianificazione di voler fare quel tipo di gesto.
Così
facendo avremo per così dire “acceso il
nostro corpo” acquistando più consapevolezza di noi stessi.
Il
Maestro Wang Hao Da sottolinea sempre, quando studiamo con lui, la differenza
tra il termine cinese fang song, ed il
suo corrispondente italiano rilassato. Noi per rilassato intendiamo un corpo
senza forza, senza energia interna, l’immagine è quella di una persona sdraiata
sul divano! Non di certo un corpo pieno di Yi come quando si pratica Taiji o Qi
Gong.
Esempio delle radiografie
Qui di
seguito possiamo osservare tre radiografie di una mano. La prima di un bambino
di cinque anni, la seconda di un ragazzo di sedici, l’ultima di un uomo adulto.
Sono sostanzialmente tre momenti successivi della vita.
Se
osserviamo le tre radiografie in sequenza temporale, possiamo notare che la
densità ossea della mano, più passa il tempo, più si trasforma. E la cosa più importante è che
si nota una rarefazione di calcio, proprio in quelle parti della mano, che con
il passare del tempo, possiamo dire, vengono dimenticate, meno usate.
La
radiografia n°1 mostra la mano del bimbo con una densità ossea pressochè
normale ed omogenea in tutte le sue parti.
La
radiografia n°2 mostra la mano del giovane che inizia a mostrare una leggera
rarefazione ossea a livello del mignolo e del 5° osso metacarpale.
La
radiografia n°3 mostra una evidente rarefazione ossea dovuta ad una povertà di
calcio nelle ossa 4° e 5° metacarpale e delle loro rispettive dita.
Le ossa
più scure hanno una maggiore quantità di sali di calcio.
Si può
notare come, col passare degli anni, le parti della mano che vengono usate
meno, in questo caso l’anulare e il mignolo e le loro rispettive ossa
metacarpali, subiscano delle alterazioni nell’assorbimento del calcio dovute
proprio al fatto che un po’ alla volta queste parti vengono dimenticate, cioè
usate meno,invece di un uso globale di tutto il nostro corpo.Man mano che
diventiamo vecchi dimentichiamo sempre di più il nostro corpo, la scissione tra
mente e corpo diventa un baratro incolmabile.
radiografia n°1
bambino di cinque anni
radiografia n°2
giovane di sedici anni
radiografia n° 3
uomo adulto
Sembra
quasi che per una sorta di pigrizia mentale, di comodità scegliamo sempre gli
stessi schemi
Mi
chiedo se avviene una degradazione così evidente nel tessuto osseo
considerato stabile e di sostegno, poco
alterabile, cosa può accadere negli altri tessuti? Per il tessuto muscolare è
evidente, il suo inutilizzo comporta un’atrofia. Ma gli altri, tendini,
legamenti, tessuto connettivo...
Per
tutti comunque, nel migliore dei casi, notiamo un abbassamento considerevole
delle loro funzionalità organiche.
Ancora
una volta il grande principio fisiologico:” E’ la funzione che crea
l’organo” è più che mai veritiero.
In tutto
questo contesto, il Taiji è un ottimo metodo di prevenzione per tutti questi
problemi e per molti altri che non possiamo analizzare.
Faccio sempre
tutte queste considerazioni anche nei miei corsi, per dare ai miei allievi modo
di toccare con mano cosa sia il Taiji e lo Yi in particolare.
Però, se
dopo tutto questo, ancora non sono riuscito a trasmettere l’idea profonda di
come accendere il corpo con l’intenzione del movimento, faccio eseguire ai miei
allievi un esercizio rivelatore:
In
piedi, portare il braccio dx. in avanti,con il palmo all’interno, poi portare
il braccio indietro fin dove arriva senza sforzo. Ricordate dove arriva perchè
il punto potrà variare. Fate ciò per un po’ di volte guardando avanti.
Riposate.
Quindi girate la testa verso sinistra senza sforzare, fatelo per un po’ di
volte. Adesso unite i due movimenti fatti in modo che siano sincronizzati: la
testa a sinistra il braccio a destra. Dopo di che riposate. Adesso verificate
se portando il braccio dx a destra ha guadagnato un po’ di spazio rispetto a
prima.
Ora
girate solo gli occhi a sinistra in modo fluido. Potete anche farlo ad occhi
chiusi per sentire se il movimento è più scorrevole. Aggiungete al movimento
degli occhi a sinistra il movimento del braccio dx a destra, senza forzare. Poi
guardate se il vostro braccio dx si è spostato più indietro.
Forse
c’è qualche miglioramento. Per aumentare il grado di apertura del braccio
dx senza grandi stiramenti adesso
proviamo ad aggiungere il movimento del bacino verso sinistra.
Quindi
bacino e braccio dx in opposizione senza sforzo, aggiungendo anche i movimenti degli occhi e
della testa. Ancora una volta vediamo se abbiamo migliorato l’apertura del
braccio dx.
Aggiungiamo,
dopo esserci riposati, un altro movimento: portate il braccio dx fino a dove
può arrivare all’indietro e il braccio sx a 180° in opposizione.
In
questa posizione allunghiamo alternativamente le due braccia sempre guardando
il braccio dx, verifichiamo ancora una volta dopo un po’ di riposo dove il
braccio dx si può aprire. Il risultato è
soddisfacente.
Un
risultato così apprezzabile in poco tempo si può pensare che sia frutto di uno
stretching dolce, di un allungamento, oppure in realtà di un processo più
complesso?
Ora
eseguiremo tutto l’esercizio dalla parte sinistra quindi con il braccio sx. Ma
questa volta non lo faremo fisicamente ma solo penseremo di farlo cioè useremo
lo Yi.
Dopo
aver compiuto tutto l’esercizio constateremo che il braccio sx si è spostato a
sinistra più o meno come ha fatto il braccio dx. Lo Yi ha fatto quello che
avrebbe fatto un movimento vero eproprio. Invece lo abbiamo solo pensato.
Non si
tratta di un semplice allungamento ma di una vera e propria riorganizzazione
del nostro sistema nervoso a cercare nuovi schemi
Tutto
dipende da noi.
La nostra “salvezza” è in funzione del fatto che dobbiamo liberarci degli schemi mentali e
La pratica del Taiji con i metodi
della scuola NEI DAN del Maestro
Praticheremo
sempre con gioia e tranquillità sapendo di essere seguiti da maestri
qualificati e sempre aggiornati.
Capiremo
come questa disciplina possa agire
soprattutto sugli otto meridiani curiosi e quindi secondo la Medicina
Tradizionale Cinese essere gli artefici di noi stessi. Se useremo il
nostro libero arbitrio e non ci faremo condizionare dalle
circostanze della vita e dalle ideologie.
Avremo
la possibilità di acquisire un nuovo corpo
privo di tutte quelle vecchie strutture esterne che ci hanno
condizionato per anni e anni.
Il
praticante di arti marziali troverà la
forza del “ guerriero che sorride”, tutti gli altri la forza della vera
consapevolezza.
Vorrei
finire questo excursus che è in realtà solo una piccola parte di questo
stupendo mondo,con una frase di uno
scrittore americano: Mark Twain.
A questo
proposito, sempre con il suo stile ironico, Twain ha una bellissima
affermazione:
“L’umanità
è divisa in tre categorie:
la
gente che pensa con la maggioranza,
la
gente che pensa con la minoranza,
la
gente che pensa”.
Bibliografia:
Amleto (W.Shakespeare) Newton
Anatomia
topografica (F.Munari)
Piccin editore Padova
Atlante
di anatomia umana(Sobotta)
Uses
Anatomia
del movimento e abilità atletica (R.Wirhed)
Ed Ermes
Fondamenti
di Medicina tradizionale Cinese (F.Bottalo-R.Brotzu) Xenia edizioni
Fisiologia
Medica (W.Ganong) Piccin
editore Padova
Fondamenti
di
I tre
poteri segreti del taiji Quan:corpo mente energia (F.Daniele) Luni ed
Il
metodo Feldenkrais (M.Feldenkrais)
Red ed
Il
segreto del fiore d’oro (Lu Tung-pin)
Ubaldini ed
Il
libro del Tai Chi Chuan (Wong Kiew Kit)
Ubaldini Ed
Il tao
Te Ching (Lao tzu)
Demetra ed
Le tre
vie del tao (F.Daniele) Meb ed
Le basi
del metodo per la consapevolezza dei processi psico
La
Bibbia versione di Re Giacomo
Mantenersi
in forma con il metodo cinese (Hu Bin)
Beijng
Nei-Ching
Canone di medicina interna dell’imperatore giallo (Veith) ed Mediterranee
Storia
del Pensiero Cinese (P.Santangelo) Newton
Film “L’avvocato del diavolo” con Al Pacino Warner Bro’s
Finito
di stampare in proprio il
3 aprile
2002
Bassano
del Grappa
© 2002
Gianni Gasparini
Tutti i
diritti riservati