*Nei Dan* Bologna
Scuola Italiana Arti Marziali Interne
MAESTRO FLAVIO DANIELE
LA GEOMETRIA DEL TAIJI QUAN
ROBERTO BENETTI
SOMMARIO
Il rapporto
aureo e la spirale logaritmica
Il Tempo e
Ritmo della forma 108
Il
tempo delle fasi Terra, Uomo, Cielo
Una
sfera, mille sfere, infinite sfere
Movimento
sferico tridimensionale e movimento circolare
Tao Te Ching
cap. 42

La via genera l’Uno
L’Uno genera il Due
Il Due genera il Tre
Il Tre genera i diecimila esseri
i diecimila esseri si fondano
nello Yin e abbracciano lo Yang
nei loro soffi vitali, centrati e vuoti, si muove
l’Armonia….
La Natura esprime da sola molto più di quanto noi, esseri umani, in millenni di storia siamo riusciti a produrre ed a spiegare. Già, perché la Natura non ha bisogno di “spiegare” ciò che “è”. La nostra conformazione genetica quasi ci impone invece di effettuare questo passaggio.
Sappiamo che il nostro cervello è costituito da due emisferi, ognuno dei quali è preposto a precise funzioni. L’emisfero sinistro regola le attività razionali, il pensiero, la comprensione logica; quello destro gestisce le emozioni, l’istinto, l’irrazionale. Questa dicotomia, sempre presente in Natura, è stata progressivamente trasformata dall’essere umano in “monotonia”, ovvero ha privilegiato e sviluppato prevalentemente uno dei due emisferi, e precisamente quello sinistro, razionale, in opposizione a quello destro.
E’ successo che l’essere umano ha cominciato a giudicare l’opposizione parteggiando per una delle due parti. Osserviamo la Natura quando “eccede” nell’altalena fra i due opposti: accadono quello che noi chiamiamo cataclismi, disastri naturali ecc. salvo poi “naturalmente” riequilibrarsi procedendo verso il polo opposto. L’essere umano invece si è fossilizzato in una parte, creando all’interno e di conseguenza all’esterno di sé degli squilibri, dei “cataclismi” tali da mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. E’ l’Armonia fra i due opposti ad essere messa in discussione e quindi ad essere ricercata per un “benessere”.
“Alla ricerca dell’Armonia perduta” potrebbe intitolarsi l’opera che l’essere umano cerca di svolgere e compiere; a questo scopo l’unione del Taiji Quan come pratica corporea, e della Geometria come strumento di comprensione di tale pratica, sarà l’inizio di questo percorso di ricerca e conoscenza dell’Armonia.
Il Taiji Quan è un’Arte Marziale che come pratica psicocorporea consente di riequilibrare i due poli, sia a livello corporeo sia a livello mentale, attraverso un approccio scientifico ed intuitivo allo stesso tempo; è Scienza, ma contemporaneamente è Pratica, Vita, Esperienza.
La Geometria, scienza primordiale, con la sua osservazione della Natura del mondo e delle interpretazioni finite che l’Uomo ne ha fatto, consente di acquisire quella forza di comprensione che spesso manca e la cui mancanza ci fa perdere quella visione olistica del sistema Corpo-Mente, che è base per la ricerca e la pratica dell’Armonia.
Il senso del Taiji Quan per l’essere umano è proprio questo: una pratica, un’Arte che non ha ragione di esistere se non ha, anzi se non E’, Armonia. Come tutte le Arti d’altronde.
La Geometria del Taiji Quan vuole riconoscere nel libero fluire del movimento corporeo quei principi, quelle proprietà che la Natura …naturalmente… esprime e che noi, con i nostri processi mentali, tendiamo a tenere separati dal nostro corpo, e che invece dobbiamo integrare con esso. Cercheremo quindi con il presente lavoro di mettere in luce le proprietà geometriche interne del Taiji Quan; lo stile di riferimento è quello Yang, e la forma è quella cosiddetta di “108 movimenti”. Verrà affrontato un primo aspetto numerologico/geometrico proprio di questa forma, ed un altro prettamente geometrico che può valere per qualunque stile di Taiji Quan dal momento che esso riguarda le proprietà interne del movimento corporeo, in particolare del gesto marziale.
Per forma intenderemo la forma Yang di 108 “movimenti”, creata da Yang Lu Chan (1799-1872) modificata e addolcita in seguito dal nipote Yang Chen Fu (1883-1936). E’ la forma oggetto del presente lavoro. Tralasciamo le notizie storiche per concentrarci sui principi essenziali di questa sequenza, e sugli elementi costitutivi della sua natura.
1.
Concetto Yin - Yang
2.
Apertura e chiusura dei movimenti e del
corpo.
3.
Percezione ed espressione del Pieno/vuoto.
4.
Morbidezza e radicamento nel terreno.
5.
Stabilità e rilassamento.
6.
Leggerezza e agilità.
7.
Uso di forze contrapposte.
8.
Continuità del movimento
9.
Uniformità del ritmo
10. Scioltezza
Lo stile Yang si caratterizza in particolare
per l’armonia e la fluidità dei movimenti.
Fra i praticanti della forma 108 stile Yang, si intende di solito che la forma praticata contenga 108 movimenti o posizioni. Ma questa ipotesi è insoddisfacente perché i criteri usati per determinare esattamente ciò che costituisce un movimento variano considerevolmente. In realtà, esistono centinaia di “sotto-movimenti” ai tradizionali 108, il che rende assai difficile la determinazione numerica dei movimenti. Si possono individuare 108 sequenze, con nomi più o meno suggestivi, ma se approfondiamo la cultura orientale scopriamo che il numero 108 ha per gli orientali, ma non solo per essi, un significato che trascende l’aspetto puramente numerico quantitativo ed entra in quello molto più misterioso dell’interpretazione numerologica. Procediamo dunque in libertà di associare idee, sensazioni, conoscenze.
A livello simbolico, il numero 108 è composto dalle cifre 1, 0, 8 ognuna delle quali ha precisi e numerosi significati. Vediamone alcuni.
Dai Classici del Taiji otteniamo queste
informazioni:
Wu Ji = 0, Taiji = 1, Gli Otto trigrammi (Bagua) = 8
Nella logica informatica, 0 e 1 sono gli
elementi fondamentali della logica binaria (bit) mentre 8 rappresenta la parola
(byte) che possiamo costruire da essi.
Oppure, 0 è il Nulla, 1 è l’Inizio, 8 è il
simbolo dell’Infinito.
Ancora, come in un gioco di specchi
;
partendo sempre dagli ingredienti base 1, 2, 3 ogni elemento “eleva” se stesso
a potenza, come in una spirale tridimensionale che avvitandosi si espande
secondo un’armonia interna.
Altri (Walmsley) ritengono che 108
rappresenti la struttura angolare dei movimenti della forma. Secondo questa
interpretazione, l’esecuzione corretta dei movimenti della forma dovrebbe
rispettare la cosiddetta “struttura 108°”. 108° sono gli angoli formati in un
pentagono regolare e gli angoli derivati da esso sono 36°, 54°, 72°. Tutti
questi angoli si ritrovano all’interno della forma misurando le angolazioni
formate dagli arti e dal corpo durante l’esecuzione. La figura geometrica del
pentagono ha un richiamo evidente nella Teoria dei 5 elementi taoista, e nella
nostra cultura la stella a 5 punte, ottenuta unendo i vertici del pentagono,
era il simbolo dei Pitagorici che vedevano in essa alcune importanti proprietà
geometriche; infatti la sua costruzione si basa sulla sezione aurea
(vedi più avanti) e da essa si riesce a generare la curva detta spirale
logaritmica (vedi). Come verrà spiegato più avanti, all’interno della forma
il movimento a spirale è insito
nell’esecuzione corretta della stessa in accordo con i Classici del
Taiji.
Tutte queste associazioni di idee e interpretazioni sono sicuramente valide e condivisibili e vanno considerate nella loro globalità, dal momento che ognuna di essa è una visione particolare dello stesso fenomeno, come se noi osservassimo la stessa cosa attraverso un prisma e l’immagine di essa fosse diversa a seconda della faccia del prisma che consideriamo (“illusorietà del mondo fenomenico”).
E’ più probabile
che il numero 108 applicato al Taiji Quan trovi le radici della sua
applicazione nelle influenze buddiste che tale arte marziale, così come altre,
ricevette nel corso della storia da parte di questa religione. Bisogna risalire
al concetto delle 108 Bonno, un termine di complessa traduzione che può
essere reso con Contaminazioni, Illusioni, Passioni. Dal punto di vista occidentale, esse possono essere
definite come “inclinazioni umane che portano verso l'errore e il male”. Il
termine Bonno può essere spiegato ulteriormente come “quel che disturba
la mente ed il corpo ed impedisce la tranquillità”.
E’ una tendenza
asiatica quella di rappresentare concetti profondi, come quello delle 108 Bonno, in cose
ordinarie. Profondi, interiori significati vengono catturati nelle forme
mondane esteriori. Ad esempio, i monasteri buddisti si raggiungono di solito
dopo aver percorso 108 gradini, oppure 108 sono i numeri di grani dei rosari
indù e buddisti.
A seguito dell' esaurirsi o dell'eliminazione delle
108 Bonno attraverso l'austera pratica del trascendere il corpo-mente, si entra
nello stato di illuminazione. Al salire di ogni gradino e simbolicamente
all'eliminazione di una Bonno, il ricercatore della propria autentica natura
diviene sempre meno confuso e afflitto. Nel momento in cui raggiunge il tempio,
il ricercatore è simbolicamente pronto per l'illuminazione, lo stato della non
sofferenza. In tal caso, il simbolo numerico 108 è combinato con l'azione
dell'ascesa, come l’acqua che attraverso mutamenti di stato passa dal ghiaccio
al vapore.
Anche nel Taiji Quan l’esecuzione della forma 108 può
essere vista come un percorso di conoscenza all’interno di se stessi al termine
del quale raggiungiamo uno stato di completezza, di compimento, di
illuminazione; è il cerchio che si chiude!
Attraverso l'intensa ed ininterrotta pratica della
forma il praticante sale i gradini o colpisce la campana del tempio del proprio
sé. Attraverso gli anni di pratica il corpo allenato eseguirà ogni movimento
con ininterrotta fluidità, finché non si riuscirà più a distinguere la
divisione tra l'unità mente-corpo. Per arrivare così lontano, ad una pratica
spirituale, è richiesta una concentrazione di tutte le proprie forze fisiche e
psichiche.
Abbiamo visto come possa esistere una correlazione fra il Taiji Quan e la geometria, in particolare, per quello che viene definito rapporto aureo.
Il rapporto aureo è una proporzione fra il segmento considerato e la sezione aurea; dividere un segmento in sezione aurea significa dividerlo in due parti tali che la maggiore sia media proporzionale tra l’intero segmento e la parte restante, ovvero tale che il rapporto fra il segmento e la sezione aurea sia uguale al rapporto tra la sezione aurea ed la parte rimanente, come espresso nella figura che segue.
A B C
![]()
AB
= Sezione aurea, AC = segmento, BC = parte rimanente
La proporzione aurea Þ AC : AB = AB : BC
Rapporto
aureo Þ
![]()
Il rapporto aureo è dunque
una costante, un numero irrazionale, e viene solitamente indicato con la
lettera
(fi)
in onore del grande scultore greco Fidia che se ne servì spesso nella
realizzazione delle sue sculture.
La sezione aurea è sempre un numero irrazionale e vale 0,618…
Si applica ovviamente sia a livello geometrico che matematico, ma le sue applicazioni sono innumerevoli soprattutto in campo artistico (intima correlazione fra arte e geometria, fra forma e non-forma, creatività e razionalità, ecc.).
La serie di Fibonacci: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, ecc. è una successione di numeri tale che ogni numero che si succede è uguale alla somma dei due che precedono. Nella serie di Fibonacci si osserva che i rapporti fra due numeri consecutivi (a partire dal terzo) costituiscono una serie che converge ad una costante dal valore 1,618… il rapporto aureo.
La sezione aurea era nota fin dall' antichità: basti
pensare che fu usata dagli Egiziani nella costruzione della piramide di Cheope
(l'altezza è con
molta approssimazione la sezione aurea del lato di base) e dai Greci in quella del
Partenone (l'altezza
delle colonne, dalla cima alla base, è sezione aurea dell'altezza totale
dell'edificio).
|
I Pitagorici scelsero come
simbolo la stella a 5 punte, perché alcuni segmenti che in essa figurano sono
la sezione aurea di altri. |
Nel diciassettesimo secolo
Keplero si interessò alla sezione aurea tanto da
chiamarla “gioiello” della
geometria.
Anche nella Musica ritroviamo la sezione aurea:
Beethoven nelle “33 variazioni sopra un valzer di Diabelli” suddivise la sua
composizione in parti corrispondenti ai numeri di Fibonacci.
In tempi recenti è stata
usata dal famoso architetto Le Corbusier per il suo «modulor», con cui si può
scomporre la figura umana in parti, ognuna sezione aurea di un'altra, per poi risalire da qui all'abitazione ideale
dell'uomo.
Infine il pittore spagnolo Salvador Dalì ha dipinto il suo quadro “Il Sacramento dell'Ultima Cena” in un rettangolo aureo e vi ha inserito un enorme dodecaedro, che, avendo facce pentagonali, mostra un evidente richiamo alla sezione aurea.
La sezione aurea gode di una proprietà molto importante per ciò che ci interessa, la proprietà iterativa, ovvero aggiungendo ad un segmento la sua sezione aurea si ottiene un nuovo segmento di cui quello dato è sezione aurea.
Dall’applicazione
di tale proprietà si arriva alla costruzione di una curva detta spirale
logaritmica. Si parte dal rettangolo aureo, ovvero dal rettangolo avente un
lato che è sezione aurea dell’altro. Se sul lato maggiore del rettangolo aureo
si costruisce un quadrato si ottiene un nuovo rettangolo aureo, grazie alla
proprietà iterativa della sezione aurea. Ripetendo più volte tale costruzione,
si ottiene una successione di quadrati, ognuno dei quali ha il lato che è
sezione aurea del lato del quadrato successivo. (Si osserva che la successione
dei lati dei quadrati si ottiene come quella dei numeri di Fibonacci, partendo
dai lati di un rettangolo aureo anziché da 0 ed 1, ed ottenendo ogni termine
dalla somma dei due precedenti).
Costruendo un arco di circonferenza inscritto in ogni quadrato, avente il centro nel vertice del quadrato, che non appartenga all’arco precedente e che stia sul lato che contiene il centro precedente, si ottiene la curva detta spirale logaritmica. E’ una curva equiangolare (in tutti i suoi punti l’angolo formato da un raggio e dalla tangente è costante).
Tale curva gode di proprietà molto particolari: quella invariantiva, ovvero che la sua forma rimane inalterata indipendentemente dal raggio di quarti di circonferenza che la compongono; e quella per cui, pur essendo di lunghezza finita e quindi misurabile, è illimitata, nel senso che il centro della spirale lo si raggiunge dopo infiniti giri.
Tale
curva si ritrova in natura in numerosissime manifestazione della vita animale e
vegetale, ad esempio nella conchiglia del Nautilus. Le spirali del Nautilus sono
costruite sulla struttura della spirale logaritmica. La crescita del mollusco e
dell’ampiezza degli strati della conchiglia lascia inalterata la forma,
confermando le proprietà invariantive della curva.
In Astronomia, le galassie si sviluppano e si strutturano lungo una spirale logaritmica.
Applicato alla forma di Taiji Quan, osserviamo che le posizioni possono aprirsi o chiudersi, aumentare o diminuire senza che la struttura del movimento si alteri minimamente, e mantenendo la potenza inerente alla propria struttura.
Possiamo quindi dedurre che l’essere umano, nel “tradurre” il Divino, l’Armonia che da esso promana, ha identificato nella proporzione aurea e nella spirale logaritmica una sua manifestazione.
Essendo l’Armonia costitutiva ed immanente al Taiji Quan qualunque manifestazione o sviluppo di esso si compie secondo leggi armoniche. Anche il “tempo” di esecuzione della Forma 108 segue questa regola; esiste un ritmo interno, una legge non scritta che regola il tempo di esecuzione. Ora la proporzione numerica che meglio rappresenta l’Armonia è il rapporto aureo.
Partendo dalle fasi costitutive della sequenza della forma 108, Terra, Uomo, Cielo si tratta di trovare la legge temporale che regola queste tre fasi. Poiché queste sono legate (“condite”) dall’Armonia, esse saranno collegate secondo la proporzione aurea, ovvero la fase Terra sarà sezione aurea della fase Uomo e la fase Uomo sezione aurea della fase Cielo.
L’inizio è la fase Terra: è la variabile indipendente, è la fase dalla quale partiamo perché …viviamo sulla Terra. Probabilmente se vivessimo su un altro pianeta questa fase esisterebbe ma sotto altre sembianze e nomi. In qualunque sequenza un elemento è sempre preso come riferimento. La Terra è la nostra Madre, non possiamo prescindere da essa, dalla nostra materialità, dal nostro corpo.
Quindi, la durata di esecuzione della fase Terra dà il ritmo alla forma, che, se svolta in Armonia, viene mantenuto per tutto il suo svolgersi. Il tempo teorico calcolato dal tempo Terra rapportato al tempo effettivo dà la misura di quanto ci siamo allontanati dall’Armonia.
Detto
il rapporto aureo (
) possiamo costruire la seguente equazione:
Forma 108 = T(Terra) + U(Uomo)
+ C(Cielo) dove partendo dal tempo
della fase Terra, quello successivo discende direttamente dal precedente
moltiplicato per il fattore
, ovvero
![]()
Pertanto, il tempo globale della forma sarà:
che semplificato dà
Ciò significa che se noi calcoliamo il tempo impiegato nel compiere la fase Terra (1^ parte della forma) e lo moltiplichiamo per il fattore arrotondato 5,236 otterremo il tempo globale, nell’ipotesi che la forma sia svolta in perfetta armonia.
Ad esempio, se
impieghiamo 4 min. per compiere la prima sezione, il tempo teorico sarà di
L’uniformità del Ritmo dipende dalla regolarità di mutamento da un “movimento” all’altro che deve quindi avere la stessa durata (come le stagioni che si alternano, l’andamento delle maree, i cicli lunari ecc.). Ma i movimenti nell’esecuzione della forma in realtà sono di difficile definizione; quindi per movimento dobbiamo intendere un “moto interiore” ovvero un’accordatura armonica di Corpo – Mente - Energia che generano all’unisono una mutazione spazio-temporale della nostra dimensione psicocorporea. Ad esempio, ci si può accordare sui battiti del nostro cuore e seguire tale ritmo; oppure ascoltare il ritmo del nostro respiro e seguirlo.
In realtà, nel Taiji non esistono tempi, non esistono fasi, ma esiste il continuo, l’eternità dello scorrere del tempo come collegamento fra Cielo e Terra. In teoria, sarebbe possibile sviluppare questo calcolo prendendo dei pezzi di sequenza anche infinitesimali e svilupparli. Nella pratica della sequenza della forma 108, possiamo considerare il pezzo di sequenza finito più breve e semplice da eseguire quale sequenza campione, ovvero il 1° movimento Qi Shi (inizio: si alzano e si abbassano le braccia), e dimostriamo ora che il ritmo ed il tempo di esecuzione della forma è determinato da esso.
Come abbiamo visto precedentemente la figura che esprime la proprietà iterativa della sezione aurea è la spirale logaritmica. Ed essendo tale proporzione espressione dell’Armonia, possiamo supporre lo svolgimento della forma come lo “srotolamento” della spirale logaritmica in un segmento finito e considerare la sua lunghezza come il tempo impiegato a percorrerlo.
E’ interessante notare come la spirale sia una composizione della figura perfetta la circonferenza, in particolare il quarto di circonferenza, ovvero il Cielo, con la forma geometrica “finita” per eccellenza, il quadrato, ovvero la Terra, all’interno del quale si va a creare l’arco di circonferenza. E l’Uomo? L’Uomo trasforma, collega i due elementi cercando di far fluire le due energie all’interno di sé per armonizzarle.
Riprendendo dunque la misura del tempo di esecuzione della forma in Armonia come lo “srotolamento” della spirale logaritmica dovremo misurarne la lunghezza.
Se consideriamo
l’equazione della spirale logaritmica in coordinate polari
, dove e rappresenta la costante di Nepero e pari a
2,7172…, k è la costante che determina l’ampiezza della spirale e q
rappresenta l’angolo di “srotolamento” della curva, ovvero l’angolo di
rotazione rispetto all’origine. Assumiamo che k rappresenti il tempo di
esecuzione del 1° movimento Qi Shi, espresso in minuti (numero decimale
ottenuto rapportando i secondi con 60) e q valga 2p,
ovvero un angolo giro. Perché un angolo giro? Perché la circonferenza, o il
cerchio vuoto, è la figura che meglio esprime il Taiji, il Supremo Fondamento,
il Compimento, l’Alfa e l’Omega.
Il calcolo è
abbastanza complesso* e si ottiene che la lunghezza dell’arco di
spirale logaritmica in un angolo giro, ovvero il tempo di esecuzione della
forma sia pari a
.
In pratica, cronometrando l’esecuzione di Qi Shi ed inserendolo nella formula otterremo il tempo ideale, ovvero a ritmo uniforme e costante, di esecuzione della forma. L’esecuzione di Qi Shi richiede mediamente dai 15 ai 20 secondi; ciò significa che la durata totale della forma oscillerà da 15 m. 43 s. a 22 m. 30 s., che è la durata media di esecuzione della forma.
Possiamo infine fare alcune considerazioni circa il tempo impiegato, calcolato in un modo o nell’altro. Se noi rapportiamo il tempo effettivo con il tempo calcolato, essendo il tempo teorico calcolato nell’ipotesi di esecuzione armonica, otterremo quale è la “misura” dell’armonia della nostra esecuzione. Ad esempio, se l’esecutore impiega 18 min. anziché 21 min., sarà stato troppo veloce rispetto al ritmo adottato nella fase Terra. Se invece impiegasse 23 min. sarà stato troppo lento.
In sintesi avremo tre possibilità:
il nostro ritmo sarà
stato troppo lento, è come se il nostro metabolismo rallentasse e non riuscisse
a digerire tutto quello che ingeriamo; sprechiamo materiale prezioso che
potrebbe essere trasformato.
siamo stati troppo
veloci, abbiamo fretta di finire, bruciamo tutto ma in un tempo troppo breve
per potere distribuire l’energia dappertutto.
siamo in perfetta
Armonia con le Leggi dell’Universo.
Il concetto di Armonia del movimento e le conseguenze che da esso derivano (tempo di esecuzione della forma, ecc.) presuppongono che il “meccanismo” corpo sia ben “oliato” e soprattutto efficiente, ovvero che ottenga il massimo rendimento con il minimo sforzo. A tale scopo il corpo del praticante, nella sua interezza, dovrà muoversi con il minor attrito interno possibile, ovvero seguendo linee di movimento circolari e tridimensionali, in accordo con i principi di esecuzione della forma. Il praticante attraverso il Taiji Quan dovrà diventare come una sfera e carpirne le proprietà. D’altra parte, cosa rotola meglio di una sfera su una superficie liscia? Si tratterà dunque di capire cosa è sfera “dentro” di noi, cosa significa liscio ed infine il senso, la struttura e l’effetto del movimento circolare all’“esterno” di noi.
Storicamente, per l’essere umano, sfera e circonferenza rappresentano la perfezione della forma, il massimo avvicinamento con la Forma Assoluta. Anche nei movimenti corporei e relative manifestazioni, l’essere umano cerca di trasformare le forme poliedriche, sfaccettate. Questa trasformazione operata dall’Uomo, si manifesta come una sempre maggiore consapevolezza e conoscenza della meccanica del movimento, della distribuzione delle forze, unite ad una accresciuta sensibilità, e consente di rendere questi movimenti sempre più morbidi, rotondi.
|
|
Ciò consente la reversibilità del gesto marziale, ad esempio, perché la perfetta circolarità del movimento consentirà il mantenimento costante dell’assetto. L’esterno di questa sfera è statico e morbido, mentre l’interno è duro ed in movimento. Se la sfera viene colpita dall’esterno, la sua reazione mette in luce due conseguenze ben precise:
a. l’inerzia rotazionale deflette la spinta lateralmente, nella direzione e nel verso della spinta stessa, secondo una traiettoria tangente alla sfera nel punto di contatto;
b. la superficie elastica usa l’energia della spinta per restituirla contro la fonte di provenienza.
Innanzitutto, bisogna avere la precisa conoscenza e percezione del centro della sfera ovvero del nostro centro di gravità. Esso è localizzato nel Dantien inferiore, un punto all’interno del corpo situato tre centimetri al di sotto dell’ombelico e tre centimetri in profondità.
Quindi la prima cosa da fare è centralizzarsi, focalizzarsi mentalmente nel nostro Dantien, ovvero centrarsi nel proprio essere.
|
Partire
dal proprio centro E’
l’interno che muove l’esterno |
Secondo, bisogna avere la percezione continua della forza di gravità, e delle altre forze in gioco, nel movimento della sfera.
|
Collegare
Terra e Cielo Essere sempre aderente al punto di contatto
mantenendo pressione costante: come l’acrobata che compie il giro della morte
con la moto |
Indipendentemente dalla direzione di
moto della sfera e dai suoi mutamenti, la curva tracciata dal centro di gravità
dovrà sempre essere parallela al piano di scorrimento, ovvero il raggio che
unisce il centro e il punto di contatto dovrà rimanere costante e
perpendicolare al terreno.
|
nell’esecuzione della forma, non ci si alza né
abbassa |

In terzo luogo, l’asse della sfera deve essere costantemente allineato, la sfera non si deve deformare. E’ l’applicazione del Principio delle Tre Forze (centralizzarsi nel Dantien, essere radicati al terreno, portare l’energia al sincipite), oppure quello che nei Classici si intende che “la testa deve essere come sospesa a un filo, ed il coccige retroverso”; oppure sviluppare lo Zhong Ding Jing (potere dell’asse centrale).
In quarto luogo, bisogna saper distinguere bene per poterli combinare assieme due tipi di movimento compiuti dalla sfera: la traslazione dell’asse e la rotazione attorno all’asse. Durante la traslazione l’asse deve rimanere perpendicolare al terreno e non oscillare fra una posizione e l’altra. La rotazione è un moto attorno all’asse che si compie se questo non oscilla.
Infine, bisognerà mantenere sempre parallele fra di loro la linea del centro di gravità che parte dal Dantien e l’asse del corpo. In questo modo, il nostro corpo, potrà muoversi con estrema stabilità e potenza.
In realtà, la nostra capacità di essere sfera dipenderà dal nostro grado di sensibilità interiore, di percezione delle “rotondità e spigolature” che albergano all’interno del nostro corpo. La sfera rotola su una superficie sia liscia che ruvida. Ma una sfera avvolta nella polvere difficilmente potrà esprimere la potenza e le proprietà insite nella sua forma.
Vista la
complessità biomeccanica del corpo umano, più che di una sola sfera sarebbe più
preciso parlare di “essere sfera” come “risultante” dei movimenti circolari
delle singole componenti strutturali e funzionali del corpo umano. Qualunque
movimento per essere trasmesso lungo il corpo presuppone segmenti corporei
perfettamente integrati fra di loro. Citando testualmente Flavio Daniele dal
suo ultimo libro: La colonna vertebrale, oltre che asse portante, è la
“dorsale” che permette la trasmissione del movimento, il quale come un’onda si
propaga sezione per sezione. Questa onda trasmette il momento cinetico da una
parte del corpo alla successiva e le giunture (Nove Perle), simili a delle
pulegge e collegate tra di loro da muscoli e tendini che funzionano da cinghia
di trasmissione, fungono da moltiplicatori di potenza.
Ricordiamo
che le Nove Perle corrispondono alle seguenti articolazioni o snodi
strutturali: caviglia, ginocchio, anca, polso,
gomito, spalla, sulla colonna vertebrale: la zona cervicale, lombare e
sacrale.
Quindi, le Nove Perle fungeranno da moltiplicatore di potenza quando si tratterà di emettere la propria potenza interna, ma da riduttore di potenza quando l’azione proverrà dall’esterno, creando quell’effetto “assorbente” tipico del Taiji Quan.
Citando ancora il m° Daniele: Il praticante deve imparare a usare
quest’onda cinematica, che con un linguaggio figurato potremmo chiamare
“effetto frusta”; per farlo deve coordinare l’azione delle Nove Perle e far sì
che possano muoversi liberamente secondo le direttrici e i gradi di libertà
tipici di ognuna di esse.

![]()
![]()
![]()
![]()