*Nei Dan* Bologna

Scuola Italiana Arti Marziali Interne

MAESTRO FLAVIO DANIELE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL TAIJI QUAN E

LE EMOZIONI

 

 

 

FRANCA RIZZI

 

 

 

 

 

 

 

A mia madre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SOMMARIO

 

 

 

INTRODUZIONE_ 4

UN PO’ DI STORIA PERSONALE_ 5

LE EMOZIONI 7

IL MOVIMENTO_ 14

LA RESPIRAZIONE_ 17

TAIJI QUAN_ 19

Differenza tra aspetto salutistico e aspetto marziale_ 21

Effetti sulla mia vita_ 23

BIBLIOGRAFIA_ 25

 

 


INTRODUZIONE

 

 

Trovare un collegamento tra l’Arte Marziale del Taiji Quan e il mondo delle emozioni è lo scopo del presente lavoro.

 

Questo tematica, che da molto tempo mi attira, si è andata sviluppando come un viaggio dalla mia storia personale per portarmi fino dentro al mondo delle emozioni, con tutto il loro fascino e coinvolgimento.

 

Il percorso si snoda accompagnando lo studio delle moderne teorie sulle emozioni, fino alla riscoperta del movimento e del respiro.

 

Il punto di arrivo e di partenza ed il senso di questo “viaggio” si identifica con l’esperienza del Taiji Quan della famiglia Yang forma 108.

 

Cinque punti fondamentali e specifici della forma Yang che formano un tutto e dipendono inseparabilmente l’uno dall’altro sono stati l’inizio di questa splendida ed importante esperienza:

 

circolarità, dolcezza, lentezza, coordinazione e continuità.

 

Imparando a muovere il corpo applicando questi principi, sono entrata in un rapporto morbido e fluido con le mie emozioni.

 

Il passaggio dall’esperienza del Taiji Quan al controllo delle emozioni è avvenuto attraverso il lavoro sui tre poteri del Taiji Quan: Corpo – Mente - Energia, principi del Taiji Quan che applicati permettono

 

 

Alla mente di guidare l’energia e all’energia di guidare il corpo.

 

 


UN PO’ DI STORIA PERSONALE

 

 

Mi sono avvicinata al TaiJi Quan per caso.

O forse a seguito di una ricerca personale nel momento in cui ho deciso di passare dalla condizione in cui affidavo la mia vita ad esperienze esterne a quella in cui ho capito che esistevano esperienze “interne”, anche se ancora non potevo sapere di che cosa veramente si trattasse non avendo esperienza dell’“Interno”!

Da qui è iniziato un percorso che mi sta portando e accompagnando momento dopo momento a essere sempre di più me stessa.

Mi sono riconosciuta in queste parole di Catherine Despeux:

 

“l’aspetto che più mi interessava nel TaiJi Quan era proprio quello di salute. “Considero la parola salute in un senso lato; essa rappresenta per me un equilibrio in perpetuo divenire dell’individuo, tanto nel campo fisiologico quanto in quello psicologico e spirituale. In effetti sono stata sedotta dal fatto che qualsiasi ricerca spirituale avviene nel corpo ed accorda a questo un’importanza primordiale non soltanto in quanto corpo fisiologico ma anche in quanto corpo che esprime il comportamento quotidiano dell’individuo. Questa ricerca, quindi, è ben radicata nel quotidiano, semplice, concreta e vicina a noi.

 

Mi sono resa conto che solo attraverso un costante addestramento del corpo lo spirito può trovare la sua libertà.

Il primo capitolo di questa esperienza che mi sono costretta ad affrontare è stato quello delle emozioni, che ha comportato un faticoso lavoro per riconoscerle e poi individuarle. Questo anche in seguito all’educazione ricevuta e l’aria respirata negli anni della mia formazione. Dovevo mostrarmi sempre forte, sicura, al di sopra dei problemi e capace di risolverli senza coinvolgimenti di nessun genere. Soprattutto dovevo diffidare di chi non aveva un simile comportamento e non sapeva essere all’altezza delle situazioni.

Dopo questo primo scossone c’è stato un riequilibrio nella mia vita e tutto sommato le cose sono fluite abbastanza semplicemente fino a quando è subentrata la “malattia” di mia madre.

Anche qui un lungo e doloroso lavoro per riconoscere che alla base di tutto c’era un problema “emozionale”, peraltro ancora non completamente riconosciuto dai medici.

Questo mi ha portato a chiedermi seriamente: che cosa sono le emozioni? Che cosa c’entrano le emozioni nella vita? Come ci si può rapportare con le emozioni?

La base di partenza non poteva non essere il Taiji Quan dal momento che tutto è partito da lì. Più propriamente dall’incontro con la forma Yang.

E’ stata la forma 24 che mi ha di fatto introdotta in questo mondo e con la forma 108 posso affermare di essermi completamente immersa in questa dimensione.

Quello che intendo fare con questo lavoro è cercare di chiarirmi e di sistematizzare il mondo delle emozioni attraverso i cambiamenti che ho affrontato man mano che approfondivo la mia esperienza nei movimenti e nella filosofia, vissuta soprattutto attraverso il corpo, delle arti marziali interne.

Non a caso la scuola di riferimento si chiama Nei Dan, che significa alchimia interiore:

 

“Questo era l’antico nome che i monaci taoisti, dediti alla coltivazione del Principio Vitale, davano all’insieme di tecniche e metodi atti a rinforzare il corpo e a sviluppare l’energia interna” (M°. Daniele)

 

Per un certo periodo il Taiji Quan mi ha attirato in quanto “rito”, in cui la gestualità e la camminata diventavano tecniche di combattimento, e solo successivamente ne ho colto il collegamento con la “mente”.

 

Gli elementi essenziali del rito possono essere sintetizzati nella forma presumibilmente pronunciata dall’iniziato nel corso dei misteri eleusini: “Vidi”, “Dissi”, “Feci”.

 

Questa formula esprime gli ingredienti della trasformazione:

·        la percezione dell’immagine e l’assimilazione della forma e del simbolo (Vidi) (le figure della forma);

·        l’espressione per mezzo della parola, la formula sacra, il mantra, il suono o anche il silenzio deliberato, tutti carichi di potere, di consapevolezza e di significato (Dissi) (le tecniche della forma);

·        la solenne rappresentazione (Feci) (l’intenzione che dà significato alla forma).

 

Frobenius così descrive un rituale di caccia primitivo:

 

“alle prime luci dell’alba, veniva disegnata per terra l’immagine di un’antilope; non  appena il primo raggio di sole cadeva sul disegno, l’immagine veniva colpita al collo con un dardo. Poi aveva inizio l’effettiva caccia all’antilope. Dopo alcune ore, i cacciatori ritornavano con un’antilope uccisa; l’animale era stato colpito dal loro dardo nel punto preciso del collo in cui precedentemente la freccia era stata conficcata nel disegno. A questo punto il dardo veniva rimosso dal disegno e lo stesso disegno cancellato. Tutto il rito, il disegno, la caccia, la cancellazione dell’immagine, aveva luogo nel silenzio più assoluto.

 

Praticando il Taiji ho imparato che il pensiero è una delle attività della mente e che noi non siamo solo i nostri pensieri.

Noi creiamo col pensiero e con la mente, attimo dopo attimo il nostro corpo e la nostra vita. Ed il nostro corpo, attraverso le sue posture, i suoi atteggiamenti, il suo ritmo, il suo respiro, le sue emozioni, crea ed influenza il nostro pensiero e la nostra vita.

Il nostro pensiero, come ogni nostra emozione è un evento che cambia l’intero campo energetico del nostro essere.

 

LE EMOZIONI

 

Sin dai tempi più antichi si è cercato di capire ed esprimere uno degli aspetti più controversi e misteriosi, affascinanti e profondi dell’uomo: le emozioni.

Vivere la vita comporta scambiare continuamente tra l’organismo e l’ambiente, tra l’interno e l’esterno, sia sul piano fisico che sul piano energetico e relazionale.

L’emozione è il tramite principale di questo scambio incessante che inizia con la nascita e termina con la morte dell’individuo.

Per gli artisti la sede delle emozioni è nel cuore, per gli scienziati è nella mente intesa come cervello.

Un problema che si incontra quando si tenta di portare sul piano scientifico l’”emozione”, è rappresentato dalla difficoltà ad uscire dal soggettivismo. Recenti studi di psicofisiologia e psicoendocrinologia hanno dimostrato che il soggettivismo viene superato nel momento in cui nello stato emotivo ci si trova di fronte ad un mutamento complesso delle condizioni omeostatiche di base dell’organismo che coinvolge sia le cosiddette funzioni volontarie, mediate dal sistema cerebrospinale e muscoloscheletrico, che le cosiddette funzioni autonome mediate dal sistema nervoso vegetativo e dal sistema endocrino.

La parola emozione contiene in sé l’idea del movimento. Un’emozione è un potente collettore che suscita e incanala grandi energie dentro e fuori dall’uomo, una forza che spinge al movimento oppure al blocco.

Freud sosteneva che gran parte della vita emotiva è inconscia e che i sentimenti che ci scuotono non sempre oltrepassano la soglia della consapevolezza.

Oggi le emozioni sono state riconosciute talmente importanti nella nostra vita da entrare di diritto nella sfera dell’Intelligenza.

Infatti si parla di due tipi di intelligenza: quella razionale e quella emozionale.

Quest’ultima è altrettanto importante di quella razionale: è grazie a lei che comprendiamo gli stati d’animo degli altri, riusciamo a motivarci positivamente e creativamente e a prendere decisioni sulla base dell’intuizione e dell’istinto.

Lo studio della sincronicità e della psicocinesi dimostra come i pensieri, le emozioni, i moti, gli intenti realmente abbiano un effetto diretto sul comportamento, cioè che l’attività del corpo ha effetti diretti sulle dinamiche psichiche.

L’intelligenza emotiva presiede:

·        alla conoscenza delle proprie emozioni

·        al controllo delle emozioni

·        alla motivazione di se stessi

·        al riconoscimento delle emozioni altrui

·        alla gestione delle relazioni

 

Come dice il M° Daniele:

 

praticando il Taiji Quan scopriremo che siamo emozioni, sensazioni, intuizioni e che tutto è magicamente legato e interdipendente”.

 

E’ stato provato che nel cervello giungono tutti gli stimoli, provenienti dal mondo esterno e dal nostro stesso corpo, mediante i sensi e che questi diventano il punto di partenza per la costruzione delle emozioni.

 

In questo lavoro è coinvolto il cervello e sono coinvolte tre ghiandole: la ghiandola amigdala, la ghiandola pineale, il timo.

L’amigdala (parola che in greco vuol dire mandorla) è un piccolo organo, ancora in gran parte misterioso, posto al centro della testa, più o meno all’altezza degli occhi della forma e della grandezza appunto di una mandorla. La sua funzione sembra essere quella di centralina di smistamento tra le funzioni emozionali e quelle razionali. Quando il segnale che giunge ai nostri sensi dall’ambiente deve essere trattato non a livello razionale, ma attraverso una risposta emozionale, l’amigdala lo invia ai centri emozionali, in grado di agire in un tempo enormemente più breve.

Infatti se il segnale, ad esempio, è di pericolo, la risposta pensata e razionale potrebbe arrivare in un tempo troppo lungo, mentre attraverso l’intervento di questa ghiandola, viene attivata la nostra parte istintiva che reagisce in tempi estremamente più rapidi.

Praticando il Taiji Quan impariamo a tenere sotto controllo senza fatica le emozioni perché manteniamo uno stato mentale calmo e distaccato, nel quale le emozioni possono liberamente esprimersi e noi le possiamo tranquillamente riconoscere togliendo loro la spinta irrazionale che porta la nostra mente a reagire in maniera istintiva.

 

A questo punto entra in funzione il cervello che elabora le nostre funzioni emozionali e razionali. Il cervello è formato da due emisferi:

·        l’emisfero cerebrale sinistro, che governa la parte destra del corpo, è logico, simbolico, razionale, matematico, geometrico, ha il senso della parola, sa parlare, sa contare, sa scrivere.

·        l’emisfero cerebrale destro, che governa la parte sinistra del corpo, è emotivo, istintivo, poetico, musicale, intuitivo, ha il senso dello spazio, è muto, sa cantare.

 

Al cervello sinistro si attribuisce una maggiore attività cosciente, al destro l’inconscio

 

Si è scoperto che l’attività dei due emisferi è sottoposta ad un ciclo per cui ogni metà dei due emisferi diventa dominante alternativamente.

Questo comporta una serie di effetti sia mentali che fisici. A livello fisico, il lato del corpo dominante (inverso a quello cerebrale) oltre a risultare elettricamente più attivo, contiene una quantità maggiore di neurotrasmettitori.

Possiamo capire quale emisfero è dominante osservando le nostre narici: la narice più aperta corrisponde all’emisfero non dominante.

Anche la qualità della nostra intelligenza cambia con la dominanza cerebrale e perfino l’ottimismo e il pessimismo. Ricerche recenti hanno rivelato che le persone depresse hanno perso questa alternanza cerebrale e sono prevalentemente fissati nell’emisfero destro, l’emisfero dell’inconscio. La depressione è correlata ad una stabile asimmetria cerebrale, con una dominanza dell’emisfero destro.

 

Altri due organi che svolgono un’importante funzione di coordinamento tra l’attività del corpo e della mente, sono il cervelletto e il corpo calloso.

 

Il cervelletto ha soprattutto una funzione di integrazione nervosa in quanto, attraverso la propriocezione, cioè la percezione del proprio interno, le informazioni fornite dagli organi di senso cutanei, il senso della postura e dell’equilibrio, coordina le percezioni e l’attività muscolare. Anch’esso è costituito da due parti o emisferi. L’emisfero destro del cervelletto presiede alla parte destra del corpo ed è connesso con l’emisfero cerebrale sinistro e con l’attività della mente, l’emisfero sinistro del cervelletto presiede alla parte sinistra del corpo ed è connesso con l’emisfero  destro e le emozioni.

 

Il corpo calloso è un organo che si trova tra i due emisferi cerebrali ed è composto da fibre nervose che hanno lo scopo di mettere in comunicazione i due emisferi cerebrali. Tutte le informazioni tra i due emisferi devono passare attraverso il corpo calloso.

Nella pratica della forma del Taiji Quan questo corrisponde perfettamente all’alternanza tra lo Yin e lo Yang, di conseguenza, diventando coscienti di volta in volta di quale parte del cervello si sta usando o è predominante e passando consapevolmente da una all’altra, impariamo ad entrare in relazione con un’attività spontanea del nostro essere che abbiamo sempre creduto inconoscibile e inalterabile.

 

La ghiandola pineale è collocata profondamente nel centro del cervello, tra i due emisferi, un po’ dietro e sopra l’ipofisi. Questa ghiandola deve il suo nome alla sua vaga rassomiglianza ad un pinolo.

Dagli antichi è stata riconosciuta come un organo molto importante che ci lega al Cosmo e sede del Terzo Occhio.

La scienza moderna ha scoperto che questa ghiandola è un misuratore di quantità di luce, di campi magnetici, elettrici ed elettromagnetici che noi riceviamo. Produce la melatonina, che ha effetti straordinari sul corpo fisico in quanto è il più potente antiossidante conosciuto.

Recenti studi hanno dimostrato che durante la meditazione, l’invocazione al Divino, la preghiera profonda o comunque durante i momenti nei quali ci colleghiamo con la nostra parte divina, il campo energetico della ghiandola pineale si attiva ed aumenta. Pertanto la pineale è l’organo biologico di connessione tra corpi sottili, corpo fisico e Sé superiore e si mantiene vivo e vitale finché tale connessione è forte. Secondo molte tradizioni esoteriche esiste un canale energetico o ponte di luce, che ci collega costantemente al nostro Sé e alla sua energia divina.

Nella pratica del Taiji Quan, quando si è completamente assorbiti nell’esecuzione della forma, si entra in uno stato mentale di meditazione in movimento che va ad interagire con l’attività di questa ghiandola producendo notevoli miglioramenti su tutto il nostro essere.

 

Il timo. La medicina ha individuato in questa ghiandola il centro nodale del sistema immunitario e che è potenziata da pensieri d’amore, che hanno il loro equivalente in emozioni, (fede, fiducia, gratitudine, coraggio) e inibita e contratta da pensieri di odio, con altrettante emozioni equivalenti, (paura, sospetto, invidia).

La malattia sia fisica che mentale è spesso il risultato di una ipoattività del timo per periodi molto lunghi.

Il timo equilibra tra loro:

 

Emisfero cerebrale destro

Emisfero cerebrale sinistro

Emisfero sinistro del cervelletto

Emisfero destro del cervelletto

Parte sinistra del corpo

Parte destra del corpo

Corpi astrali

Corpi mentali

 

Esiste una connessione tra gli organi e le emozioni.

 

Secondo la medicina orientale, questa connessione ed inoltre il manifestarsi di problemi psichici, hanno precisi riscontri nei Chakra.

 

I Chakra sono dei sofisticati strumenti di controllo degli stati di coscienza, dotati di una intelligenza istintiva che permette loro, se in stato di equilibrio, non solo di stimolare ed attivare l’energia vitale e quindi la salute ed il benessere, ma anche di modificare lo stato psichico. Sono conosciuti da molte culture orientali con nomi diversi.

Sono inoltre le porte di entrata ed uscita di correnti energetiche sottili,  strumenti per la trasformazione delle energie fisiche in energie sottili e viceversa, sedi di stati di coscienza.

 

Nella pratica del Taiji Quan si interagisce costantemente con i Chakra perché i passaggi energetici del movimento avvengono in corrispondenza di questi centri.

Ad ognuno di loro corrisponde una ghiandola:

 

CHAKRA             GHIANDOLA ENDOCRINA

Coronale                    Pineale

Ajna                           Pituitaria, Ipotalamo

Gola                           Tiroide e Paratiroidi

Cardiaco posteriore   Timo

Solare anteriore         Pancreas

Milza-Splenico            Milza

Meng Mein                 Surrenali

Sessuale                      Sessuali

Le filosofie e le medicine orientali hanno sempre considerato l’importanza delle emozioni, arrivando a riconoscere un corpo emozionale all’interno del corpo umano con delle sue funzioni specifiche.

 

Il corpo emozionale deve il suo sinonimo “astrale” al grande Paracelso che così lo chiamava perché, visto in chiaroveggenza, gli sembrava una galassia di stelle microscopiche. Questa galassia è la sfera delle energie emozionali, dei desideri, dei sentimenti e non solo, è anche la “fabbrica” delle sensazioni.

 

Secondo la tradizione l’acqua è il simbolo del corpo astrale. Un simbolo che rende bene la natura di questo corpo sottile, sede di parte dell’inconscio freudiano, mutevole, cangiante, sottoposto a continui movimenti e correnti.

 

Non a caso nel Taiji Quan si deve arrivare ad eseguire la forma come “acqua che scorre”, in maniera cedevole, senza interruzioni, con continui mutamenti come la capacità dell’acqua di coprire, assecondare, smussare, trasformarsi a seconda delle necessità in corrente impetuosa e travolgente.

 

All’interno del corpo si attraversano gli stati dell’acqua che da ghiaccio sciogliendosi diventa acqua ed essenzializzandosi diventa vapore.

 

Nella schiena l’energia deve scorrere come una cascata d’acqua che dall’alto dolcemente scende e si deposita nel bacino come in un lago calmo e tranquillo.

 

Le emozioni hanno un significato fisiologico ben preciso. Originariamente si pensava che l’attività emozionale fosse destinata esclusivamente alla difesa e alla sopravvivenza fisica dell’individuo.

 

Studi recenti hanno dimostrato che l’attività emozionale è necessaria per il regolare svolgersi dei processi biologici di base, pertanto è fondamentale per mantenere un livello ottimale di funzionalità dell’organismo e quindi necessaria alla vita stessa.

 

 

 

 

IL MOVIMENTO

 

La vita è movimento. Questo concetto implica e comporta che la vita è cambiamento, e gli avvenimenti dell’esistenza contribuiscono a tale cambiamento e ne scandiscono il ritmo.

Attraverso il movimento, anche solo a livello fisico, si interviene su ogni  parte della persona per gli stimoli che dal fisico passano e vanno a sollecitare la struttura corporea, gli organi interni, le ghiandole e la mente.

Nella pratica del Taiji Quan si impara che prima del movimento, si deve imparare la corretta postura di base che oltre al corpo coinvolge e stimola attraverso l’atteggiamento della  mente l’energia che gli è propria:

  1. stare eretti con i piedi divaricati quanto la larghezza delle spalle, con il peso armonicamente distribuito su di essi
  2. rilassare le ginocchia, piegandole in dinamica tensione elastica
  3. equilibrio senza ipertensione del bacino sulle teste femorali
  4. testa e schiena diritte, col petto rilassato
  5. distendere la nuca in modo che la testa sia in equilibrio senza tensione, come se fosse tenuta sospesa dall’alto
  6. rilassare le spalle
  7. braccia rilassate lungo i fianchi come se galleggiassero nell’aria
  8. centrare la forza nel dan tien
  9. respirazione calma e tranquilla con libero gioco del ventre in armonia con il movimento del diaframma
  10. rilassamento dello sterno per permettere alle costole di prolungare l’azione del diaframma e dell’addome
  11. guardare diritto in avanti con le palpebre rilassate
  12. appoggiare la lingua sul palato, mantenendo la mascella rilassata.

 

Partendo alla scoperta del movimento, il primo che si incontra è quello del camminare, dato che ogni spostamento nella forma e ogni passaggio da una tecnica ad un’altra avviene attraverso una “camminata”.

L’azione del camminare viene a tal punto automatizzata che se ne perde la consapevolezza. La prima domanda di conseguenza è: cosa succede quando si cammina?

 

“Un piede è messo davanti all’altro e si sposta il peso del proprio corpo. Questo peso (gran parte di esso) cade e viene sostenuto dal piede che poggia avanti. In questo momento il piede anteriore impatta con il suolo arrestando brevemente il movimento. A questo impatto/arresto seguono degli spostamenti, i più evidenti dei quali si notano nelle caviglie, nelle ginocchia, nel bacino, nelle spalle, nella testa e nelle braccia”.

 

Definiamo questo spostamento come “oscillazione”, intendendo per oscillazione ogni movimento di una parte del corpo che segua una traiettoria e ritorni al punto di partenza. Seguendo il movimento delle anche, le spalle presentano lo stesso genere di oscillazioni, mentre le braccia, che appese alle spalle cadono, presentano una oscillazione asimmetrica e conseguente al movimento del corpo. Infine la testa, peso non indifferente in bilico sulla colonna vertebrale, oscilla principalmente nelle quattro direzioni: avanti, indietro e lateralmente.

 

Ritornando ad una visione d’insieme, osserviamo che il movimento del camminare ha un andamento ondulatorio. Già da questo ci rendiamo conto che le linee rette e gli angoli devono lasciare il posto alla circolarità, al movimento a spirale.

Questo permette di esprimere il movimento in maniera molto naturale, utilizzando le linee di forza proprie della fisica e in armonia con la natura dove si riscontra l’ondulatorio, il circolare, l’avanzare per spirali avendo senso anche l’apparente tornare indietro per cui alla fine ogni movimento di fatto è circolare e la forza risultante è più efficace.

 

L’assoluta mancanza di controllo e di consapevolezza del movimento del camminare è il primo ostacolo da superare per rendere più efficiente il nostro movimento, utilizzando l’attenzione come strumento per iniziare a controllare quello che accade nel nostro corpo quando camminiamo.

 

Il movimento si trasmette attraverso lo scheletro, per le sue proprietà meccaniche, a tutto il corpo. Importante è la nostra percezione dell’“interno”, a partire dalla consapevolezza che il nostro corpo sia “abitato” da uno scheletro e oltre la percezione dei muscoli che si fanno sentire in modo più intenso.

Lo scheletro di qualunque persona possiede dei poteri intrinseci se organizzato in maniera efficiente.

 

Il nostro corpo ha alla sommità del capo e nel perineo, alla base del bacino, due poli elettrici opposti, e si comporta come un enorme campo energetico.

 

Il nostro corpo esprime, attraverso la sua forma, i gesti, il modo di muoversi, le sue caratteristiche psicosomatiche.

Più è precisa la sintonia tra il movimento e le vibrazioni interne, meno energia e tempo saranno spesi e si otterrà più efficacia nell’esprimere attraverso il movimento un qualsiasi gesto.

 

Il nostro corpo impara e fissa i movimenti e le corrette posture naturalmente. Senza la memoria del corpo non è possibile il sentire, non sono possibili emozioni e apprendimento.

 

Quando il nostro corpo è libero ed armonico il movimento parte dal centro del corpo, il Dantien, si trasmette con un flusso verso il basso, risale verso l’alto e questo passaggio “massaggia” oltre alla parte interna del corpo, anche quella più sottile ed attiva le nostre risorse consce e inconsce.

 

Possiamo così stimolare volontariamente la percezione del nostro corpo secondo delle direttive ben precise che corrispondono alla nostra posizione sulla terra: alto/basso, destra/sinistra, davanti/dietro così come diventare consapevoli che ad ogni respiro corrisponde fisiologicamente un’emozione che ci collega al cielo.

 

 

 

 

 

LA RESPIRAZIONE

 

“Il respiro è la vita; nell’accezione più ampia è il legame di connessione tra la materia e l’energia da un lato, e la coscienza e la mente dall’altro”. (M° Daniele)

Per ognuno di noi il primo respiro è stato “compiuto” al momento della nascita e ci ha resi autonomi. Questa esperienza che ci portiamo dentro, è anche la prima nostra affermazione al diritto alla vita, una vita piena, sana, consapevole e cosciente.

Che cosa si intende più propriamente con respirazione?

·        l’immissione dell’aria ambiente all’interno dei polmoni tramite l’atto inspiratorio

·        il passaggio dell’ossigeno dagli alveoli polmonari al sangue

·        il trasporto dell’ossigeno, tramite la circolazione del sangue, a tutti i tessuti dell’organismo

·        l’utilizzazione dell’ossigeno e la produzione di anidride carbonica ed acqua quale risultato finale di questi processi

·        il passaggio dell’anidride carbonica dal sangue negli alveoli polmonari

·        l’emissione del gas verso l’ambiente esterno attraverso l’atto espiratorio

 

Il meccanismo fisiologico del respiro si attua con la contrazione dei muscoli respiratori volontari e con il ritorno elastico del complesso polmoni-cassa toracica. Si  determina in questo modo un innalzamento ed allargamento della gabbia toracica. I più importanti muscoli inspiratori sono:

·        il diaframma che chiude in basso la cavità toracica e determina l’espansione della gabbia toracica

·        i muscoli intercostali esterni

·        i muscoli sternocleidomastoidei

·        i muscoli vertebrali

L’espirazione è soprattutto un fenomeno passivo dovuto al ritorno elastico del complesso gabbia toracica-polmoni dopo il rilasciamento dei muscoli inspiratori.

E’ comunque possibile una espirazione forzata con l’intervento dei

·        muscoli intercostali interni la cui contrazione abbassa le costole

·        i muscoli addominali che spostano in alto il diaframma e riducono di conseguenza il volume del torace.

A differenza di tutti gli altri processi essenziali per lo svolgimento della vita, la respirazione è un’attività semi-volontaria: normalmente avviene senza partecipazione cosciente ed in modo autonomo, ma possiamo intervenire su di essa con una azione volontaria e cosciente per modificarne la frequenza, il ritmo, la profondità.

La respirazione è un’attività che coinvolge ed influenza la postura dell’intero corpo

Infatti la respirazione, in molte persone, è  soprattutto diaframmatica, con il torace rigido e in posizione inspiratoria. A formare una corazza muscolare toracica partecipano anche i muscoli delle spalle, del cingolo scapolare e quelli del collo determinando un atteggiamento di rigidità che condiziona a poco a poco il corpo e la mente. Spesso il blocco del respiro e le contrazioni muscolari ad esso associate trattengono le emozioni e non ci permettono di sentire le nostre dolorose emozioni portandoci ad una riduzione della nostra sensibilità.

Lo stesso respiro viene modificato dallo stato emotivo: il respiro soffocato dalla paura, il respiro ansimante per l’ansia, il respiro lungo e profondamente rilassato dei momenti piacevoli…

A volte è possibile cogliere il carattere di una persona osservando il suo modo di respirare.

Il respiro rappresenta un ponte tra il nostro mondo inconscio e il mondo esterno, non solo sul piano fisico, ma anche su quello emozionale. Per quanto importante sia il meccanismo della respirazione, spesso se ne ha scarsa coscienza: questo per la poca consapevolezza che in genere si ha di se stessi.

 

Con la pratica del Taiji si arriva ad avere una respirazione piena e naturale che arriva e parte dal Dantien. Il torace e l’addome si alzano e si abbassano contemporaneamente durante la fase di inspirazione e di espirazione, il corpo è rilassato e partecipa all’intero processo. La nostra energia interna viene fatta circolare e trasportata in ogni parte del corpo con gli stati d’animo che ci derivano dall’esecuzione dei movimenti della forma. Si ristabilisce l’innato equilibrio tra corpo, mente e spirito. Il respiro diventa così un’onda che si diffonde in tutto il corpo dall’addome. Ed è proprio in questa zona che ritroviamo la maggior parte delle nostre emozioni.

Il respiro diventa “sentire” se stessi e l’energia dell’universo che passa dentro e attraverso di noi.

TAIJI QUAN

 

Il simbolo del Taiji è iscritto in un cerchio. Infatti il cerchio è la forma che evoca associazioni simboliche come unità, continuità, rigenerazione, equilibrio degli opposti. Per maggior precisione e per rendere meglio l’immagine mentale, si dovrebbe parlare di una sfera dinamica tridimensionale.

La filosofia che sta alla base del Taiji Quan è taoista, sono infatti chiaramente ispirati al taoismo i principi che sottendono al bisogno di liberare le proprie energie e di armonizzarsi con quelle dell’Universo attraverso un incessante lavoro su se stessi che inevitabilmente e inesorabilmente porta ad un cambiamento. Secondo la definizione del vocabolario, cambiare significa “diventare diverso, trasformarsi”, e il bisogno di rendersi attivi in questo processo è quello che motiva la nostra vita spesso passando da fasi nelle quali lo desideriamo ardentemente a fasi nelle quali opponiamo resistenza.

Questo lavoro si concretizza attraverso “l’investire in perdita”, concetto molto difficile da cogliere per noi occidentali ma che, una volta percepito, è in grado di  cambiarci  radicalmente la vita. A questo proposito, un aspetto caratterizzante del Taiji Quan della famiglia Yang è quello di trasformare la difesa in attacco rimanendo morbidi come cotone che ricopre un centro forte come acciaio all’interno.

Partendo da una pratica fisica che implicitamente comprende la capacità di combattere attraverso una grande padronanza delle proprie forze e una grande capacità di ascolto dell’avversario, il Taiji Quan si pone tra le discipline interne come la via più importante di conoscenza interiore, di presa di coscienza di sé, delle energie dell’universo e del loro fluire.

 

L’Universo è Taiji, ma anche il corpo umano è Taiji: macrocosmo e microcosmo.

Chi pratica tende ad armonizzarli attraverso l’esercizio su di sé. Per realizzare questa armonia, è necessario mantenere il corpo rilassato e la mente intensamente concentrata; in questo modo si consegue anche una sempre maggiore consapevolezza.

 

Ecco il motivo per cui nel Taiji la lentezza è funzionale al movimento che deve essere espresso con calma e concentrazione.

Nella mia esperienza, il Taiji Quan si pratica partendo da tre semplici modi di esprimersi che appartengono ad ogni persona e rientrano sia nella realtà del modo fisico che in quella delle emozioni:

·        il ridere che corrisponde al sorriso interiore che sta alla base dell’atteggiamento interiore per ben praticare,

·        il silenzio che ci permette di sviluppare la propriocezione

·        il dialogo che corrisponde al rapporto con l’altro come in mani che spingono

 

Il Taiji Quan è un’arte molto antica che ha sempre riconosciuto che il pensiero è una produzione del cervello mentre la mente è in tutto il corpo.

 

Attraverso  il Taiji la persona impara e riesce