IL
SISTEMA NERVOSO
Per comprendere appieno il funzionamento della nostra persona durante l'attività fisica non possiamo esimerci dal conoscere il nostro corpo e soprattutto quella parte di esso più strettamente correlato alla parte immateriale della nostra personalità e cioè il sistema nervoso.
Vorrei chiarire che esso non è
la parte mentale (e tantomeno quella animistica) dell'individuo quanto uno
"strumento di essa".
E' attraverso il sistema
nervoso che percepiamo la realtà esterna, memorizziamo dati e soprattutto
comandiamo le azioni.

Il sistema nervoso (o
precisamente l'apparato nervoso) è costituito dal sistema nervoso centrale
(midollo spinale + cervello), dal sistema nervoso periferico (nervi che escono
dalla colonna vertebrale + nervi che escono dal cranio + gli organi di senso) e
dal sistema nervoso autonomo o vegetativo costituito quest'ultimo da
agglomerati di cellule nervose posizionate vicino al midollo spinale e nella
parte inferiore del cervello (tronco encefalico); la funzione del sistema
nervoso vegetativo è quella di controllare le funzioni corporee involontarie
soprattutto dei visceri come ad es. la secrezione delle ghiandole dell'apparato
digerente, l'aumento/diminuzione della frequenza cardiaca, la pressione arteriosa,
i movimenti del tubo intestinale, la dilatazione/restrizione della pupilla, la
secrezione di adrenalina (ormone secreto da una ghiandola posta in testa al
rene in grado di aumentare o diminuire l'attività di certi organi).
Semplificando molto, il sistema nervoso in tutto è composto da
tre parti:
l.
il sistema sensoriale
che raccoglie e analizza i dati provenienti dal corpo dall'esterno;
2.
il sistema
sensazioni
visive, uditive, olfattive, gustative, tattili, di dolore, di movimento e
posizionamento delle varie parti del corpo.
In particolare queste ultime possono farci
avvertire la posizione di un’articolazione, la tensione dei muscoli e lo
stiramento dei tendini, sensazioni molto importanti per
la percezione dei corpo durante l'attività
Queste sensazioni unitamente a quelle tattili e a quelle che
provengono dall'orecchio interno (relative
alla posizione
del capo rispetto alla gravità terrestre e
all'accelerazione del
corpo che vengono dette "vestibolari”)
formano la sensibilità
cinestesica"
di cui lo sportivo né è un grande cultore al pari
della sensibilità uditiva per il musicista
e di quella visiva
per il pittore.
3.
Il sistema di elaborazione
cioè l'integrazione delle
informazioni per
determinare l'appropriato comportamento
o pensiero astratto
valutando il messaggio sensoriale
(compercezione
della situazione ambientale).
La sensibilità proveniente
dalla periferia e i comandi per i muscoli viaggiano sotto forma di impulsi
elettrici attraverso i nervi. I nervi sono costituiti da miliardi di fibre
nervose che costituiscono singoli canali di trasmissione. Ciascun canale
sensitivo porta informazioni di una singola cellula dell'organo di senso da cui
proviene e ciascuna fibra nervosa
Se dovessimo iniettare un
piccolo impulso elettrico in un nervo sensitivo del braccio avvertiremmo delle
sensazioni nel braccio come se qualcosa ci toccasse o ci producesse
dolore. Se il nervo fosse
Il principio dell’elettro
stimolazione è simile.
La corrente elettrica viene
applicata sulla pelle con degli elettrodi collegati ad un alimentatore che
genera la contrazione muscolare agendo direttamente sul muscolo anziché sul
nervo
La contrazione muscolare
naturale infatti è generata dall'impulso elettrico che dal cervello attraverso
i nervi giunge al tessuto muscolare.
IL SISTEMA SENSORIALE
Dunque le informazioni vengono
raccolte dai vari organi di senso (vista, udito, corpo ecc.) e trasmesse
tramite i nervi sensitivi (spinali e cranici) al midollo spinale e da qui alla
base del cervello per poi essere proiettate sulla corteccia cerebrale dove
diventano sensazioni coscienti.
La corteccia cerebrale è la
parte del cervello più evoluta dove avviene l'attività piu’
discriminativa ed è sede della memoria.
Le sensazioni provenienti dal
corpo come quelle provenienti dalla vista, dall'olfatto e dall'udito vengono
proiettate sulla corteccia cerebrale in zone specifiche per ciascun tipo di
sensazione.
Esiste infatti la zona della
sensibilità visiva (parte posteriore dei cervello), della sensibilità uditiva
(parte laterale) e della sensibilità somestesica formata da quella cinestesica
più quella dolorifica e viscerale situata nella parte centrale della corteccia
cerebrale posteriormente ad una scissione trasversale dell'emisfero encefalico.
Da notare che la sensibilità
della parte destra del corpo giunge nella parte sinistra della corteccia e
viceversa .
Tutto il corpo ha una
rappresentazione sulla superficie di quest'ultima area della corteccia
cerebrale per cui ogni singolo punto di essa corrisponde a una ben definita
area del corpo.
Ad es. nella parte più mediana
della corteccia sensitiva si localizzano le sensazioni del piede, mentre
procedendo verso la parte laterale si localizzano quelle della gamba, della
coscia, dell'addome, torace, spalla, braccio, mano, dita, pollice, collo, lingua,
palato e laringe.
Da notare come le parti del
corpo più sensibili (mano, dita, lingua e laringe) sono più ampiamente
rappresentate sulla corteccia proprio perché necessitano di molte più cellule
nervose per gestire la sensibilità di questi organi che è la base di partenza
della coordinazione delle abilità più specifiche ed evolute della razza umana:
la manipolazione e la fonazione.
In un punto intermedio tra le aree di
sensibilità somestesica, uditiva e visiva c'è la
cosiddetta area integrativa comune o
area gnosica che riceve collegamenti, e dunque
segnali, da queste aree.
In questa area pertanto si integrano le varie
percezioni per assegnare alla situazione percepita dall'individuo un
significato generale; nell'area gnostica perciò si concentra tutta la
conoscenza dell’individuo probabilmente sotto forma di schemi logici, strategie
e dati astratti. Singolare è che per il 90% delle persone quest'area è attiva e
funzionante solo nell'emisfero ( cioè nella meta’ del cervello diviso
simmetricamente ) sinistro mentre la corrispondente area della parte destra è
privo di funzione specifica.
IL SISTEMA MOTORIO
Quando compiamo un movimento
controllato con attenzione i comandi per azionare i muscoli partono dalla corteccia
trasversale già menzionata.
Attraversano il cervello e
giungono al midollo spinale dal quale, seguendo i nervi specifici della zona
interessata al movimento, giungono ai muscoli.
Nella corteccia
Poiché, possiamo distinguere
almeno tre tipi di movimento, non tutti i comandi partono dalla corteccia
Da essa partono infatti solo i
comandi di movimenti molto controllati dalla coscienza come quando si compiono
movimenti fini di manipolazione o in fase di apprendimento di un gesto nuovo.
Ma l'individuo spesso si muove
secondo movimenti che conosce molto bene e su cui effettua solo un controllo
generale come ad es. quando guidiamo l'auto o camminiamo guardando le
vetrine;sono i cosiddetti automatismi.
I comandi per coordinare i
movimenti di tali azioni automatizzate partono dai nuclei di cellule nervose
site in zone centrali e profonde dei cervello (nuclei della base), discendono lungo il midollo spinale e giungono
ai muscoli attraverso ì nervi
I comandi partono al livello
del midollo spinale e quindi non provengono dal cervello.
Il riflesso si scatena con un
segnale proveniente dal corpo, il quale, tramite un nervo sensitivo, raggiunge
il midollo spinale, eccita una cellula nervosa apposita che fa partire un
comando di movimento ai muscoli della zona colpita dalla sensazione. Lo scopo
del riflesso è quello di sottrarre la parte del corpo dalla forte sensazione
per prevenire dolori o traumi.
Un riflesso che interviene
nell'attività
Particolari recettori presenti
nei tendini inviano il segnale che sono stati stirati troppo velocemente; tale
segnale giungendo al midollo scatena un riflesso di contrazione del muscolo che
rapidamente si accorcia per contrastare la forza che tende ad allungarlo.
Se il muscolo non è abbastanza
robusto oppure se è troppo forte e l'articolazione su cui agisce è bloccata
(per cui il muscolo non ha la possibilità di accorciarsi) si può incorrere
nello stiramento muscolare (o peggio ancora nello strappo dei tessuto).
Del sistema
Esso si collega con la
corteccia
Quando diamo un calcio occorre
applicare una certa forza, ma, una volta iniziato, il movimento continua finché
una forza opposta non lo arresta.
Ne’ la corteccia, né i nuclei
della base sono in grado di regolare la forza dei muscoli che determinano il
calcio (inibendo invece quelli che gli si oppongono sino a che l'azione non
termina con una inversione degli interventi muscolari).
Il cervelletto coordina dunque
l'azione agonista, antagonista o di tenuta dei muscoli ed è quindi responsabile
della regolazione delle escursioni/ampiezza dei movimenti e della loro
fluidità.
Non è responsabile della
coordinazione vera e propria dei movimenti che è invece una funzione cosciente
o sub cosciente della corteccia e/o dei nuclei della base dell'encefalo, i
quali programmano le sequenze spazio temporali di un movimento complesso (ad
esempio in una sequenza formata da passi, salti, calci e slanci delle braccia
di un balletto).
Inoltre al cervelletto
giungono segnali anche:
·
dai muscoli sul loro stato di allungamento e
di forza e dalle articolazioni (sensibilità
propriocettiva incosciente)
·
una copia del programma
e dai nuclei della base
·
dall'apparato di equilibrio sito nell'orecchio
interno circa la
·
posizione della testa riguardo alla verticale
gravitazionale e
alla variazione di velocità del corpo;
·
dagli occhi per fornire anche un quadro visivo
dei rapporti
·
del corpo rispetto all'ambiente spaziale
circostante (orientamento).
Con i primi due collegamenti il cervelletto
compara lo stato effettivo della periferia (cosa stanno facendo i muscoli e le
articolazioni) con quello che dovrebbero fare
(programma
Gli altri due collegamenti servono al
cervelletto per coordinare l'attività dei muscoli antigravitazionali (gambe e
schiena soprattutto) per il mantenimento dell'equilibrio. Durante uno
spostamento del corpo (es. durante una corsa in curva o un balzo laterale)
dall'apparato vestibolare sito nell'orecchio interno arrivano segnali di
cambiamento di velocità o di posizione rispetto alla verticale confermati
dall’analisi visiva (l'occhio cercherà di riflesso dei riferimenti spaziali
fissi su cui appoggiarsi), il cervelletto trasmette dei segnali ai muscoli antigravitazionali
per compensare ed evitare la perdita di equilibrio dovuta al movimento.
IL SISTEMA DI ELABORAZIONE
Una volta percepita una
situazione mediante il sistema sensoriale, l'individuo deve elaborare una
strategia comportamentale: un'azione o un pensiero astratto.
Le informazioni che giungono
al cervello quindi vengono comparate con quelle memorizzate da esperienze
precedenti. Questa comparazione sembra avvenire, anche se non unicamente, negli
stati più profondi della corteccia cerebrale e il risultato di tale
comparazione viene inviato alla corteccia
frontale dove ha sede il pensiero cosciente e, se la situazione ha un forte
contenuto emozionale (presente o paragonabile al passato), anche ad una zona
centrale dei cervello piuttosto ampia e complessa il sistema limbico dove hanno sede le
emozioni e i collegamenti di queste con l'attività viscerale (psicosoma).
Nell'area frontale della
corteccia avviene dunque il pensiero cosciente, la decisione di cosa fare, la
valutazione delle conseguenze del proprio comportamento e anche la
programmazione generale, l'intenzione e il fine dell'azione che l'individuo
vuole attuare in base ai propri valori, credenze, ecc. Dunque nell'area
frontale si decide una programmazione generale del comportamento per perseguire
un certo fine dell'azione, ma i singoli moduli di attività e la loro scansione
temporale sono coordinati dall'area integrativa comune (gnosica)
la quale a sua volta delega alla corteccia
Un esempio concreto può far
capire meglio. Un giocatore di pallacanestro riceve il pallone da un compagno.
L'atleta osserva la situazione
(area visiva) e percepisce che si trova il campo libero verso il canestro (area
integrativa comune); stabilisce di andare a canestro (area frontale) con la
seguente sequenza temporale di azioni: palleggio in corsa, salto e tiro a
canestro (area integrativa comune che richiama automatismi di cui il soggetto è
già padrone). La coordinazione di questi singoli moduli di movimento (corsa,
palleggio, salto e tiro) viene svolta dai nuclei della base, mentre la
regolazione fine delle distanze dal canestro e l'ultimissima parte del tiro
(uso del polso, della mano e delle dita) viene presa in carico dalla corteccia
Passiamo ora a considerare come avviene l'apprendimento a
livello nervoso. Sembra che avvenga il seguente meccanismo.
Quando un segnale passa attraverso delle connessioni (sinapsi) tra un particolare gruppo di
cellule nervose, esso lascia in qualche modo una traccia in tali connessioni in
modo che il passaggio in tempi successivi attraverso le stesse sinapsi sia
facilitato. Pertanto, quando nel cervello prende il via un certo programma
d'azione o pensiero questi creano della facilitazioni nelle sinapsi utilizzate
e ciò rende più facile il richiamo dello stesso programma o pensiero in un
momento successivo.
Questa traccia nelle connessioni tra cellule nervose sembra
essere influenzata dalla quantità di passaggi dello stimolo nervoso. Quindi
questo fa comprendere la funzione dell'esercizio nell'apprendimento in genere
(e quindi anche in quello
Infatti è noto che si apprende più facilmente una cosa
divertente piuttosto che una cosa noiosa, se si gioca contro una ripetizione
meccanica, se c'è un interesse.
E’ molto importante dare una definizione chiara di apprendimento
Con
apprendimento
miglioramento dell'armonia, della sincronia e
del ritmo
L'uomo
moderno si muove per interagire con l'ambiente, per modificarlo a proprio vantaggio
secondo un piano prestabilito; i singoli movimenti non rispondono ad esigenze
primarie come per gli animali, ma fanno parte di un disegno più complesso,
strategico, in cui non è l'effetto immediato del movimento ciò che veramente
conta, ma il risultato finale del muoversi.
All'interno
di questa logica non è più il movimento in se’ ad avere l'importanza maggiore,
ma la "coordinazione
Non
è più l'attività del muscolo alla base dei movimenti, ma la scelta, la concatenazione ed il controllo
dei diversi movimenti singoli, che vengono combinati fra loro in una
successione armonica funzionale: la "catena cinetica".
Il
movimento deve aderire il più fedelmente possibile alla volonta’
dell'individuo, che proprio attraverso questa corrispondenza ad altissimo
livello fra pensiero e azione riesce a comunicare le proprie intenzioni al
mondo esterno.
L'aderenza fra pensiero ed azione non è patrimonio naturale
dell'individuo, si apprende con l'esercizio fisico.
L'apprendimento
Quindi
si intendono comprese nell'apprendimento
Quando
si parla di apprendimento
Queste
caratteristiche consentono di eseguire movimenti sempre più rapidi, più precisi
e con risultati sempre più efficaci.
Tutti
noi, soprattutto nell'infanzia, apprendiamo come articolare singoli, semplici
movimenti in catene sempre più complesse e come innescare, con una sorta di
riflesso condizionato, per ogni singola evenienza, quella corretta fra tutte le
complesse catene cinetiche in nostro possesso; una volta appreso, tutto ciò
avviene ad un semplicissimo segnale di riferimento, che può essere esterno o
dettato dalla volontà.
Vi
sono movimenti complessi che fanno parte della memoria di movimento di noi
tutti: si pensi per esempio all'andare in bicicletta, insieme di movimenti e di
posture assai articolati, che a tutti riesce automatico e naturale, tanto da
poter essere attuato "pensando ad altro".
Si
pensi anche che detto movimento non è patrimonio genetico del nostro SNC: tutti
noi faticosamente abbiamo "imparato" ad andare in bicicletta,
impegnando la nostra volontà ed attenzione, oltre al nostro apparato loco
L'apprendimento
Questi
sono talmente complessi da far parte del patrimonio
Un
grande pianista, per esempio, ha un patrimonio di movimenti manuali sulla
tastiera assolutamente peculiare: molto vasto ed altrettanto raffinato.
Per
costruirlo sono stati necessari anni ed anni ed è necessario un allenamento
quotidiano per mantenerlo. Il ventaglio delle catene cinetiche a sua
disposizione, tutte perfettamente eseguibili (da lui) è talmente ampio,
complesso e variabile da rendere obbligatorio, per gestirle con estrema
padronanza, un loro "richiamo" continuo attraverso l'esercizio. Il
solo stare un giorno senza esercitarsi riduce in maniera riconoscibile
l’estrema fluidità della specializzazione
In
tutti questi casi, come in casi molto più elementari, si pongono tre domande:
1) dove risieda la
memoria del movimento,
2) a
quale evento (o serie di eventi) sia correlata' e
3)
quali siano le
strutture nervose che il cervelletto va ad
influenzare con
questa sua nuova capacità
La
seconda domanda può essere ulteriormente estesa: la memoria
·
un cambiamento di
connessioni sinaptiche?
·
una variazione nella sommazione spaziale e temporale dei collegamenti neuronali~
·
un cambiamento
biochimico dei neuroni?
·
oppure è un insieme di
queste cose e di altro, che non si riesce ancora ad individuare?
Alla
prima domanda si può attualmente
rispondere che vi sono chiare indicazioni di come la sede della memoria
Numerosi
esperimenti sull'argomento hanno chiaramente dimostrato come danni apportati al
cervelletto compromettano l'esecuzione di movimenti appresi ed automatizzati.
Il
riflesso vestibulo oculare ne è un chiaro esempio: si
tratta di (VOR) una reazione
Grazie
ad un apprendimento che consente di integrare fra loro le informazioni
vestibolari (sui movimenti del capo) e visive (movimenti degli oggetti nel
campo visivo e movimenti dello sfondo, sia rispetto agli oggetti che rispetto
al capo), questo riflesso è in grado di armonizzare dette afferenze,
inviando un unico ordine, congruo ed adeguato, ai muscoli oculo
Un
danno dell'archicerebello (lobulo flocculo‑nodulare)
abolisce completamente il riflesso, indicando in questa zona del cervelletto
una componente fondamentale dei circuiti oculo
Il
VOR non è presente fin dalla nascita, ma si sviluppa nei primi due mesi di
vita, fra il decimo ed il 60' giorno (Ito. 1984),
attraverso un apprendimento che porta ad un progressivo miglioramento delle
reazioni oculari.
Il
VOR è un chiaro esempio di come avvenga l'apprendimento attraverso un
cambiamento dei circuiti cerebellari.
Thach, Goodkin
e Keating (1992) hanno eseguito alcune importanti
ricerche a proposito.
Questi
autori fecero indossare ad un soggetto sano, che volontariamente si sottoponeva
all'esperimento, occhiali particolari, con lenti prismatiche, capaci di
invertire la percezione nervosa della direzione del movimento. Questi occhiali
proiettano verso destra un movimento che avviene nella realtà verso sinistra,
verso l'alto un movimento che di fatto avviene verso il basso.
Il
riflesso vestibolo oculare a questo punto non è più congruo, poiché
informazioni vestibolari e visive entrano in contraddizione. La conseguenza è
una sua riduzione progressiva, fino alla scomparsa totale nell'arco di 4‑5
giorni.
Nei
giorni successivi, se il soggetto continua ad indossare gli occhiali, il
riflesso vestibolo oculare ricompare, ma in maniera congrua con la distorsione
delle lenti prismatiche.
Il
riflesso, in altre parole, si è ricalibrato per
essere utile con il nuovo tipo di afferenze,
ritrovando la congruenza fra informazioni labirintiche (rimaste costantemente
invariate) ed informazioni visive (invertite). Vi è stato cioè un
apprendimento
In soggetti con deficit del lobulo flocculo‑nodulare
non si osserva assolutamente alcun riadattamento del VOR con gli occhiali a
lenti prismatiche ed anche la fase di abolizione del riflesso (se presente)
mostra notevoli anomalie.
Un
altro esempio di come il cervelletto giochi un ruolo fondamentale
nell'apprendimento e nella memorizzazione dei riflessi
In
un coniglio da laboratorio sottoposto a detto esperimento, dopo un certo
periodo di allenamento si può osservare la chiusura della palpebra al solo
presentarsi del rumore (anche senza il getto d'aria).
Il
riflesso condizionato non scompare con l'ablazione della corteccia cerebrale,
dell'ippocampo o di alcuna altra struttura encefalica sopratalamica,
ma è abolito da un danno della corteccia neocerebellare, oppure del nucleo
dentato od interposito.
L'ipotesi di lavoro iniziale è così confermata: il cervelletto
è determinante per l'apprendimento
Interessanti
sull'argomento sono anche i lavori di Miall Wter e Stein (1987) e Gilbert e Thach (1977) che hanno
studiato, nella scimmia, il tipico movimento di inseguimento visuo
Un
oggetto su di uno schermo deve essere seguito con una freccetta, che può essere
manovrata spostando, su di un tavolo, una sfera che la guida. La scala fra
movimento della freccetta e della sfera è regolata da un'apparecchiatura e può
essere liberamente cambiata dall'esaminatore.
L'esperimento
ha mostrato con chiarezza come, ogni qual volta venga cambiata la scala,
l'animale necessita di 10‑12 movimenti per ritornare alla precedente
precisione, per ricalibrare cioè il proprio progetto
Tutto
questo non avviene se vi è un danno del neocerebello.
In
questo caso, il ridimensionamento secondo la nuova scala non ha più luogo. La
scimmia ha ancora un movimento normale e anche l'inseguimento dell'oggetto con
la freccetta continua ad essere eseguito correttamente. Al variare però della
scala fra il pannello (manovrato dalla scimmia) e la freccetta, l'animale non è
più in grado di ricalibrare il movimento, che
continua ad essere effettuato secondo la scala precedente.
E’ il raccordo visuo/
Gli
esperimenti citati focalizzano con sufficiente chiarezza come il cervelletto
possa essere considerato il cuore dell'apprendimento
Gli
stessi sperimentatori hanno studiato, contemporaneamente ai risultati clinici,
anche il ruolo dei diversi sottosistemi neurofisiologici
cerebellari, chiarendone alcuni aspetti, ma senza risolvere il problema.
L'apprendimento,
di qualunque genere sia, rimane ancora un concetto astratto, molto lontano,
nella sua complessità clinica, dalle attuali conoscenze scientifiche neurobiologiche.
I
lavori di Gilbert e Thach
tuttavia, di Miall, Wier e Stein, di Sasaki, Genba e Mlzuno (1982) e di Ojakangas e Ebner (1992) hanno
dato importanti contributi all'argomento che è necessario conoscere.
Durante
l'apprendimento (anche se non tutti i dati sono in pieno accordo, è comunque
un'affermazione ormai sostenibile) vi è un transitorio aumento di frequenza di
scarica delle fibre rampicanti, in grado di provocare la comparsa di spikes complessi nelle cellule di Purkinie.
Gli spikes complessi, a loro volta, modificano la sensibilità
di queste cellule (riducendola) agli spikes semplici,
normalmente provocati dalle fibre muscose. La scarica delle fibre rampicanti è
temporanea, ma sufficiente a provocare una modificazione citoplasmatica
cellulare che consente a sua volta una riduzione permanente della sensibilità
della cellula di Purkinje alle fibre muscose.
Questa
sarebbe la base neurofisiologica dell'apprendimento
Non
si sa, per esempio, quali modificazioni biologiche intervengano nella cellula
di Purkinje in grado di memorizzare in maniera
permanente le variazioni innescate dalla scarica temporanea delle fibre
rampicanti.
Oggi
non si conosce nemmeno quale sia l'elemento determinante nell'innescare la
scarica delle fibre rampicanti, anche se si ritiene che sia la discrepanza fra
il progetto
Le afferenze spino olivari attivano
le fibre rampicanti che normalmente non sono attive, ma lo diventano in caso di
incongruenza fra progetto
La terza domanda pone un punto importantissimo per l'apprendimento
Soprattutto
grazie ai lavori di Sasaki Genba
e Mizuno, si ritiene oggi che l'apprendimento
Nonostante
il cervelletto abbia contatti altrettanto validi, qualitativamente e
quantitativamente, con tutte le altre strutture
Molto resta tuttavia ancora da indagare per comprendere anche
solo la combinazione più elementare con cui queste pietre fondamentali si
compongono fra di loro nella neuro fisiologia clinica del cervelletto.
Gabriele Frato’
Bologna 16 Giugno 2002