*Nei Dan* Bologna
Scuola Italiana Arti Marziali Interne
MAESTRO FLAVIO DANIELE
APPRENDIMENTO
E INSEGNAMENTO NELLE ARTI MARZIALI
di
ROBERTO
BENETTI
Bologna, giugno duemiladue
SOMMARIO
Parte Prima – Il Trinomio:
allievo/maestro/materiale didattico
Parte Seconda – La costruzione di
una mappa di percorsi di insegnamento/apprendimento
Conoscenza della zona del corpo
Quali sono i principi da applicare?
Parte Terza – La Pietra Filosofale
(il Sigillo mancante)
Nella mia attività di docente di
Di questo sono ancora convinto, ma è l’approccio al problema che va riconsiderato e analizzato più a fondo per non cadere in banali errori di valutazione e nel “peccato di autoassoluzione”. Infatti, spesso ad una spiegazione verbale o scritta da parte del docente e/o di un testo, per quanto chiara e precisa, non corrisponde necessariamente una comprensione da parte dell’allievo, altrettanto chiara e precisa; qualcosa si perde per strada.
Ritenevo che l’insegnamento della
Invece, da quando insegno Taiji Quan agli adulti, mi sono reso conto che i meccanismi di apprendimento/insegnamento sono molto simili e che, fermo restando le considerazioni esposte sopra, essi sono l’aspetto “esterno” del problema, ovvero “realmente” esistono ma rappresentano soltanto una faccia della risposta globale al problema.
Meccanismi sottili e sofisticati regolano l’altro approccio, quello meno visibile, meno descrivibile a parole, in quanto esso è basato più sulla percezione e sulla elaborazione individuale dei tre flussi di informazione corrispondenti alle risposte precedentemente individuate.
Con il presente lavoro cercherò di esplorare e di mettere in luce tali meccanismi riconducendoli alla dimensione “fisica” del problema, con l’intenzione di suggerire delle possibili tracce da seguire in un cammino di consapevolezza.
A questo proposito ho considerato
l’ultimo libro del M°
Le domande alle quali cercherò, sulla base della mia esperienza, di dare una possibile risposta si possono sintetizzare nel modo seguente:
· Qual è il ruolo dell’esperienza diretta dell’Allievo con il Maestro nel meccanismo dell’apprendere, e del Maestro con l’Allievo nel meccanismo dell’insegnare?
· Quanta importanza riveste l’ausilio di materiale didattico nel processo di apprendimento/insegnamento?
· Come si passa dalla lettura/visione/studio di un testo/videocassetta di Arti Marziali all’apprendimento di un principio/forma?
Verrà preso in esame in maniera analitica soltanto un percorso di lettura - apprendimento -insegnamento, quello relativo al segmento corporeo delle spalle e braccia; degli altri segmenti, in Appendice, sono riportate le pagine per un possibile percorso di lettura.

Fin da subito emergono tre elementi che interagiscono tra di loro:
Il Maestro o docente: che insegna all’allievo con l’ausilio del materiale didattico
L’allievo: che acquisisce conoscenze e competenze dal docente e dal materiale didattico
Il materiale didattico: lo strumento che i primi due attori usano nella loro rappresentazione.
I canali che collegano a due a due gli attori non sono sempre “puliti” e sorgono pertanto specifici problemi nella comunicazione.
Le problematiche che emergono determinano la necessità di costruire una mappa interattiva che colleghi la parola (scritta e parlata) al Corpo (inteso come manifestazione corporea), seguendo l’iter: Þ acquisizione dell’informazione da un materiale (es. libro o videocassetta) Þ interpretazione Þ comprensione intellettuale Þ comprensione gestuale Þ efficacia gestuale.
E’ necessario, quindi, sviluppare un processo didattico che affronti le difficoltà di insegnamento/apprendimento nella trasmissione di un sapere che non è soltanto cerebrale ma anche vissuto sul proprio corpo in quanto ogni corpo ha proprie capacità e potenzialità percettive.
In questo processo di apprendimento/insegnamento, è fondamentale per l’allievo conoscere e saper riconoscere nel Maestro, i Principi universali che sono all’origine di tutte le Arti Marziali, in particolare per quelle cosiddette “interne” (Taiji Quan, ecc.).
Si tratta dunque per il Maestro di tradurre costantemente i Principi nella loro manifestazione corporea indipendentemente dall’Arte marziale praticata, sia essa interna od esterna. Bisogna far capire che i Principi (per definizione) sono uguali per tutti ma la loro manifestazione nel corpo può variare a seconda della persona e dello stile praticato e quindi, del Maestro, non va copiato soltanto il movimento ma ne va compreso il percorso interpretativo dal Principio alla sua manifestazione.
Il Maestro o l’istruttore deve tener comunque conto delle diverse tipologie di allievi in termini di stili di apprendimento. La metodologia dell’insegnamento deve combinare tecniche e modalità diverse fra di loro, anche opposte, per coprire la maggior parte delle tipologie. Quindi, nell’insegnare una postura o un movimento, oltre ad una spiegazione razionale, scientifica, va affiancato un approccio intuitivo e sensitivo possibilmente basato su esperienze corporee già interiorizzate. Si può ricorrere ad immagini o forme verbali, che suscitino nell’allievo sensazioni immediatamente riscontrabili nel proprio corpo. La “spiegazione” deve estendersi a 360 gradi; la capacità del Maestro si riscontra anche da questo e non soltanto dalla sua competenza o abilità tecnica.
L’allievo, da parte sua, deve interpretare per sé tale percorso partendo dalla manifestazione scaturita dall’applicazione dei Principi. Deve sapere qual è il modo migliore per lui di apprendere e valorizzarlo, lasciarsi “penetrare” o meglio “permeare” dal Maestro, pur mantenendo la propria identità e personalità. Si devono creare le condizioni migliori per uno scambio “osmotico” fra Maestro e allievo, ma anche fra allievo e allievo; spirito di collaborazione ed una sincera voglia di apprendere con un buon pizzico di umiltà e pazienza completano l’atmosfera nella quale viene a crearsi il processo di apprendimento. Infine, l’allievo deve studiare, ovvero capire ed impegnarsi personalmente per interiorizzare i Principi.
(n.b: sembra
ovvio ma spesso questo aspetto viene sottovalutato o volutamente non
affrontato; ma non è questa la sede per affrontare questo argomento)
Nell’osservazione e nella ripetizione dei movimenti compiuti dal Maestro l’allievo attraversa una fase di imitazione nella quale la manifestazione esterna del movimento costituisce soltanto una faccia del movimento complessivo. Infatti le persone sono sostanzialmente simili fra loro nella media, pertanto non vi saranno differenze significative nella manifestazione corporea del principio applicato. Ma se, ad esempio, abbiamo un maestro piccolo di statura che esegue posizioni molto basse relativamente alle nostre dimensioni, il volerlo imitare solo dall’esterno richiederebbe uno sforzo inutile oltre che dannoso nel cercare di raggiungere le sue prestazioni.
Analogamente la lettura/visione di qualunque testo/video di Arti Marziali (in particolare per quelle interne), per essere utile e non soltanto una mera lettura di lettere e parole, o visione di movimenti, richiede una specifica capacità di traduzione-interpretazione-applicazione che equivale a quello che in palestra si cerca di imparare da un Maestro con l’esperienza diretta.
LA LETTURA DI UN TESTO STA ALLA SUA INTERPRETAZIONE NEL CORPO COME LA COMPRENSIONE INTELLETTUALE STA ALLA COMPRENSIONE GESTUALE
E’ importante, a questo punto, saper individuare e scegliere un testo/video che illustri in modo chiaro, preciso e comprensibile i Principi e la loro applicazione, nel nostro caso il già citato libro del M° Daniele e le videocassette di esercizi che lo completano.
Tornando quindi al problema iniziale, la domanda da porsi ora è la seguente:”adesso che ho un testo chiaro che capisco, come faccio a tradurlo, ad interpretarlo correttamente nella pratica man mano che lo leggo, e come faccio a fissarlo nel corpo e nella mente”?
PRESUPPOSTI
FONDAMENTALI SONO:
·
VOLERE APPRENDERE ED ESSERE DISPOSTI A
FATICARE ANCHE INTENSAMENTE
·
SAPER RICONOSCERE E SEGUIRE CHI, SU QUESTA
STRADA, E’ IN GRADO DI GUIDARCI.
Partendo quindi dal libro in oggetto, già una corretta comprensione del titolo ci consente di non fare un primo grande ed ingenuo errore: tenere separato il Corpo dalla Mente e dall’Energia non tenendo conto che formano un unico corpus indissolubile ed inscindibile pena l’incompletezza della mappa interpretativa (p. 61 … i tre poteri sono intimamente interconnessi…).
Lo studio di questi tre aspetti potrà anche essere effettuato separatamente ma l’interpretazione/applicazione dovrà avvenire considerandoli complessivamente (vedi p. 55 “Differenziazione ed integrazione”).
Quello che conta è capire quale percorso sia da preferire per raggiungere un risultato e soprattutto in che modo si costruisce un percorso di lettura/interpretazione/applicazione corretto e realmente efficace.
La lettura dovrà avvenire come se “entrassimo” all’interno del libro, di ogni singola pagina, fra insiemi di singole pagine, allo stesso modo in cui si entra in un ipertesto. L’approccio è di tipo multidimensionale in cui ogni parte di noi è coinvolta: gli occhi che leggono, il cervello che elabora, le mani che girano le pagine, il nostro corpo che cerca di applicare quello che la nostra mente recepisce, il tutto inserito nel nostro stato d’animo del momento.
La consapevolezza continua di questo processo è l’ingrediente base per la buona riuscita della lettura/studio/lavoro che stiamo effettuando.
Infine il percorso, affinché sia realmente efficace, deve essere reversibile ed il più possibile di facile accesso; quindi devo poter partire da un problema pratico di allenamento ed attraverso il libro comprendere come risolverlo e viceversa dalla lettura del libro comprendere i collegamenti fra le varie parti e riuscire a tradurle nella pratica.
UN ESEMPIO PRATICO: SPALLE E BRACCIA
Il percorso che verrà illustrato di seguito è soltanto uno dei possibili sentieri sui quali incamminarsi nella grande avventura di ricerca e conoscenza all’interno del nostro Essere. Esso va quindi preso come “esperienza” non come “legge” o “regola”.
Molte considerazioni qui espresse riguardano ovviamente qualunque altra parte del corpo; l’importante è avere sempre ben chiaro cosa vogliamo conoscere, scoprire, apprendere.
La domanda che ora mi pongo è:
“Voglio allenare ed usare correttamente gli arti superiori: come faccio ad orientarmi nel libro per ottenere una risposta completa e soddisfacente?”
Innanzitutto è importante conoscere bene la zona del corpo che ci interessa e scopriamo a pag. 65 che tutta l’impalcatura delle spalle poggia su una piccola articolazione, la cerniera sterno-clavicolare, la cui importanza a livello funzionale viene spesso sminuita a favore dell’articolazione scapolo-omerale (fig. B, p. 65).
La visione analitica delle spalle e braccia (arco superiore) sotto l’aspetto della loro “forma” viene descritto a p. 74 e scopro che il cingolo scapolare (composto da clavicola e scapola) dirige e controlla il movimento del braccio. Inoltre, a livello muscolare, un’eccessiva tensione muscolare del muscolo trapezio (muscolo superficiale) ed un insufficiente sviluppo dei romboidi (muscoli profondi la cui inefficienza determina le cosiddette scapole alate) impedisce un corretto coordinamento fra spalle e colonna vertebrale, creando un punto di rottura che può compromettere la stabilità dell’intero corpo.
Nel Tuishou (“mani che spingono”) se non si ha un buon controllo dei movimenti della scapola si finisce molto spesso a terra. Affinché ciò non accada bisogna che l’articolazione scapolo-omerale sia perfettamente sincronizzata con i fianchi ed il bacino; i muscoli fondamentali per questa attività sono il romboide per il cingolo scapolare e lo psoas per quello pelvico, essendo la giuntura lombo-dorsale il loro fulcro (p. 76).
Le braccia a loro volta sono collegate al cingolo scapolare, il quale è come “appeso” allo sterno, che a sua volta è collegato posteriormente con la colonna vertebrale per mezzo delle sette costole superiori. Le braccia sono dunque direttamente collegate alla schiena per mezzo dei muscoli trapezi superiore ed inferiore; infine il gran dorsale, partendo dal braccio e oltrepassando il diaframma, si attacca al bacino connettendo funzionalmente il braccio al muscolo pelvico. LA FORZA DEL BRACCIO E’ DUNQUE NELLA SCHIENA: ecco perché occorre che le spalle non siano sollevate e la schiena sia dritta, in accordo con la tradizione marziale che ritroviamo nei Classici del Taiji Quan.
Al termine di questa prima tappa nel mio percorso ho appreso che per rispettare la conformazione naturale del mio corpo devo:
· sensibilizzare l’articolazione sternoclavicolare fra sterno e clavicola
· rilassare i muscoli superficiali del trapezio
· sviluppare i muscoli profondi (romboidi e psoas)
· armonizzare parte alta e parte bassa del corpo
· attivare e potenziare il gran dorsale
A questo punto dovrò attivare/richiedere (a seconda che sia il Maestro o l’allievo il soggetto) una specifica serie di esercizi per raggiungere gli obiettivi evidenziati. A questo proposito possono essere molto utili alcuni esempi di esercizi tratti dalle videocassette del M° Daniele e la frequenza ai corsi tenuti dal M° Daniele o dai suoi istruttori.
Una volta acquisita la necessaria conoscenza della dimensione fisica della parte corporea che ci interessa, si devono definire le varie parti strutturali, perché una volta capito e definito il ruolo di ognuna, sia singolarmente sia nel contesto globale, sarà possibile impostare un razionale sistema di allenamento (p. 80).
E allora si scopre che l’articolazione scapolo-omerale diventa anche uno snodo di connessione di una rete di linee di forza, in cui lo sforzo muscolare risulta minimo ed il rendimento massimo (p.83). Vi sono dunque cinque linee di flusso che interessano le spalle: la linea che connette gli archi delle braccia e scorre lungo l’asse mediano di ogni braccio, la linea che scorre dalla mano sinistra al piede sinistro, quella che parte dalla mano destra al piede destro, e quella che va dalla mano sinistra al piede destro e quella che fa il percorso incrociato dalla mano destra al piede sinistro (p.84).
In conclusione so che:
il movimento
si trasmette lungo delle linee di forza ben precise
Abbiamo così una mappa più completa delle interazioni fra le varie componenti della zona che ci interessa; si tratta ora di capire in che modo il corpo umano si rapporta con lo spazio che lo circonda. Non è possibile però proseguire in questa analisi soltanto su una singola parte del corpo, in quanto i principi che si applicano in questa interazione sono uguali per qualsiasi sistema mobile.
L’analisi delle funzioni meccaniche di base del sistema mobile umano sono affrontate a pag. 85 e seguenti. E’ fondamentale comprendere che le 5 funzioni meccaniche di base (direzionale, equilibrazione, propulsione, distribuzione, ammortizzamento) nascono dal giusto rapporto funzionale tra le parti seguendo il principio degli opposti (Yin/Yang).
Altrettanto fondamentale è aver ben chiara la differenza strutturale e funzionale fra muscoli profondi e muscoli superficiali (p. 90-92). Infatti la maggior parte dei problemi di carattere muscolare, ma non solo, si possono ricondurre ad un uso non corretto di questi muscoli, o meglio ad un uso “attento” soltanto ai muscoli superficiali a scapito di quelli profondi. Questa “ignoranza” intellettiva e sensitiva di questo aspetto funzionale del nostro corpo determina errori a catena nell’esecuzione di qualunque movimento perché viene alterata la corretta gerarchia (il centro muove la periferia; l’interno muove l’esterno; ecc, come viene insegnato dal M° Daniele e dai Maestri cinesi della Scuola Neidan).
Di conseguenza solamente la pratica corretta, la pratica interna (Nei Gong) ci consente di sviluppare la forza elastica attraverso esercizi e metodiche specifiche per lo sviluppo di tale forza, chiamati in occidente “power stretching” (p. 93). La spiegazione del funzionamento di tale “ginnastica” ci fa capire il senso del titolo del libro: non si tratta soltanto di una benefica ginnastica psicofisica di allungamento passivo dei muscoli superficiali, ma di una potente ed intelligente attività mentale-energetico-fisica che coinvolge in maniera attiva e consapevole non soltanto i vari segmenti corporei sui quali stiamo lavorando, ma l’intera struttura Uomo a livello Fisico, Mentale ed Energetico. In ogni esercizio, ogni parte del corpo è coinvolta (“tutti per uno, uno per tutti”) per raggiungere non soltanto un generico Ben/Essere, ma per compiere il “Gesto” che, per essere definito tale, deve essere: globale, efficace, finalizzato (p. 95).
Solo allora
si può cominciare a parlare di Arte!
Una volta compresi la struttura e il funzionamento della parte interessata (in questo caso l’arco delle spalle/braccia), per impostare un corretto ed efficace sistema di allenamento devo basarmi su dei principi di base che mi assicurino la correttezza dei movimenti che eseguo e la possibilità di autocorrezione.
Prima di affrontare in dettaglio i cosiddetti “Otto Principi” è fondamentale chiarire il significato di alcuni termini comuni usati nella pratica del Taiji Quan e nel suo insegnamento (p. 111 L’insegnamento antico e il linguaggio di comunicazione). Infatti spesso vengono tradotti in maniera semplicistica termini come “rilassamento”, “morbidezza” , “durezza” , confondendo il loro significato letterale (significante) con quello più profondo (p. 114).
Queste precisazioni non sono frutto di una maniacale attenzione, ma rappresentano un tassello fondamentale per un corretto percorso di insegnamento/apprendimento. Vengono dunque esposti (da pag. 115 a 129), con un linguaggio chiaro e comprensibile al praticante occidentale, i concetti di “rilassamento”, “lentezza”, “morbidezza”, “elasticità e flessibilità”, “apertura e chiusura”, “pieno e vuoto”, “forza interna e forza esterna”. Senza una corretta comprensione di questi termini si rischia non soltanto di non progredire nella pratica individuale, ma di “trasmettere” e/o “acquisire” degli errori interpretativi. Trattandosi di principi questi si “fissano” nel corpo/mente e la loro correzione diventa ardua e dolorosa nel tempo.
Da pag. 134 vengono illustrati gli Otto Principi, ovvero quei principi tratti dai Classici del Taiji tradotti in un linguaggio a noi più comprensibile.
Tutti i principi hanno la loro importanza anche se non direttamente coinvolti nel segmento corporeo che stiamo esaminando, in quanto l’approccio è globale e non settoriale.
· Il primo è un principio universale e quindi necessario per continuare la mia ricerca: il principio delle tre forze (pag. 135), il principio che mi assicura stabilità, portamento e globalità e interconnessione dei componenti la mia struttura.
· Il secondo principio, le tre chiavi di controllo, riguarda in modo più particolare l’oggetto della mia ricerca: il controllo dell’arco delle braccia viene svolto dalla settima vertebra cervicale, che collega i due archi delle braccia legando insieme, in tensione dinamica la spina dorsale, le scapole, le spalle, le braccia i gomiti e le mani (p. 142). E’ naturale che le altre due chiavi, l’undicesima vertebra toracica e l’osso sacro, pur non essendo direttamente collegati alle spalle, sono fondamentali per la riuscita del lavoro. Questo perché… le chiavi sono snodi funzionali che interconnettono, controllano e gestiscono il gioco statico-dinamico della “struttura-uomo” nello spazio, il flusso del movimento attraverso il corpo, nonché la circolazione dell’energia nei canali. A pag. 146 la forza delle spalle deve scendere verso il basso come l’acqua di una cascata e riempire la parte bassa della schiena, stabilizzando la struttura fisica verso il basso; nel libro una figura illustra chiaramente di cosa si tratta.
· Il terzo principio, quello dei due sigilli, la forza del collo e quella dei reni, consente di potenziare la parte superiore del corpo; quindi devo lavorare sulla posizione del collo per sviluppare precisione nel movimento (p. 147).
· Il quarto principio (p.149), quello della forza dell’asse centrale (zhon ding jin), è la risultante dei primi tre in quanto su questo asse virtuale vanno a convergere tutte le tensioni dinamiche che lì si annullano, creando un perfetto equilibrio tra forza centrifuga e centripeta e consentendo lo sviluppo naturale e armonico dei principi che seguono: in particolare il quinto, il principio dei cinque archi.
· Il quinto principio (p. 151) è fondamentale per costruire un uso corretto delle spalle e braccia; infatti l’arco superiore è la fusione dei due archi delle braccia connessi fra di loro dalla C7 che si collega all’arco dorsale.
· Il sesto principio, quello della forza a spirale (zhan ssu jin), spiega bene il percorso e le modalità di trasmissione delle correnti di forza ed energia (p. 152 e figure), che partono dal bacino e raggiungono gli arti passando attraverso la colonna vertebrale, in particolare passando a destra e sinistra al di sotto delle scapole e dell’articolazione scapolo-omerale, dirigendosi verso le braccia e le mani.
· Il settimo principio, quello delle Sei armonie prevede il collegamento fra la parte alta e la parte bassa del corpo: quindi la mano sarà in armonia con il piede, il gomito con il ginocchio, la spalla con l’anca. Ma oltre a questo coordinamento sincronico a livello fisico, esiste …una “connessione strutturale interna” (armonia) tra il sistema muscolo-tendineo e osteo-articolare.(pag. 155), ovvero quando un muscolo si muove tutti i muscoli si muovono in armonia, le ossa sono allineate e connesse e si muovono con movimenti a spirale, e infine il sistema muscolo-tendineo deve lavorare in sintonia con quello osteo-articolare.
· La realizzazione delle sei armonie si sviluppa infine nell’ottavo principio: quello delle Sei direzioni. Con lo sviluppo della forza nelle sei direzioni …il corpo diventa una sfera di energia che ruota intorno al proprio asse di equilibrio (zhong Ding) e le varie parti strutturali si integrano funzionalmente tra loro bilanciandosi l’un l’altra: la parte alta con la bassa, l’anteriore con la posteriore, l’interna con l’esterna, il centro con la periferia, la destra con la sinistra. (pag. 157)
Con l’ottavo principio si raggiunge quella visione globale del corpo per la quale riesce difficile, nonché parziale o addirittura errato, considerarne una parte soltanto (nel nostro caso spalle e braccia) rispetto alle altre.
Siamo dunque al termine del nostro percorso di conoscenza relativo all’arco superiore (spalle e braccia). Nell’impostare o nel ricevere un insegnamento dovrò dunque tener conto di tutti gli elementi emersi nel corso di questa “indagine”. Dovrò poter “entrare e uscire” da ciò che leggo, vedo e sento, dentro e fuori di me. Infine dovrò applicare tutte le qualità della mente (vedi p. 57) che mi consentano di attuare un corretto approccio al movimento che per essere completo dovrà rispettare la giusta gerarchia Yi ® Qi ® Li (Mente ® Energia ® Corpo).
Per gli altri segmenti corporei si riportano in Appendice i percorsi con le pagine da “collegare” per costruire un percorso di lettura/apprendimento.
L’INTERFACCIA, IL TERZO ELEMENTO OLTRE A NOI ED IL LIBRO/MATERIALE E’ IL MAESTRO.
Come visto nella
prima parte si è costituito un trinomio,
Maestro – Allievo –

Per un corretto funzionamento di questo trinomio è necessario introdurre una parola “magica” senza la quale ogni nostro sforzo di apprendere/insegnare in maniera completa risulterà vano: è la Trasmissione.
Per Trasmissione intendiamo un processo univoco di trasferimento di saperi, conoscenze, abilità dal Maestro all’Allievo non necessariamente mediato da strumenti, materiali o dall’uso e dalla percezione dei 5 sensi comuni.
Molti praticanti possono avere acquisito delle conoscenze attraverso lo studio autodidatta di libri, manuali e videocassette. Il livello raggiunto può anche essere discreto; ovviamente dipende dalle capacità di chi apprende e dal livello qualitativo del materiale a disposizione. Ma a questo praticante mancherà sempre qualche cosa: la trasmissione diretta di un sapere ottenuta attraverso il contatto reale e immediato con il Maestro/autore del materiale.
Nella trasmissione diretta esiste una conoscenza “invisibile” che il discente riceve e il Maestro impartisce, attraverso appunto la percezione diretta tramite “tutti” i sensi.
La trasmissione diretta è fondamentale e imprescindibile nel processo di insegnamento/ apprendimento; un Maestro può essere tale senza necessariamente produrre del materiale mentre l’Allievo per essere tale deve necessariamente seguire un Maestro.
Tornando al libro preso come manuale di riferimento, questo materiale cartaceo assieme alle videocassette che lo corredano, per quanto fatto bene, chiaro, esaustivo, non potrà MAI sostituire quello che il Maestro mi insegnerà attraverso la pratica sul campo con lui.
Il valore intrinseco di questo testo consiste nel permettere di ritrovare in esso ciò che il Maestro trasmette, accelerando, perfezionando e consolidando il processo di apprendimento.
Ecco perché è stato preso come esempio proprio questo libro, perché ciò che si trova in esso è ciò che il M° Daniele insegna nei suoi corsi. Attraverso la frequenza a detti corsi e con lo studio del libro, è possibile finalmente creare e vivere quella interattività di cui si parlava all’inizio.
Nella mia esperienza personale, ho potuto dunque “entrare” nel libro, nelle videocassette, scambiare con il loro contenuto, testare la comprensione sul mio corpo attraverso la frequentazione del Maestro, e infine correggere ed aggiustare il livello della mia comprensione/conoscenza sia intellettuale che corporea.
Ma al di là della capacità di apprendere e di insegnare il segreto più importante da scoprire è: praticare, praticare, praticare ancora e ancora praticare! Nessun Maestro potrà mai sostituirsi all’allievo in questo!
L’ISTRUTTORE INSEGNA – IL MAESTRO TRASMETTE
Riportiamo di seguito le pagine di una possibile mappa di lettura del libro del M° Daniele per le rimanenti parti strutturali del corpo: collo e testa, la colonna vertebrale ed il tronco, bacino, gambe e piedi.
“Collegando” fra di loro queste pagine, nel senso inteso nel presente lavoro, e ricercando al loro interno il segmento corporeo che interessa, si potrà effettuare uno studio interpretativo del lavoro da compiere sulle singole parti strutturali.
Le pagine sono soltanto indicative nel senso che altri percorsi sono possibili: dipende dagli obiettivi che ci si pone.
COLLO
p.66 Þ p.73-74 Þ p.85 Þ p.146 Þ p.148-149 Þ p.152-153
TESTA
p.33-35 Þ p.68-70 Þ p.73-74 Þ p.78 Þ p.81 Þ p.83 Þ p.91 Þ p.111-114 Þ p.148
COLONNA VERTEBRALE E TRONCO
p.25 Þ p.53 Þ p.56 Þ p.64 Þ p.68-69 Þ p.74-76 Þ p.78 Þ p.84 Þ p.86 Þ p.90 Þ
Þ p.92 Þ p.118 Þ p.137 Þ p.139 Þ p.142
BACINO
p. 64 –66 Þ p.69 – 73 Þ p.76 Þ p.78 –84 Þ p. 120 Þ p. 142 –144 – 146 Þ p. 149 Þ
Þ p. 151-152-153
GAMBE E PIEDI
p. 58 Þ p. 69 Þ p. 78-79 Þ p. 84 Þ p. 114-120 Þ p. 135-137 Þ p.142 Þ p. 148 Þ
Þ p.151-152 Þ p. 157 Þ p. 162 -163
Roberto Benetti è docente di
Per
informazioni: Tel. 0444 – 564863 E-mail: pmc.taichi@libero.it