di

Raffaele Martino

 

Aspetti posturali di base

La postura è l’atteggiamento assunto in condizioni statiche e dinamiche dal corpo umano per effetto di una contrazione involontaria della muscolatura scheletrica il controllo posturale consente l’ortostatismo attraverso un’adeguata contrazione dei muscoli antigravitari, grazie al controllo integrato dei muscoli flessori ed estensori nonché alla giusta elaborazione del movimento.

E’ grazie ad un adeguato controllo posturale che , pur perdendo l’equilibrio riusciamo a contrastare la caduta. Ogni movimento, quindi, può essere considerato come un cambiamento di postura e la postura come punto d’arrivo di ogni movimento. Il controllo della postura rappresenta dunque una funzione di estrema importanza, visto che un corretto funzionamento dell’intero sistema consente di ottimizzare la velocità, la forza e la precisione di un movimento, minimizzando la spesa energetica.

La postura è una funzione particolarmente sviluppata nella specie umana che, per la sua condizione bipede è stata costretta ad elaborare un sistema di controllo più sofisticato rispetto ad altri animali. La complessità del sistema è provata anche dal fatto che la normale postura eretta dell'adulto non è presente alla nascita, ma viene acquistata nel corso della vita: significato analogo ha il fatto che l’età avanzata è accompagnata in genere, da una minore efficienza del sistema di controllo che genera una graduale perdita della postura eretta.

Il controllo posturale è realizzato attraverso un complesso sistema di vie e centri nervosi , gerarchicamente ordinato, che comprende

recettori, centri di controllo ed effettori in grado di correggere eventuali variazioni garantendo comunque la condizione di equilibrio.

I principali recettori sono costituiti dall’occhio, dall’orecchio , dal piede, dalla pelle, dai muscoli dalle articolazioni, e dall’apparato stomatognatico Da questi le varie afferenze, giunte al sistema nervoso centrale, vengono elaborate e trasmesse alle catene muscolari, apparati esecutori. A partire da una disfunzione di uno o più recettori comparirà uno squilibrio tonico posturale e con esso il corteo di tensioni muscolari anomale.

La postura costituisce quindi un unico grande sistema in cui ogni componente è correlato funzionalmente al resto . Nel suo complesso funzionamento i muscoli rappresentano contemporaneamente gli effettori e i recettori e pertanto ci troviamo in presenza di un sistema cibernetico in grado di auto regolarsi ed autoadattarsi.


L’appoggio podalico

 

IL nostro corpo non è immobile , ma oscilla in permanenza secondo ritmi  particolari e complessi per conservare il proprio equilibrio . I meccanismi  che assicurano e regolano l’attvità posturale sono indipendenti dalla nostra  volontà come già detto.

I riflessi posturali mantengono una contrazione permanente (tono muscolare) antigravità di numerosi gruppi muscolari-scheletrici che controllano anche le articolazioni. il tono muscolare  è garantito  da circuiti  nervosi  che utilizzano informazioni  provenienti dalla periferia.

 

I principali recettori sono :

- Fusi neuromuscolari

- Organi tendinei del golgi

- Corpuscoli del Pacini

- Terminazioni Libere

- Recettori cutanei

 

E’ la rete di informazione proveniente da ogni  parte del corpo.

I propriocettori informano il S.N.C. della relativa posizione del corpo rispetto all’altra. Solo nel piede hanno in più la funzione del nostro corpo, rispetto alla forza di gravità.

Per questa ragione si dice che tutte le funzioni cinetiche nell’uomo cominciano  dai piedi. Coordinazione fine, precisione, velocità di esecuzione, potenza, efficienza dipendono dall'azione modulante dei piedi, attraverso contrazioni muscolari toniche (movimenti lenti) e fasici (movimenti rapidi).

Mi sembra sin troppo evidente la correlazione con la pratica del “ Tai-chi” ed in particolare con lo studio della forma.

Tornando al piede per anni ci si é preoccupati di farlo appoggiare al suolo in modo corretto. Ma spesso i problemi che originano dal piede non sono risolti con il plantare. In una ricerca fatta su atleti si è scoperto che nessuno ha i piedi perfettamente uguali, ma tutti fin dalla nascita usiamo scarpe perfettamente uguali. In questo modo il sistema nervoso è ingannato dalle informazioni che riceve.

Per anni interpretare diverse pressioni come reale spostamento di peso ed altererà tutte le catene per un movimento che non c’è.

 

Adattando le scarpe ai piedi, e non viceversa, è stato sperimentato su un atleta di livello internazionale che il peso si distribuisce sui due appoggi con uno scarto di 600 g. fra dx e sx. Lo stesso , con scarpe uguali, ha uno scarto di ben 5,6 Kg. L’esame è stato effettuato con pedana stabilometrica elettronica.

E’ abbastanza evidente lo squilibrio e la disarmonia che ciò può provocare .

 

Questo breve excursus sul piede ci  permette di correlare quanto detto  con gli insegnamenti dei maestri in proposito. A partire da  Wang Hao Da a George Xu a Flavio Daniele, la parola chiave è: “Radice”.


La spina dorsale

 

La colonna vertebrale  è l’asse del corpo umano, serve da astuccio protettore  al midollo e alle radici che ne emergono, sostiene  i visceri  che le sono in un certo  qualche modo  aggrappati e sorregge  la testa  e la cintura scapolare. E’ un asse flessibile  composto  da vertebre articolate tra loro. L’insieme si può deformare pur restando rigido. Si è paragonata la colonna ad un albero  di nave, posato sul bacino, che sorregge una grande trave trasversale: la cintura scapolare. Infatti ad ogni livello resistono tiranti legamentosi e muscolari disposti come le sartie delle navi. Tutte queste strutture adattano istantaneamente ed automaticamente la  loro tensione  a seconda delle esigenze di equilibrio.

 

La colonna si compone  di 24 vertebre libere:

7 cervicali, 12 dorsali, 5 lombari alle quali  si aggiungono 5 sacrali saldate e le 3 coccigee. Nella figura che segue si possono apprezzare le tre curve :  due lordosi e una cifosi.

L'entità delle curve  è misurabile  con “l’indice di  Delmas “  sintetizzato in questa formula: I.D.= hx100/L :

 

con  H = altezza della colonna

e L = lunghezza totale della colonna   

               .                                   

L’indice medio è 95; un indice superiore a 95 indica un “rachide statico ( curve poco evidenti) mentre un indice inferiore a 94 indica un “rachide dinamico”(curve accentuate).

Paragonando il rachide ad una colonna elastica a curve alternanti, si può dire che le tre curve la rendono dieci volte più resistente.

La legge che regola le colonne elastiche si enuncia in questo modo:

“se  “n” è il numero delle curve e 1 (uno) la resistenza del sistema rettilineo , la resistenza del sistema a curve alternanti è uguale a: n² +1.”   

Dove nel caso della colonna vertebrale R= 3²+1=10.

E’ difficile dire che questa legge si possa applicare alla lettera al rachide , tuttavia offre un esempio efficace del ruolo delle curve.

 

E’ merito di H. Junghanns e Shmorl aver considerato gli elementi di congiunzione tra le vertebre adiacenti come un tutto indissolubile nella funzione, definito come “segmento mobile” che comprende il disco, le articolazioni interapofisarie e il sistema legamentoso di connessione.  

 

La colonna vertebrale è costituita da 23 “segmenti mobili” rappresentanti ciascuno un’unità mobile del rachide.

Questi segmenti o articolazioni intervertebrali formano un sistema unico nel senso che qualsiasi perturbazione meccanica a carico di uno dei suoi elementi si ripercuote sugli altri. Le si influenzano reciprocamente: una iperlordosi lombare induce una cifosi dorsale  e una iperlordosi cervicale.

 

 

Movimenti del rachide

 

La colonna  cervicale  è il  più mobile di tutti  i segmenti rachidei  le ragioni sono sono:

a)  lo spessore dei dischi in rapporto  a quello del corpo  (1/3  per la

     cervicale , 1/3 per la dorsale , 1/3 per la lombare;

 b) La piccola dimensione  dei diametri anteroposteriori  e traversi  in

      rapporto all’altezza del corpo;

c)  La particolare anatomia  delle prime due vertebre (atlante -epistrofeo)

   che formano la cerniera cranio - rachidea

 

Al contrario a livello del rachide dorsale l’altezza dei dischi è scarsa in rapporto ai corpi, il che non è un elemento a favore della mobilità. Quando il torace è elastico, come nel giovane, la rotazione è ampia  per poi ridursi con l’età fino a diventare un blocco.

 

La pratica  per le  correzioni posturali

 

La pratica del” tai chi  può essere  molto utile, se ben fatta, per prendere coscienza di alcuni vizi posturali molto diffusi, ed eventualmente correggerli. Gli esercizi di Nei gong oppure l'allenamento della forma, anche la più semplice (24 movimenti stile Yang), sono già sufficienti per questo scopo. E’ importante a questo proposito essere ben seguiti ed applicare i principi base, costruendo poco per volta una nuova dimensione fisica. Molti praticanti avvertono questi cambiamenti e sono incoraggiati nella pratica.

Tuttavia, come insegnano i maestri, bisogna aver pazienza, lavorare lentamente sul proprio corpo lasciando sedimentare i cambiamenti  che  si registrano.

Infatti molti di noi  spesso cadono  nell’errore  di voler accelerare alcuni passaggi e in tal caso non sono rari, purtroppo,eventuali danni collaterali da TAI CHI  dovuti ad una pratica errata.

 

I principi del  tai chi, se ben applicati, non possono che produrre benefici.Il principio delle tre forze , i cinque archi , il potere del collo e quello dei reni, le sei direzioni, le armonie interne ed esterne e il chan su chin, al di là delle applicazioni marziali, concorrono a  creare una struttura stabile, forte e rilassata. In altre parole una postura corretta in tutte le unità funzionali sono coinvolte.

 

Conclusioni

 

In questa tesi sono stati evidenziati alcuni aspetti della postura umana sotto il profilo  strutturale  e neuromotorio. In realtà  la postura è risultante di diversi fattori che concorrono a determinarla.

In particolare in Kinesiologia, per convenzione  e semplicità, ne sono stati indicati 3 fondamentali:

·        L’aspetto strutturale

·        L’aspetto biochimico o metabolico

·        L’aspetto emozionale - psichico. 

 

Del resto, anche nelle medicine tradizionali orientali, l’atteggiamento posturale costituisce una indicazione importante per il medico. Attraverso di essa infatti, si possono individuare  il carattere, la biotipologia, il tipo di energia prevalente e lo stato emozionale. Quindi niente di nuovo  sotto il sole.

 

Le correzioni posturali devono dunque passare attraverso tutti questi aspetti.  E’ qui  che diventa interessante la pratica del “TAI CHI” che parte da una premessa molto semplice: costruire la struttura . A partire quindi dall’apparato muscolo-scheletrico si risale all’interno del corpo (tendini , legamenti, ossa ) fino al midollo e infine alla mente.

In questo modo il TAI CHI  si propone come una postura totale.

 

Appare evidente che bisogna percorrere diversi livelli di conoscenza: il principiante lavorerà a livello muscolare per poi accedere gradualmente ai livelli successivi. E’ un percorso lungo che richiede un impegno costante. Non bisogna porsi limiti di tempo né essere tentati da inutili e dannose scorciatoie.