Interpretazione
essoteria ed esoterica
del
Taiji-Quan
I maestri di tutte le scuole di Taiji-Quan, a prescindere dallo stile che insegnano, sono concordi nel ritenere il Taiji-Quan una realizzazione dinamica, attraverso movimenti fluidi e circolari, del simbolo del Taiji.
Taiji-Quan letteralmente significa “Arte del combattimento a mani nude della Polarità Suprema”. Taiji infatti vuol dire “Causa Prima - Motore del Cosmo” e, per estensione, “Intelligenza Universale”.
Quan è un suffisso che vuol dire combattimento “a mani nude” perchè ci sono anche il Taiji-Tao (sciabola) e il Taiji-Chien (spada), quindi combattimenti con un’arma.
Il significato di “Arte del combattimento” in cinese è più complesso e sottile che in Occidente. Non si limita ad una “lotta” solo esteriore, è anche una “lotta” contro l’inerzia profonda, la disattenzione e l’irresponsabilità degli uomini.
I testi Taoisti sulla cosmologia sono dispersivi e forniscono varie versioni, leggermente diverse tra
loro, sull’origine dell’universo. Una tradizione dice che dal caos originario - Wuji - stato di vuoto senza limiti antecedente alla creazione del mondo, prese corpo una sostanza superiore, il Taiji, simboleggiato da un cerchio vuoto, che divise il caos in due parti: pesante e leggero, terra e cielo, Yin e Yang, i due principi primari.
Tutto questo è rappresentato
dal simbolo TAIJI-TU, antichissimo, che fu ideato da un metafisico nell’ XI
secolo a.C. Il simbolo è costituito da un cerchio, il Taiji, diviso al suo
interno da una curva costituita da due semicerchi che dividono l’area interna
in due parti, una bianca, Yang, e l’altra nera, Yin, (fig. 1) che esprimono
concetti opposti ma paradossalmente anche complementari. Ognuna di queste parti
ha al suo interno un piccolo cerchio di colore opposto perchè
nello Yang esiste un po’di Yin e nello Yin un po’di Yang. La linea interna del
diagramma, che è curva, indica uno stato di
Un altro simbolo meno
utilizzato, ma che ha il merito di sottolineare il carattere relativo di Yin e
Yang, è la ruota di LaoTze o nastro di Moebius (fig. 2). Augusto Moebius,
matematico ad astronomo tedesco del 1800, è stato uno dei fondatori della
geometria proiettiva.
Fig. 1 - Il simbolo Taiji-Tu Fig. 2 - Il nastro di Moebius
Questo simbolo è una singolarità geometrica perchè, a differenza di un nastro chiuso ad anello che presenta due facce distinte: una interna -che si può chiamare Yin- e l’altra esterna -Yang - è invece, come si vede dalla figura, una superficie con una sola faccia che si ottiene unendo le due estremità di un nastro dopo aver ruotato di mezzo giro una di esse. Come si nota, è possibile passare dall’esterno all’interno del nastro senza passare per il suo margine.
Quindi lo Yin e lo Yang si susseguono trasformandosi con continuità l’uno nell’altro. Opposizione e complementarietà , relatività e movimento sono i caratteri fondamentali dello Yin - Yang, da non perdere mai di vista, quando si analizzano i loro aspetti più specifici. Infatti, se si sostiene che lo Yang è il caldo e lo Yin il freddo lo si può affermare soltanto rapportandoli l’uno all’altro e non in senso assoluto.
Dice Ho chang Kong nel commento al TaoTe Ching (Dao De Jing): “ Lo Yin e lo Yang producono i tre soffi - energia: il puro, l’impuro e il miscuglio; questi costituiscono rispettivamente il cielo, la terra e l’uomo”.
I soffi leggeri, più Yang, puri, salgono e formano il cielo; quelli pesanti, impuri, più Yin, scendono e formano la terra. L’uomo, il miscuglio, si trova in mezzo tra il cielo e la terra ed è soggetto alle energie celesti e terrestri. Il cerchio, il Taiji, esprime l’unità che contiene la dualità che simboleggia le forze fondamentali dell’universo. Infatti lo Yang è: il maschile - il sole - il cielo - il giorno - il positivo - il logos, mentre lo Yin è il femminile- la luna - la terra - la notte - il negativo - l’eros.
Ma nel simbolo lo Yang, bianco, ha in sé il germe dello Yin, nero, rappresentato dal piccolo cerchio e viveversa per lo Yin, nero, che contiene il piccolo cerchio Yang bianco. Questa è la rappresentazione simbolica del principio di relatività: non esiste il bianco senza il nero nè il nero senza il bianco; il piccolo cerchio interno esprime l’opposto che connette indissolubilmente le due parti.
Infatti, anche nell’essere umano sussiste l’estrinsecazione del principio generale dello Yin e dello Yang. Ogni uomo ha in sé una parte di ormoni femminili e ogni donna una parte di ormoni maschili. E ancora: la parte destra del corpo di ogni essere umano è generalmente considerata Yang e la parte sinistra Yin; parallelamente, nel simbolo, la parte destra sarà bianca e quella sinistra sarà nera.
Il piccolo cerchio nero nella parte destra - bianca - potrebbe rappresentare l’emisfero destro del cervello che è generalmente considerato la zona più creativa, intuitiva, irrazionale, sensitiva ed induttiva e quindi per analogia più femminile e che, come è noto, sovraintende alla metà sinistra del corpo.
Analogamente, il piccolo cerchio bianco, contenuto nella parte nera - Yin - del simbolo, potrebbe rappresentare l’emisfero sinistro del cervello, dove ha sede l’area della parola, della logica, della razionalità, della volontà e dell’iniziativa e quindi più maschile. Ovviamente questa parte del cervello sovrintende alla parte destra del corpo.
La parte esterna del corpo è generalmente considerata Yang, mentre gli organi interni Yin. Un’eccessivo sviluppo adiposo o muscolare esterno viene considerato dai cinesi dannoso ai fini dell’equilibrio fisiologico perchè: gli organi interni (reni, cuore, fegato, ecc.) sarebbero costretti ad un lavoro supplementare per mantenere l’avvenuto aumento di massa esterna e quindi si indebolirebbero.
L’essere umano, considerato anche sotto un profilo psicologico, ha in sé lo Yin e lo Yang che sono espressi dalle capacità e dalle manifestazioni del suo vivere quotidiano. Sono Yin: la personalità formatasi con l’educazione - la cultura - la tradizione - tutto ciò che si apprende dall’esterno e perciò, in ultima analisi, la ricettività e la passività legate all’apprendimento.
Sono Yang: l’individualità - il bagaglio genetico - le capacità ed i talenti innati, quindi caratteristiche
legate all’espansività e all’attività del suo modo di essere. L’uomo, essendo Microcosmo nel Macrocosmo, ha in sè in tutte le sue manifestazioni lo Yin e lo Yang perchè obbedisce alle leggi universali e non a quelle umane. L’uomo non può che essere un “microcosmo” che riflette in sè le leggi del “macrocosmo”: dove riflettere significa che la sua intima struttura è fatta in “analogia” con quella macrocosmica.
Il “Classico di medicina interna dell’Imperatore giallo” sintetizza in poche parole questi concetti affermando che “l’uomo deve rispondere sempre al cielo ed alla terra”: partendo da questa semplice frase, il rapporto macrocosmo - microcosmo può essere esplicitato in ogni aspetto della vita dell’uomo, sia quello biologico sia quello psico-emozionale relativo alla coscienza della propria esistenza, sia ancora quello etico, filosofico e religioso della ricerca della propria verità.
Il famoso Maestro Taoista Chang-San-Feng, seguace di Confucio, nel 1200 d.C. osservando la lotta di una cicogna, o di una gru, contro un serpente scoprì il valore del “cedere di fronte alla forza”. San-Feng, si tramanda, visse per 200 anni ed era in grado di fermare con una mano le frecce scagliategli dai suoi nemici. Egli inventò le tredici posizioni fondamentali del Taiji-Quan, corrispondenti agli otto trigrammi dell’Yi-Jing ed ai cinque elementi fondamentali. Con lui il pugilismo cinese si divise in due scuole: NEI-JIA, morbida o interna, legata al Taiji-Quan e WAI-JIA, dura o esteriore, legata alle arti marziali praticate nel monastero di SHAO-LIN.
Il Taiji-Quan era stato da lui concepito come disciplina fisica da affiancare alla meditazione per conseguire sia l’armonia con la natura che la salute e la longevità. Nato in seno al Taoismo ne rispecchia ancora oggi la visione della vita ed i principi fondamentali: “la ricerca dell’armonia degli opposti” tra le forze negative e positive Yin e Yang. Molti sono gli stili di Taiji-Quan oggi insegnati: Chen, Yang, Sun, Wu, ecc. Tutti sono comunque una elaborazione, dovuta ai vari maestri, della sequenza originaria messa a punto, a partire dalle tredici posizioni originarie di Chang-San-Feng, da Chen-Wang-Ting nel 1600 circa.
La sequenza veniva insegnata segretamente solo ai componenti della famiglia Chen. Narra la storiache un certo Yang-Luchan si fece assumere dalla famiglia come servitore con lo scopo di apprendere di nascosto la sequenza. Quando venne scoperto era diventato così bravo che gli fu concesso di insegnarla a sua volta.
Infatti la Forma Yang dei 108 movimenti deve il suo nome a Yang-Luchan. La sequenza viene anche chiamata “esercizio a solo”: in effetti pur essendo un’”Arte marziale” va eseguita da soli anche se praticata in gruppo. Non esiste un avversario contro cui lottare ed anche per questo è spesso chiamata “lotta contro le ombre”. Infatti l’applicazione pratica di ogni movimento mima una serie di parate e attacchi come difesa da un nemico immaginario. L’accento è messo sulla neutralizzazione delle forze d’aggressione più che su un’attitudine d’attacco.
Il gioco degli opposti, Yin e Yang, è espresso nell’esercizio in modo cinetico, circolare, da uno scaturisce l’altro: per esempio si arretra prima di avanzare, si va a sinistra prima di ruotare a destra e così via.
La sequenza di 108 movimenti stile Yang del Taiji-Quan può dare adito a diverse interpretazioni secondo le varie chiavi di lettura, così come avviene, per esempio, nella “Divina Commedia “ che nella sua accezione essoterica è il viaggio di Dante, guidato da Virgilio, mentre letta esotericamente diviene il percorso spirituale dell’uomo (essoterico: dal greco “esterno”, “destinato al pubblico”; esoterico: ugualmente dal greco “interno”, “riservato ai discepoli o agli iniziati”).
Nell’interpretazione “essoterica” della sequenza possiamo distinguere due aspetti: Arte Marziale e Ginnastica dolce - Psicofisica.
di questo aspetto si è gia accennato nel paragrafo precedente.
I benefici psicosomatici derivanti dalla pratica costante della Forma hanno indotto in questi ultimi anni molti medici a prescrivere il Taiji-Quan ai loro pazienti. Per questo motivo può essere visto come una “ginnastica dolce”. La postura particolare con cui si esegue il Taiji-Quan è un toccasana per i problemi di artrosi o ernia del disco. La postura corretta infatti richiede che il bacino e la testa siano mantenuti costantemente in retroversione per allineare le vertebre della colonna vertebrale dal sincipite al sacro. Persone con problemi di artrosi cervicale e lombare o con contratture muscolari dorsali ne hanno un grande beneficio dopo poco tempo.
I movimenti lenti e fluidi
della sequenza, che hanno il loro
Si può anche ottenere un passaggio di energie a livello superiore: infatti la concentrazione mentale necessaria per la pratica del Taij provoca, a tempi lunghi, una maggiore polarizzazione mentale riducendo le energie emotive ed affettive in eccesso.”
A conferma di ciò è noto che in Cina il Taiji-Quan è diventato la ginnastica nazionale, eseguita da giovani e veccchi, ed è utilizzata, non avendo controindicazioni, anche come terapia per cardiopatici. La costante attenzione della mente sulla sequenza durante l’esecuzione porta in modo naturale ad uno stato di calma e serenità che fa chiamare il Taiji-Quan “Meditazione in movimento”. La tecnica della Meditazione può avere modalità diverse a seconda dei gruppi e dei luoghi dove essa viene praticata; ma tutte le modalità portano allo stesso risultato: la pace interiore.
Ancora una volta possiamo utilizzare il già citato diagramma Taiji-Tu come espressione di questo
stato. La relazione tra la sequenza e la meditazione è espressa dal rapporto tra movimento,che possiamo considerare Yang - bianco e immobilità, Yin - nero.
Tale distinzione prende tuttavia in considerazione solo l’aspetto esteriore di questa relazione, perché analizzandola più a fondo troviamo che per l’esecuzione dei movimenti della sequenza (che devono essere fluidi e senza interruzione) è necessario una mente costantemente presente, concentrata, calma e tranquilla che possiamo definire Yin. Inversamente, nella meditazione, dove si è esternamente immobili e tranquilli, quindi Yin, è necessaria un’attiva attenzione, quindi Yang, per non rischiare di assopirsi.
In conclusione gli aspetti esteriori delle due pratiche (sequenza e meditazione) esprimono l’opposto dei loro rispettivi aspetti interiori: il proposito del Taiji-Quan è trovare la calma nel movimento, lo scopo della meditazione è cercare l’azione nella non - azione.
Il Taiji-Quan non è un sentiero infallibile per la conquista della pace interiore, non fa svanire in modo magico le pulsioni interne come l’ira, la paura o l’ansietà. La sua pratica costante porta inevitabilmente al contatto con il proprio io interiore, dando origine molto spesso ad una situazione di crisi.
Due sono le reazioni possibili: affrontare il proprio inconscio, prendere atto delle proprie pulsioni negative per cercare di superarle con l’aiuto anche del Taiji-Quan oppure rinunciare al Taiji-Quan. Quest’ultima scelta si verifica in seguito ad una reazione assai diffusa nelle persone che, di fronte ad una crisi esistenziale, per evitare di risolverla si creano, spesso inconsciamente, alibi e scuse nei confronti di se stessi e degli altri. Così si spiega come all’inizio dei corsi di Taiji l’affluenza sia elevata ma, poco tempo dopo, altrettanto frequenti siano gli abbandoni. In altre parole: “molti i chiamati, pochi gli eletti”.
Le ragioni attraverso le quali il Taiji-Quan opera una trasformazione emotiva e mentale nell’uomo e ne cambia lo stato di coscienza sono magistralmente espresse dal Dr. Piero Ferrucci, noto Psicosintetista ed allievo diretto di Assaggioli, nel suo libro “Esperienze delle vette”. Nel capitolo dedicato alle tecniche per la trasfigurazione del corpo egli analizza tutti gli aspetti attraverso i quali riti, Taiji-Quan, danza e Yoga conducono ad uno stesso stato di coscienza. Egli dice infatti:
“...Si basano (le tecniche) sul ritmo e la ripetizione di gesti. Movimenti ripetuti indefinitamente possono alterare lo stato di coscienza per il fatto stesso di essere ripetuti.”
Ed ancora: “...Costruiscono (le tecniche) con gesti e movimenti una realtà sottile: infatti questi movimenti non si esauriscono nella loro manifestazione fisica ma generano un campo psichico. Si basano sul principio che gesti e movimenti, anzichè lasciarci uguali a prima, evocano nel nostro essere immagini, pensieri, emozioni corrispondenti: quindi possono essere utilizzati per indurre serenità trascendentale, lucidità, presenza. Instaurano un nuovo rapporto col corpo che, da simbolo della nostra individualità e della nostra precarietà esistenziale, diventa il luogo in cui finito ed infinito coincidono”.
Nell’”Atto di volontà” di Roberto Assaggioli la seconda legge psicologica dice:
“Gli atteggiamenti, i movimenti e le azioni tendono ad evocare le immagini e le idee corrispondenti; queste a loro volta evocano o rendono più intensi le emozioni ed i sentimenti”
In altre parole, con dei movimenti coscienti e finalizzati si possono evocare e rafforzare stati interiori positivi e desiderati, quali serenità, lucidità e presenza.
Nel terzo ed ultimo libro di Grant Muradoff, dato alle stampe poco prima di morire, egli dice:
“.......In tutte le discipline interiori si comincia dove si è, per disimparare qualcosa (lasciare andare una tensione, un’abitudine, un pregiudizio, un’aspettativa). Il Taiji comincia direttamente dal corpo. Attraverso movimenti lenti ed infinitamente ripetitivi il corpo impara a lasciar andare. Il respiro si calma e rallenta l’eterno chiacchiericcio della mente. Si comincia così a muoversi con il proprio centro, calmi, leggeri, fluidi e diventa disponibile una grande energia. La mente deve essere sempre presente in ogni attimo nel Taiji. La concentrazione consapevole accompagna i movimenti e, come risultato, elimina i pensieri irrilevanti che tendono ad interferire. Ma, come sempre, quando l’azione diventa familiare ed abituale, la mente tende a vagare di nuovo.La struttura della sequenza lo impedisce: tutte le volte che una forma si ripete evolve poi verso una posizione differente oppure in una direzione differente nello spazio. Se la mente è altrove, il corpo tende a prendere meccanicamente la posizione sbagliata, ma è interessante notare che, non appena questo accade, qualcosa si scuote nella mente, richiama l’attenzione e fa riconoscere l’errore......
......La disciplina è indispensabile. Il cambiamento avviene lentamente attraverso innumerevoli tentativi. La pratica del Taiji inizia come un esercizio e diventa sempre più una fonte di armonia e di equilibrio psicofisico. Si entra nel movimento naturale: vuoto - pieno, leggero - pesante, dare - ricevere, inspirare - espirare, Yin - Yang, suono - silenzio.”
Grant Muradoff, nel suo secondo volume e precisamente nel capitolo Taiji-Quan come tecnica di movimento armonizzante dice “.......Il Taiji è sperimentalmente una delle discipline più idonee al conseguimento dell’equilibrio tra i vari aspetti dell’uomo. Inoltre, a mio avviso, può essere considerato una delle tecniche corporee più indicate nella prassi della Biopsicosintesi di Assaggioli.....”
E’ singolare la coincidenza
occorsami circa 25 anni fà: il giorno della mia prima
lezione di Taiji-Quan da Grant
Muradoff, conobbi una ragazza (anche lei per la prima
volta al corso di Taiji) che mi parlò in modo entusiasta di Psicosintesi
e dell’Istituto di Roma, dove lei, laureata in psicologia, faceva a quel tempo
la segretaria. Da quel lontano 1978 le due discipline,Taiji-Quan
e Psicosintesi, sono diventate parte integrante della
mia vita. Durante tutti questi anni più le approfondivo e più trovavo affinità
tra le due.
Per meglio chiarire questa affinità è necessario fornire alcune notizie sul fondatore della Biopsicosintesi, Roberto Assaggioli, e illustrare sinteticamente alcune caratteristiche di questa disciplina.
Roberto Assaggioli nacque a Venezia nel 1888; laureato in medicina si specializzò poi in psichiatria e si dedicò a studi di psicologia e filosofia. Dopo aver usato diversi metodi di psicoterapie (psicoanalisi, suggestione e varie tecniche attive) sviluppò un nuovo metodo che chiamò “Biopsicosintesi” e che utilizzò per la formazione e la ricostruzione della personalità degli individui. Dal punto di vista scientifico la psicosintesi si è sviluppata come una concezione integrale e dinamica dell’essere umano, come una psicologia “a tre dimensioni” che include non solo la personalità cosciente, ma anche i suoi aspetti inconsci, tanto in profondità (inconscio inferiore), quanto in altezza (supercosciente e Sé spirituale). Dal 1957 in tutto il mondo esistono Centri ed Associazioni Psicosintetiche che ne diffondono la conoscenza e ne applicano i metodi di terapia ed educazione.
Così, a seconda dei suoi diversi campi d’azione, essa può divenire:
· un metodo di autoformazione e realizzazione psico-spirituale;
· un metodo di cura per disturbi neuro psichici e psicosomatici;
· un metodo di educazione integrale.
Il metodo che verrà qui esposto e commentato è il primo dei tre.
Il significato più frequente attribuito all’autorealizzazione è quello dello sviluppo psicofisico, della maturazione, del risveglio delle potenzialità latenti e la loro manifestazione non include necessariamente quello che può essere definito il livello spirituale o transpersonale.
In psicologia la parola transpersonale o spirituale indica ciò che è al di là o al di sopra della personalità ordinaria. L’altro significato è la realizzazione del “Sè” transpersonale, cioè l’esperienza e la consapevolezza del centro spirituale del “Sè” che è molto superiore all’autocoscienza personale o “io”, che ne è il riflesso e la sua proiezione nel campo della personalità.
L’io può essere paragonato al centro di gravità o baricentro del corpo umano che non ha un riscontro fisiologico nel corpo stesso, così come il Sè può essere paragonato al Dantian, centro energetico per eccellenza.
D’altro canto un individuo può avere esperienze spirituali senza ancora aver sviluppato una personalità armonica e ben organizzate cioè senza aver terminato la sua psicosintesi personale. La psicosintesi si avvale di un vasto numero di tecniche attive per la trasformazione e la direzione delle energie psicologiche, il rafforzamento delle funzioni deboli o non sviluppate, il risveglio delle potenzialità latenti.
Le grandi tappe del processo di autorealizzazione, secondo Assaggioli, sono:
· conoscenza della propria personalità;
· possesso e dominio degli elementi che la compongono e scoperta o creazione di un centro unifi-
catore;
·
trasformazione o formazione normale della
personalità intorno al nuovo centro, ovvero Psico
sintesi vera e propria.
Per conoscere la propria personalità non basta fare un inventario degli elementi cher formano il nostro essere cosciente. Occorre, dice Assaggioli, avventurarsi nei bassifondi e negli abissi dell”inconscio inferiore” per scoprire i fantasmi e le immagini che ci dominano subdolamente, le paure e i conflitti in cui si logorano le nostre energie.
Sempre secondo Assaggioli, si deve poi anche esplorare l”inconscio medio” dove avviene l’elaborazione delle esperienze fatte, gran parte del lavoro immaginativo e la preparazione della futura attività ed inoltre l”inconscio superiore” da dove provengono le intuizioni, le ispirazioni superiori, gli stati di illuminazione.
Con queste esplorazioni si possono scoprire le attitudini non ancora manifestate, le più profonde e vere vocazioni. Molte sono le tecniche psicoanalitiche utilizzate in questa fase: associazioni libere da parole stimolo, studio dei sogni, disegno spontaneo e così via. All’esplorazione segue il possesso o dominio, cioè la padronanza dei vari elementi che vivono ed operano nell’individuo; solo così si può raggiungere l’armonia, la sicurezza, la vera salute nervosa e psichica.
Il metodo più efficace con cui si può acquistare tutto ciò è quello della “disidentificazione”. Dice ancora Assaggioli: “Noi siamo dominati da tutto quello con cui in nostro “io” si identifica. Noi possiamo dominare, dirigere ed utilizzare tutto quello da cui ci disidentifichiamo”. In questo principio c’è il segreto della schiavitù o della libertà.
Il primo stadio di questa tecnica consiste nell’affermare con convinzione e divenire consapevoli del fatto “io ho un corpo ma non sono il mio corpo”. Noi ci identifichiamo continuamente col nostro corpo e attribuiamo all”io” le nostre sensazioni fisiche. Noi diciamo “io sono stanco”, ma questa è un’eresia psicologica poichè è il corpo che è stanco e trasmette all”io” una sensazione di affaticamento.
Il secondo stadio consiste nel rendersi conto che “io ho una vita emotiva, ma non sono le mie emozioni, i miei sentimenti”. Quando si dice “io sono irritato” è commettere un errore di grammatica psicologica; l’espressione giusta è “vi è in me uno stato di irritazione”.
Il terzo stadio consiste nell’affermare: “io ho una mente ma non sono la mente”.
Una prova evidente che non siamo i nostri pensieri si ha quando tentiamo di dominarli o dirigerli su qualcosa di non interessante o di astratto: la mente rifiuta di obbedirci. Dunque se le mente si ribella al dominio dell”io” ciò significa che l”io” non è la mente.
Tutto questo dimostra che corpo, sentimenti, mente, sono strumenti di esperienza, di azione e percezione mutevoli e impermanenti. L”io” è diverso, è semplice, immutabile, cosciente di se: la coscienza dell’io è quello che distingue l’uomo dall’animale.
Alla fine dell’esercizio di “disidentificazione” si deve proseguire con quello di “autoidentificazione” che è il seguente: “io sono un centro di auto-coscienza, un centro di volontà e di pura consapevolezza. Io sono”.
L’ultima parte del percorso è la formazione o trasformazione della personalità vale a dire l’attuazione concreta della Psicosintesi. Quando si è infatti trovato l’io, o centro unificatore, può venire formata e costruita attorno ad esso la nuova personalità, unificata, coerente e organica. Tale opera si svolge attraverso vari tempi e stadi ed il primo di essi implica la visione del fine da conseguire cioè del tipo di personalità nuova che si vuole creare, del “modello ideale”.
Una delle tecniche fondamentali della Psicosintesi è proprio il “modello ideale”, che richiede la capacità di immaginare in modo vivido e preciso. Lo scopo di questa tecnica è quello di utilizzare il potere dinamico e creativo delle immagini soprattutto visive. L’immaginazione creativa produce qualcosa che prima non esisteva e tende poi ad esprimere nell’azione ciò che era stato immaginato e visualizzato.
Questo metodo mira a sostituire un “modello” umano superiore, ma attuabile, al posto di quelli già esistenti.
Dopo aver schematicamente esposto il percorso di autocoscienza secondo la Psicosintesi, è possibile tentare una interpretazione “esoterica” del Taiji-Quan mettendo a confronto il significato simbolico dei movimenti della sequenza con le tre fasi della Biopsicosintesi e con alcuni esagrammi dell’ Yi-Jing.
Taiji-Quan - Biopsicosintesi - Yi-Jing
L’analisi del significato simbolico dei nomi (tradotti dagli ideogrammi cinesi) attribuiti ai movimenti principali del Taiji-Quan , porta a leggerlo e a considerarlo come il percorso iniziatico dell’uomo. Il motivo è dovuto alla natura allusiva dei simboli ed archetipi che sottintendono qualcosa; inoltre essi sono caricati dell’energia degli uomini che li hanno pensati. Possono perciò essere considerati accumulatori ma anche trasformatori d’energia, poichè il simbolo introiettato produce gli effetti che rappresenta.
Jung ha infatti affermato che “il simbolo è lo strumento psicologico che trasmuta l’energia”. Il simbolo è un linguaggio universale perchè è il linguaggio della sfera invisibile dell’uomo. E’ al di fuori del tempo e dello spazio, delle razze e delle religioni.
La sequenza Yang dei 108 movimenti del Taiji-Quan è formata da tre parti: Terra - Uomo - Cielo.
I simboli principale della sequenza Terra sono:
· afferrare la coda del passero,
· la frusta,
· l’airone bianco apre le ali,
· spazzolare il ginocchio,
· il liuto,
· incrociare le mani (apparenza di chiusura).
Afferrare la coda del passero
Come in una composizione musicale il tema viene enunciato all’inizio, così all’inizio della sequenza afferrare la coda del passero può esserne considerato il tema: l’autorealizzazione individuale. Così come in un brano musicale il tema riemerge dopo variazioni e modulazioni, allo stesso modo nella sequenza il tema ritorna per otto volte per ricordare all’uomo di non disperdersi durante la sua ricerca ma di tenerne sempre presente lo scopo programmato. Il passero è il simbolo della leggerezza e della liberazione dalla pesantezza costituita dalla gravità. Riferito all’uomo è il suo sforzo per “afferrare” la leggerezza, simbolo degli stati superiori dell’essere, quelli spirituale, e liberarsi della gravità, simbolo della parte materiale, animale.
Da un punto di vista letterale, essoterico, è chiara la difficoltà di afferrare un uccello per la coda; a maggior ragione, esotericamente, ne è la difficoltà di liberarsi dai legami della condizione umana. Nel Taoismo gli immortali assumono figure di uccello per significare la liberazione dalla terra. E’ anche simbolo del mondo celeste, opposto al serpente, simbolo del mondo terrestre.
La frusta
Il movimento del corpo per effettuare la frusta corrisponde, secondo l’Yi-Jing, all’esagramma 49, Ko, che vuol dire “rotazione della Terra intorno al Sole che da luogo alle quattro stagioni”. La frusta è il simbolo del potere ed anche della volontà; inoltre è il simbolo dell’energia creatrice come il fulmine che vuol significare “la creazione che sorge dal nulla”. Nella prima parte la frusta si esegue come conclusione del tema iniziale e verrà poi ripetuta per un totale di undici volte nella intera sequenza. Può essere considerata un legame tra due argomenti diversi o come la conclusione di uno di essi; infatti viene eseguita prima della “scimmia”, delle “nuvole”, dei “calci” e così via.
L’airone bianco apre le ali
Secondo l’Yi-Jing l’airone corrisponde all’esagramma 22, Pi, che vuol dire grazia, bellezza della forma. In questo movimento le mani diventano le ali dell’airone. L’airone bianco, o anche la gru bianca, può essere considerato il tramite tra la terra e il cielo come dimostrato dalla posizione delle mani, una rivolta verso l’alto e l’altra verso il basso. L’airone è per i Taoisti simbolo di immortalità e per l’Oriente in generale simbolo di longevità. Il bianco è simbolo di purezza ma la testa rossa dell’uccello indica la presenza di potenza vitale, molto Yang. Il suo ritorno ciclico è sibolo della primavera ma anche di rigenerazione. La danza delle gru evoca nella Cina antica la capacità di volare per arrivare all’isola degli immortali.
Spazzolare il ginocchio
Nei Yi-Jing é l’esagramma 18, Qu, che significa “decadimento” o meglio “lavorare su ciò che è rovinato per rimuovere la fonte della decadenza”. E’ implicito nell’esagramma il modo di eseguire la forma che deve essere gentile “come il vento che soffia in un salice”. Questo, insieme ad “afferrare la coda del passero”, è uno dei movimenti ripetuti più volte nella sequenza.
Il liuto
Nei Yi-Jing è l’esagramma 17, Sui, che significa la “gioiosa attività di suonare uno strumento”. Il liuto è simbolo dell’energia cosmica. Nella Cina antica lo strumento era chiamato Pipa, spesso costruito in legno ed aveva cinque corde, corrispondenti ai cinque elementi: legno, fuoco, terra, metallo e acqua. A ciascun elemento i Cinesi hanno fatto corrispondere una stagione, un’animale, un viscere, un numero, un colore, un sapore, un punto cardinale, una nota musciale e così via secondo un sistema di equivalenza che può arrivare a comprendere tutto ciò che esiste sulla terra. Nella medicina cinese il liuto a cinque corde aveva la funzione di armonizzare l’attività del Qi dell’organismo e di equilibrare l’eccesso di energia Yang.
Incrociare le mani (apparenza di chiusura)
L’esagramma 36, MING 1, incrociare le mani, vuole anche dire “Passaggio dalla luce al buio” e “Il sole che sprofonda dietro la terra”. L’interno dell’esagramma significa che le due mani sono separate quando inizia il movimento e sono incrociate alla fine del movimento stesso.
Dice ancora l’Yi-Jing:
“...Prima lui si arrampica su fino al cielo, poi sprofonda nelle profondità della terra.”
Questo esagramma 36, che possiamo sintetizzare come “il tramonto del sole”, chiude la prima parte della sequenza ed è opposto all’esagramma precedente, il N. 35, CHIN, che è “il sole che sale dalla terra”, inizio della sequenza Taiji-Quan.
L’Immagine dice: “Così fa l’uomo superiore che vive con la grande massa, egli cela la sua luce ma brilla lo stesso”
Confrontando la sequenza del Taiji-Quan con la Psicosintesi si nota che ambedue i percorsi sono composti da tre parti per cui si potrebbe mettere in parallelo la terra che diventa conosci nella Psicosintesi ed analogamente l’uomo con possiedi ed il cielo con trasforma.
Le difficoltà che si incontrano
nel percorso iniziatico sono ben espresse dai simboli
che costituiscono i movimenti della sequenza Taiji-Quan.
I primi ostacoli che riguardano la coordinazione
Nella seconda parte della sequenza, l’Uomo, i movimenti analizzati simbolicamente sono:
· portare la tigre alla montagna,
· respingere la scimmia,
· l’ago d’oro in fondo al mare, aprire le mani a ventaglio,
· le nuvole,
· calci.
Portare la tigre alla montagna
Questo bellissimo movimento col
quale inizia la seconda parte della sequenza: l’uomo, ha una doppia
valenza simbolica: tigre e montagna. Il simbolismo della tigre è
vario: è un animale cacciatore perciò simbolo della casta guerriera;
rappresenta anche l’offuscamento della coscienza sommersa dai desideri
elementari e animali; la sua forza, però, è lo sforzo spirituale, quello della
fede. E’ quest’ultimo significato che in questo movimento si può prendere in
considerazione: la fede, lo sforzo spirituale per ascendere alla montagna.
Anche il simbolismo della montagna è molteplice e riguarda sia l’altezza che il
centro. In quanto alta, verticale, elevata vicino al cielo, la montagna
partecipa al simbolismo della trascendenza; e partecipa al simbolismo della
manifestazione in quanto centro di apparizioni divine. I saggi Taoisti si rifugiano sulla montagna quando lasciano il
mondo perchè essa è la via che conduce al cielo.
Nella pittura classica cinese la montagna è opposta all’acqua come lo Yang e lo
Yin, la prima spesso rappresentata da una roccia, la seconda da una cascata. In
definitiva, il simbolo più completo di portare la tigre alla montagna è considerare
quest’ultima come un punto di incontro del cielo e della terra, dimora degli
dei e termine dell’ascensione umana. Nella sequenza, infatti, afferrare la coda
del passero segue immediatamente il precedente movimento, quasi a ribadire la
volontà di perseguire lo scopo prefissato.
Indietreggiare e respingere la scimmia
L’esagramma 33, TUN, analizzato nei due trigrammi dà come risultato possibile sia “Indietreggiare e respingere la scimmia” che “La montagna sotto il cielo, l’immagine della ritirata...”. Il commento alla Decisione dice “La ritirata é successo”: ciò vuol dire che il successo sta nel ritirarsi. Il segreto del Taiji è nel rifiuto di usare la forza contro la forza. Dice ancora l’Yi-Jing: “Ritirati e attendi il momento buono per attaccare” : questa è l’essenza dell’auto-difesa secondo il Taiji.
Tra i molti significati della scimmia quello che più si addice a questo movimento del Taiji è il simbolo di una mente e di una coscienza che, incapace di concentrarsi, salta da un ramo all’altro, da un pensiero ad un’altro. Questo aspetto della scimmia corrisponde solo al significato superficiale del complesso simbolico rappresentato dall’animale: la scimmia cinese è in realtà un saggio iniziato che nasconde la sua vera natura sotto l’apparenza buffonesca. In contraddizione, la scimmia dell’iconografia cristiana è spesso l’immagine dell’uomo degradato dai vizi, in particolare dalla lussuria e dalla malizia. Forse la sintesi di queste tradizioni spesso contradditorie si potrebbe trovare nell’interpretazione che considera la scimmia come il simbolo delle attività dell’inconscio. Queste possono manifestarsi sia come forze instintive, degradanti e incontrollate -quindi pericolose- sia sotto forma favorevole ed inattesa dando un’ispirazione felice o una intuizione luminosa.
Questi due aspetti dell’inconscio, benefico o malefico, la fata e la strega, sono entrambi ugualmente irrazionali. Un simbolismo molto bello riguarda le tre celebri scimmie del tempio di Nikko, in Giappone: una si chiude le orecchie, l’altra gli occhi e la terza la bocca. Esse sono un’espressione di saggezza e quindi di felicità. L’immagine che danno le tre scimmie è il simbolo della “moderazione”, che rappresenta uno dei quattro pensieri-base della filosofia Taoista. Gli altri tre sono: bontà, armonia e calma. La chiusura delle tre porte: orecchie, occhi e bocca fa risparmiare le energie che sono in relazione con l’ascoltare, il guardare e il parlare. Lo scopo è quello di conservare e rinforzare i tre tesori: Jing, Qi e Shen, vale a dire l’essenza, l’energia e la mente-spirito.
Le orecchie, organo dell’ascoltare, sono collegate con le reni e quindi, secondo i cinesi, con Jing, l’essenza, la capacità vitale. Ascoltare troppo consuma l’essenza. Ciò vale sia per l’ascolto buono che per quello cattivo, vale a dire sia musica che rumore. Quello che consuma è lo stimolo a cui l’essenza è sottoposta, sono gli sbalzi emotivi che consumano. Se il cuore è in quiete esso è in equilibrio: nè troppa sofferenza nè troppa gioia, la felicità è nella quiete. Le persone stabili non si lasciano influenzare dalle notizie, buone o cattive che siano. Utilizzare per il Taiji-Quan la musica come sottofondo, cosa che fanno anche i cinesi, secondo l’idea taoista è sbagliato perchè la vibrazione della musica copre la personale vibrazione naturale: la nostra mente segue la musica che è un controllo esterno.
Guardare è collegato con gli occhi, con il “cuore-mente”, quindi con lo Shen: lo spirito. Vale per il guardare tutto quello che si è detto per l’ascoltare.
Parlare è collegato con la bocca, con i polmoni, e quindi con il Qi, il soffio-energia. E’ caratteristica la situazione che si crea in mancanza di energia: si fa fatica a parlare e la voce è flebile e priva di vigore. Anche per il parlare vale quando detto per l’ascoltare.
Una interpretazione psicosintetica della scimmia potrebbe essere quella dell’uomo che iniziando l’autoanalisi, attraverso la lettura del suo inconscio prende coscienza delle sue pulsioni elementari, gola, sesso, e dei suoi difetti. L’autocoscienza o il distacco possono essere simboleggiati dal fatto di indietreggiare per osservarsi, per accettarsi, per poi respingere la scimmia cioè cercare di modificarsi.
Secondo alcune scuole di Taiji-Quan e nel Taiji-Gong di Ma-Li-Tang “respingere la scimmia” viene eseguito nella terza parte della sequenza, il cielo, in modo diverso rispetto alla seconda parte. Mentre nell’uomo l’esecuzione della forma richiede poca rotazione del bacino, quindi si rimane in posizione quasi frontale, nella terza parte il bacino e di conseguenza il busto e le braccia sono più aperti, perciò lo sguardo può essere naturalmente diretto sia avanti che indietro. Riprendendo l’interpretazione psicosintetica, questa versione della scimmia potrebbe avere un doppio significato:
·
il guardare avanti e poi indietreggiare
rappresenta il passato, ciò che è stato, quindi l’autoanalisi
e la conoscenza dell’inconscio come nella scimmia della seconda parte;
·
guardare avanti e indietro potrebbe
simboleggiare l‘uomo che, avendo più fiducia in se stesso e
nel suo cambiamento in atto, guarda fiduciosamente al futuro e alla possibilità di collegarsi all’inconscio superiore, quello delle intuizioni.
L’ago in fondo al mare
Il mare è simbolo della dinamica della vita: tutto nasce dal mare e tutto vi ritorna; è il luogo delle nascite, delle trasformazioni e delle rinascite e rappresenta, con l’acqua sempre in movimento uno stato transitorio fra le possibilità ancora da realizzare e le realtà acquisite. Dalle sue profondità però sorgono anche i mostri: immagini dell’inconscio.
Secondo l’Yi-Jing l’esagramma 62, HSIAO-KUO, è l’ago in fondo al mare che analizzato da un punto di vista psicologico potrebbe rappresentare l’uomo che, andando nell’acqua alla ricerca della conoscenza la trova sotto forma di ago.
L’ago presuppone l’idea del cucire, dell’unione di parti tra loro sconnesse in un unico arazzo dal disegno logico. Ne consegue che l’ago, quindi la conoscenza, potrebbe essere lo strumento utile all’uomo per fargli superare l’indecisione o l’incertezza circa la strada da percorrere.
Il bellissimo movimento seguente , aprire le mani a ventaglio, potrebbe essere séguito e logica conclusione dell’ago in fondo al mare. Infatti, per i Taoisti, il ventaglio è in rapporto con l’uccello come strumento di liberazione dalla forma, come simbolo del volo verso il paese degl’Immortali.
Per l’Yi-Jing
è l’esagramma 26, TACH’U, e
l’immagine finale dice “Il cielo sopra la montagna”. Infatti l’essenza di
questo movimento è data dalle due mani che salendo dal basso, dal mare, vanno
in alto, sulla montagna, verso il cielo. Forse per questa interpretazione dell’Yi-Jing, secondo alcune scuole di Taiji-Quan,
lo stesso movimento della terza parte della sequenza, il cielo, viene
tradotto “spingere attraverso la montagna”.
Le nuvole
Questo movimento è relativo all’esagramma 3, CHUN, “Difficoltà all’inizio”. La lettura all’interno dell’esagramma dice: “le mani in movimento passano attraverso il ventre e si muovono tranquillamente come nuvole nel cielo”; e ancora “nuvole e tuono, l’immagine della difficoltà all’inizio. Così l’uomo superiore porta ordine nella confusione”.
Nell’antica Cina nuvole bianche o colorate si levavano sulle tombe degli Immortali, che salivano al cielo a cavallo delle nuvole. Le nubi rosse erano segni particolarmente fausti, anche Lao-Tzù ne emanava una come aura. Nella tradizione cinese le nuvole indicano la trasformazione che il saggio deve subire; quelle che si dissolvono nell’etere sono il simbolo del sacrificio che il saggio deve accettare rinunciando alla materialità mortale per conquistare l’eternità.
Il Maestro Chuang-Tzù, vissuto intorno al 300 a.C., diceva ai suoi discepoli che dovevano diventare simili all’etere, liberandosi dei sentimenti e dell’anima temporale.
Le nuvole sono anche simbolo del verificarsi delle metamorfosi, intese come modificazioni ed evoluzioni della loro essenza.
I movimenti delle nuvole vengono eseguiti nella sequenza tre volte: una nella seconda parte e altre due nella terza.
Secondo alcune scuole di Taiji-Quan il movimento delle mani nell’eseguire le nuvole è diverso in ognuna delle tre sequenze. Infatti nella seconda parte il movimento è semicircolare ed è eseguito all’altezza del bacino; è all’altezza del cuore ed ampio nelle prime nuvole della terza parte ed è piccolo e a livello della testa nelle ultime nuvole.
Secondo il simbolismo a cui si è accennato in precedenza, i tre livelli di esecuzione delle nuvole potrebbero corrispondere a ciò che il saggio deve abbandonare, a ciò a cui deve rinunciare nella sua metamorfosi. Le prime nuvole, eseguite all’altezza del bacino, perciò all’altezza dei chakra più bassi, più materiali, simboleggiano il distacco che l’uomo deve acquisire dal denaro, dal lusso, dal sesso, dal superfluo, da tutto ciò che non è utile per la sua crescita interiore. Le grandi nuvole della seconda parte, eseguite a livello dei chakra mediani, ovvero quelli dei sentimenti e delle emozioni, esprimono ciò che l’uomo deve trasformare: l’egocentrismo, l’indifferenza, il criticismo e l’autoasserzione devono tradursi in disponibilità e amore verso gli altri, in creatività e gioia. Le piccole nuvole della terza parte, eseguite all’altezza dei chakra della testa, ossia quelli delle facoltà intellettive, corrispondono alle trasformazioni che l’uomo deve effettuare sulle caratteristiche più nascoste e sottili: pessimismo in ottimismo, pragmatismo in libertà di pensiero, auto-commiserazione in auto-ironia.
Per poter divenire “saggio” l’uomo, a questo punto, dovrebbe cercare di raggiungere il distaccodalle emozioni, dai sentimenti e dall’attaccamento alle proprie convinzioni. Ovviamente le difficoltà nel distacco aumentano mano a mano che si sale di livello. E’ più facile, una volta iniziato questo cammino, avere meno interesse verso i beni materiali; ma l’attaccamento emotivo, la lode o il biasimo oltrepassano il livello fisico, fanno parte della personalità, dell’immagine di sè: da qui la difficoltà a distaccarsene.
Il movimento delle mani nelle nuvole a livello della testa potrebbe essere paragonato al tentativo diliberare la mente dallo schermo che impedisce di vedere la luce interiore ovvero lo scopo della ricerca. Lo schermo è rappresentato da una immensa rete di pensieri in perpetua agitazione e costante disordine; solo togliendolo si può diventare “spettatori” e raggiungere la luce.
Calci
L’ultima parte delle forma, l’uomo, è una sequenza di calci sia alti che bassi.
Per poter tirare correttamente dei calci, che abbiano una certa dose di forza, è necessario aver spostato il proprio baricentro per poter stare su una gamba sola; il che presuppone una perfetta postura di equilibrio su un solo piede che, radicato nel terreno, scarichi il peso del corpo sulla terra onde alleggerire e dare vigore all’altra gamba.
Il piede è secondo alcuni simbolo della forza dell’anima in quanto è il supporto della posizione eretta caratteristica dell’uomo. A questo punto della via che ha intrapreso l’uomo, trovato il suo baricentro - il suo sè -, e identificatosi con esso, è in grado di scoprire e tenere a bada le sue varie sub-personalità. Se prima si lasciava coinvolgere e si identificava con i ruoli che le sub-personalità gli imponevano: marito, moglie, genitore, insegnante, dirigente e così via, ora svolge gli stessi ruoli da spettatore, ben saldo e centrato nel suo sè, ciò che gli permetterà una maggiore obbiettività ed un minor coinvolgimento emotivo.
Dal suo raggiunto equilibrio sarà in grado di calciare e scacciare ciò che lo opprime e non desidera mantenere.
La terza parte della sequenza, il Cielo, è la sintesi e la conclusione delle altre due: contiene molti movimenti uguali alle prime due ed altri che sono specifici di questa sezione.
I simboli di seguito analizzati sono:
· portare la tigre alla montagna,
· separare la criniera del cavallo selvaggio,
· la ragazza di giada tesse e lancia la spola,
· il serpente che striscia,
· il gallo d’oro o il fagiano dorato,
· formare le sette stelle,
· cavalcare la tigre,
· girare e cogliere il fior di loto,
· tirare sulla tigre con l’arco.
Portare la tigre alla montagna
Il primo movimento della terza parte, il cielo, è identico all’inizio della seconda parte, l’ uomo. La ripetizione di questa forma simboleggia, rinforzandolo, il desiderio di trascendenza.
Separare la criniera del cavallo selvaggio
Il cavallo è uno degli archetipi fondamentali inscritti nella memoria di tutti i popoli. Gli psicanalisti ne hanno fatto il simbolo dello psichismo inconscio e anche dell’impetuosità del desiderio.
Una credenza associa il cavallo nero alle tenebre sotterranee, della terra o del mare. Figlio della notte e del mistero, perciò simbolo lunare, è portatore sia di morte che di vita, legato al fuoco ed all’acqua.
Nei testi buddisti i cavalli sono soprattutto il simbolo dei sensi aggiogati al carro dello spirito che trascinano disordinatamente se non sono guidati dal Sè, signore del carro.
In antitesi il cavallo bianco, simbolo solare, aggiogato al carro del sole diviene l’immagine della bellezza attraverso il dominio dello Spirito, il signore del carro, sui sensi. In questa accezione rappresenta l’istinto controllato, padroneggiato e sublimato ed è la più nobile conquista dell’uomo.
Il cavallo non è un animale come gli altri: egli è anche cavalcatura, veicolo; il suo destino è dunque inseparabile da quello dell’uomo: fra i due che rappresentano lo psichismo e il mentale si instaura un rapporto particolare, fonte di pace o di conflitto. Se cavallo e cavaliere sono in conflitto, la corsa intrapresa può portare alla follia o alla morte; se vi è accordo, la corsa diventa trionfale.
E’ in questo contesto che possiamo leggere “accarezzare la criniera del cavallo selvaggio” a questo punto della sequenza: l’uomo che ha trovato il proprio Sè interiore può accarezzare il cavallo, i suoi sensi, dei quali è diventato padrone e amico.
Il cavallo è per i cinesi un animale tipicamente Yang, e l’Yi-Jing gli attribuisce le qualità di forza e di rapidità.
La ragazza di giada tesse e lancia la spola
Questo movimento corrisponde all’esagramma 60, CHIEH, dell’Yi-Jing. Significa “limitazione - prescrizione” e il commento dice: “Il cielo e la terra hanno le loro limitazioni da cui derivano le uattro
stagioni dell’anno”.
Nell’eseguire questa forma si gira intorno a se stessi come una ruota di mulino ad acqua per un totale di quattro volte pari al numero delle stagioni dell’anno.
L’analisi dei trigrammi da l’immagine di una spola che si muove a sinistra e a destra in un telaio. Il telaio originario dall’Oriente è composto da due assi di legno sostenute da due montanti. Ne risulta un quadrato che simboleggia tutto l’universo: l’asse superiore rappresenta il cielo, quello inferiore la terra. La tessitura è un lavoro di creazione e la spola così come il telaio sono simboli del destino. Tessere perciò non significa solo predestinare ma anche creare, esprimere la propria sostanza come fa il ragno che produce le tela.
La giada, come l’oro, è carica di Yang, quindi di energia cosmica; è quindi dotata di qualità solari e imperiali indistruttibili. Secondo le credenza taoiste è considerata il nutrimento dello spirito e capace di assicurare l’immortalità. In medicina è considerata una panacea e la si ingerisce per promuovere la rigenerazione del corpo. La giada, per la sua bellezza, è l’emblema della perfezione e delle cinque virtù trascendenti: benevolenza, trasparenza, sonorità, immutabilità e purezza; ed anche di molte qualità morali: bontà, giustizia, sincerità, buona fede ed è anche simbolo del cielo e della terra. La sonorità della giada è l’eco di quella che regola l’armonia fra il cielo e la terra. In forma di cerchio con un foro al centro è infatti il simbolo del cielo. Si dice che la giada si formi nella terra per effetto del fulmine, cioè dell’attività celeste. Tale fecondazione cosmica è l’immagine della formazione dell” Embrione Immortale” da parte dell’alchimia interna.
Analizzato psicologicamente questo movimento, che segue immediatamente “accarezzare la criniera del cavallo”, potrebbe significare che l’uomo dal suo centro comincia a tessere la propria vita per creare nuovi preziosi accadimenti, ed è libero di muoversi nelle quattro direzioni dello spazio e nelle quattro stagioni del tempo. Non più soggiogato e vittima degli eventi ne è il padrone e il tessitore.
Il serpente che striscia
Il serpente e l’uomo sono l’inizio e la fine del processo evolutivo perchè il serpente, creatura fredda senza zampe nè peli, può esserne considerato l’inizio mentre l’uomo attualmente è il risultato finale del percorso genetico dell’evoluzione. In questo senso l’uomo e il serpente sono opposti ma anche complementari. Il serpente rappresenta un complesso archetipale legato alla fredda, vischiosa e sotterranea notte delle origini. E’ la vita nella sua latenza, lo strato più profondo della vita. E’ il potenziale da cui provengono tutte le manifestazioni. Il serpente gioca con i sessi: è maschio e femmina insieme, gemello di se stesso come i grandi Dei creatori che nelle loro prime rappresentazioni sono sempre serpenti cosmici. Egli abita le pieghe più profonde della terra e della coscienza.
Sul piano umano è uno dei più
importanti archetipi: esso è infatti simbolo dell’anima e della libido.Un
simbolismo particolare emana dall’Uroboros, il
serpente che si mangia la coda: è simbolo di manifestazione e riassorbimento
ciclico; è in unione sessuale con se stesso, come indica la coda infilata in
bocca; è perpetua trasformazione della morte in vita, poichè
i denti aguzzi iniettano il veleno nel suo stesso corpo; è la morte che viene
dalla vita e la vita che nasce dalla morte. L’Uroboros
richiama l’immagine del cerchio, ma in modo dinamico, come la ruota, in
apparenza immobile perchè gira su se stesso ma in effetti
infinito perchè torna sempre a sè.
Egli è pro
Il serpente si identifica spesso con il drago che è il simbolo del guardiano dei tesori nascosti, perciò il nemico da sconfiggere per prenderne possesso. Il drago cinese procura l’immortalità: i draghi volanti sono le cavalcature degli immortali e li portano in cielo. L’apparizione del drago corrisponde all’aumento dello Yang, alla primavera, al verde; il drago si leva nel cielo all’equinozio di primavera e sprofonda nell’abisso all’equinozio d’autunno. L’ambivalenza del drago è espressa dal fatto di essere Yang in quanto segno della primavera, dell’attività celeste e Yin in quanto sovrano delle regioni acquatiche; Yang perchè si identifica con il cavallo ed il leone, animale solari; Yin perchè, essendo metamorfosi di un pesce, si identifica con il serpente.
L’analisi junghiana della lotta tra il l’eroe e il drago lascia apparire il tema archetipo del trionfo dell’io sulle tendenze regressive. Nella maggior parte delle persone il lato tenebroso e negativo della personalità resta inconscio. L’eroe, al contrario, deve rendersi conto che l’ombra esiste e che egli può trarne forza; deve accordarsi con i suoi poteri distruttivi se vuole diventare forte per vincere il drago. In altre parole l’io non può trionfare prime di aver dominato e assimilato l’ombra: il drago è innanzi tutto in noi stessi. Dice Rilke: “Tutti i draghi della nostra vita sono forse delle principesse che attendono di vederci arrivare belli e coraggiosi. Tutte le cose terrificanti hanno bisogno di soccorso e sono in attesa del nostro aiuto”.
Il movimento del serpente che striscia è ripetuto due volte nella terza parte della sequenza: esso esprime la risoluzione degli opposti che nel primo “serpente che striscia”, dopo le nuvole di cui si è già scritto, risolve nel “gallo d’oro o fagiano dorato”, quindi dalla libido all’armonia tra spirito e materia.Mentre il secondo serpente, che è seguito dalle “sette stelle”, simboleggia l’anelito dell’anima verso la trascendenza spirituale.
Il gallo d’oro o fagiano dorato
Il gallo d’oro ha in Cina un ruolo particolarmente benefico: in primo luogo perchè il carattere cinese che lo designa è omofono di quello che significa “di buon augurio, favorevole”; inoltre il suo portamento e comportamento lo rendono adatto a rappresentare le cinque virtù:
· le virtù civili per la cresta, che lo fa somigliare a un mandarino,
· le virtù militari, per gli speroni,
· il coraggio, per il suo comportamento in combattimento
· la bontà, perchè divide il suo cibo con le galline,
· la fiducia con la quale annuncia ogni volta il levare del giorno.
Il fagiano è simbolo dell’armonia cosmica per il suo canto e la sua danza. Col ritmo delle stagioni il fagiano si trasforma in serpente e viceversa; il fagiano è Yang, il serpente Yin quindi essi sono il ritmo e l’alternanza universali. Come il gallo anche il fagiano è abbinato al serpente per il trasformarsi dell’uno nell’altro. Essi segnano una fase dell’evoluzione interiore ossia l’integrazione delle forze sotterranee sul piano della vita personale, in cui lo spirito e la materia si equilibrano in un’unità armonica.
Formare le sette stelle
Formare le sette stelle origina dall’esagramma 55, FENG, abbondanza. Il giudizio dice “sii uguale al sole a mezzogiorno” e si riferisce alle due mani incrociate a pugno sul petto. Il trigramma al secondo posto vuol dire “allora la stella polare può essere vista a mezzogiorno”. Le stelle polari sono un insieme di sette stelle ed il fatto di averle menzionate mette in relazione l’esagramma col movimento. Il commento all’esagramma fa il punto sull’aumento e la diminuzione di ciò che accade in natura:
“quando il sole è a mezzogiorno comincia a tramontare”.
Associando il numero 4, simbolo
della terra con i quattro punti cardinale, e il numero 3, simbolo del cielo, si
ottiene il numero 7 che è universalmente il simbolo della totalità
dell’universo in movimento; esso è anche la perfezione dei numeri Yang. Il 7 è
inoltre la somma di 4, simbolo del sesso femminile, e di 3, simbolo di quello
maschile; perciò è l’unione dei contrari, la fine del dualismo e anche il
simbolo di unità e perfezione, ossia dell’uomo completo. Nei racconti e nelle
leggende questo numero esprime i 7 stati della materia, i 7 gradi della
coscienza e le 7 tappe dell’evoluzione:
1- coscienza del corpo fisico: desideri placati in modo elementare e brutale;
2- coscienza dell’emozione: le pulsioni si complicano con il sentimento e l’immaginazione;
3- coscienza dell’intelligenza: il soggetto classifica, ordina, ragiona;
4- coscienza dell’intuizione: si percepiscono le relazioni con l’inconscio;
5- coscienza della spiritualità: distacco dalla vita materiale;
6- coscienza della volontà: il sapere passa nell’azione;
7- coscienza della vita: dirige ogni attività verso la vita eterna e la salvezza.
Le 7 stelle che formano l’Orsa Maggiore sono la dimora dei 7 Rishi, gli asceti simboli della saggezza e della tradizione primordiale. La costellazione è quindi nello stesso tempo la dimora degli immortali e il centro in cui si conserva la conoscenza tradizionale. La Stella Polare, che fu originariamente una stella dell’Orsa Maggiore, è la dimora del Taiji, l’Unità Suprema: ha un ruolo privilegiato nella simbolica universale perchè è il centro assoluto intorno al quale ruota eternamente il firmamento. In riferimento alla Stella Polare si definiscono le posizioni delle altre stelle, quelle dei navigatori, dei nomadi, ecc.; essa è anche chiamata trave, ombelico, porta del cielo, stella ombelicale del Nord. Se il primo serpente nella sequenza si trasforma nel gallo o fagiano dorato, perciò simbolo dell’armonia sul piano personale, il secondo si conclude con le sette stelle, con l’elevazione spirituale dell’uomo verso il Taiji, l’Unità Suprema.
Cavalcare la tigre alla montagna
Questo movimento è un simbolo molto potente perchè, oltre al significato già analizzato della tigre e della montagna, include quello del cavalcare. Cavalcare la tigre potrebbe significare aver sottomesso la parte animale dell’uomo riconoscendone però le sue qualità materiali ed avere la libera scelta di potersene servire all’occorenza senza esserne schiavi.
La tigre è anche simbolo della cavalcatura degli Immortali, il cui significato in questa sede potrebbe essere che “colui che cavalca la tigre può divenire Sciamano, oppure proseguire il viaggio verso la conoscenza completa”.
Psicosinteticamente questo movimento si potrebbe leggere come: l’uomo con la coscienza non più offuscata può diventare “spettatore” degli accadimenti ed inoltre essendosi disidentificato dalle sue varie sub-personalità ha la libertà di scegliere il ruolo da interpretare nella vita quotidiana.
Girare e cogliere il fior di loto
Girare il corpo ed eseguire il calcio del loto è per l’Yi-Jing l’esagramma 64. L’analisi dei trigrammi da come risultato: “gira l’intero corpo come una ruota, la perseveranza porta fortuna, il rimorso sparisce. Colpisci, così porti disciplina al Paese del Diavolo”. Colpisci, si riferisce al calcio indirizzato alla metà del corpo dell’avversario. Il trigramma K’an, il primo dell’esagramma letto iniziando dal basso vuole dire oltre che acqua e ruota anche “rene” che per i taoisti è il Paese del Diavolo. Il simbolismo del loto in estremo Oriente presenta numerosi aspetti: i principali derivano dalle particolarità di questo fiore che si distende sulle acque stagnanti.
Simbolo di purezza perchè pur nascendo da acque paludose non è macchiato da esse; è inoltre simbolo dell’apertura spirituale perchè, uscito dal buio, si espande in piena luce. Il bocciolo del loto rappresenta la manifestazione che esce dal caos primordiale - le acque stagnanti - e si schiude in superficie simboleggiando l’uovo del mondo, che contiene tutte le possibilità del cosmo, oltre a quelle umane essendo l’uovo anche simbolo del cuore umano. Perciò lo schiudersi del fiore di loto rappresenta al rottura del guscio dell’uovo cosmico ed anche l’apertura del cuore dell’uomo. Si può perciò dire che il simbolo essoterico del loto è la creazione in senso lato, generata dal seme primordiale nelle acque cosmiche: il loto è la terra che fuoriesce da quelle acque.
Esotericamente è il simbolo del piano spirituale all’interno del cuore.
Il loto tradizionale ha otto petali come lo spazio che ha otto direzioni ed è simbolo dell’armonia cosmica. E’ anche simbolo del tempo perchè sulla stessa pianta si trovano simultaneamente i semi, i boccioli ed i fiori che rappresentano il passato, il presente ed il futuro.
Gli orientali all’idea della purezza aggiungono al simbolo del loto quello della sobrietà e della rettitudine e ne fanno l’emblema del saggio che può rimanere puro e intatto in mezzo alla società e alle sue aggressioni senza aver bisogno di ritirarsi fuori dal mondo come un eremita.
Molti altri significati ha l’analisi del loto: la fermezza, data dalla rigidità dello stelo; la prosperità, data dalla rigogliosità della pianta; l’armonia coniugale, simboleggiata da due fiori che crescono sullo stesso stelo.
Psicologicamente il calcio del loto rappresenta la possibilità per l’uomo di esprimere tutte le sue potenzialità spirituali, avendo nel movimento precedente “cavalcare la tigre” sottomesso e superato le esigenze della sua personalità.
Il trigramma K’an, i reni, il Paese del Diavolo, sono la sede del Jing, dell’essenza ed anche dell’energia sessuale; il calcio del loto, che ha come bersaglio questa zona, potrebbe significare il superamento e la sublimazione del sesso, raggiunti dal saggio.
Tirare sulla tigre con l’arco
Molti simboli ci sono in questo movimento: la freccia, l’arco e la tigre della quale si è gia detto in precedenza. Il simbolismo della freccia è molteplice: è il superamento delle condizioni normali, infatti indica la direzione in cui si ricerca l’identificazione nel senso che, solo differenziandosi, un essere raggiunge la sua identità, individualità e personalità. La freccia è anche simbolo della conoscenza rapida, della decisione e della sintesi. Inoltre essa è simbolo degli scambi tra terra e cielo: in senso discendente è un’attributo della potenza divina sia come raggio di luce che come fulmine punitivo. In senso ascendente, significa la rettitudine che sfidando la gravità realizza la liberazione dalle condizioni terrene.
Associata all’arco la freccia è simbolo dell’amore ed è un attributo della tensione vitale: penetra nel centro come il principio maschile si introduce nell’elemento femminile. In senso mistico rappresenta la ricerca dell’unione divina; è inoltre simbolo del destino e nell’esoterismo religioso manifesta la volontà divina, l’autorità spirituale e il potere supremo di decisione. Teso verso l’alto, l’arco è anche simbolo della sublimazione dei desideri.
Il significato totale del movimento analizzato psicologicamente potrebbe essere che, dopo aver cavalcato la tigre, perciò sottomesso la parte istintuale dell’uomo, averla purificata con il calcio del loto, è necessario per poter diventare un iniziato tirare con l’arco sulla tigre, quindi eliminare completamente la parte più materiale per liberarsi della condizione umana.
Dice Jou Tsung Hwa nel Tao del Taiji-Quan: ...”Il principio del Taiji-Quan di usare l’immobilità nel movimento in modo da padroneggiare l’azione attraverso la non-azione, implica che ogni forma esteriore dovrebbe manifestare una percezione interiore di immobilità. Il fine è quello di diventare più tranquilli interiormente, allo scopo di influenzare l’esterno. Possiamo quindi concludere che il fine ultimo del Taiji-Quan è di passare attraverso una sempre maggiore comprensione dei suoi aspetti marziali e terapeutici, per giungere infine a un più alto livello spirituale che può condurre alla realizzazione del TAO.
Come disse Chang-San-Feng: se si pone l’accento solo sull’aspetto dell’Arte Marziale si perderà la parte più importante della filosofia del Taij-Quan.”
E’ molto tempo ormai che nella vita quotidiana il simbolo del Taiji mi
aiuta a ritrovare l’equilibrio e la serenità. Il principio di relatività, che
suggerisce il simbolo, è diventato parte della mia esistenza e la sua
applicazione fa parte dell’esperienza quotidiana. Caratterialmente, rispetto al
simbolo, ritengo di essere molto Yang, quindi positiva e dinamica: non amo le
cose ripetitive perchè mi annoiano. Eppure....il mio
punto nero ne bianco è proprio il Taiji-Quan: sono
più di venti anni che lo ripeto metodicamente, uguale a se stesso, senza
variazioni, con il piacere di riscoprirlo ogni volta.
Roma, 1 Aprile 2001
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