Ho iniziato a praticare Tai chi chuan una quindicina di anni
fa, credo come molti, copiando ed eseguendo le sequenze di movimenti che
venivano di volta in volta proposti.
Spesso l’attenzione veniva focalizzata sulla posizione delle mani più che sull’allineamento posturale della testa, del mento, o di tutta la struttura, e bastava cambiare insegnante o seguire in uno stage il maestro cinese di turno concorrente del precedente per vedersi cambiare la famosa posizione della mano corretta in prima istanza.
Il TCQ veniva descritto come “meditazione in
movimento” e da me era stato accettato con entusiasmo per quella aspirazione al
lato spirituale delle arti marziali giapponesi che si andava sempre più
perdendo perchè sempre più lanciate verso l’agonismo o comunque in versione
occidentale e competitiva. Non ultima la diminuita voglia di continuare a
prendersi colpi botte e distorsioni.
In questo primo approccio posso tranquillamente dire di averne tratto
gioia, rilassatezza e tranquillità mentale. Eppure
qualcosa di più profondo mi sfuggiva
sempre nelle continue ripetizioni delle varie forme Yang praticate.
Se il TCQ doveva essere un’arte marziale dovevano esistere comunque delle solide
fondamenta al di là di quella piacevole “ginnastica dolce”.
Il passato marziale d’altro canto portava ad un comportamento
schizofrenico, con posizioni sostenute e mantenute con una certa rigidità anche
solo di portamento che a dire il vero
doveva essere annullata, ma come evitare di fare la
figura di un ballerino senza niente togliere ai ballerini?
E’ in questa ricerca di marzialità che ho
incontrato sul mio percorso il maestro George Xu o chi meglio di lui è riuscito a fare da
tramite con la sua esperienza e
didattica –potremmo dire- scientificamente studiata: il maestro
Essendo ormai più di cinque anni che lo seguo con regolarità, posso
incominciare ad esporre e trarre delle conclusioni sul percorso intrapreso e
che mi auguro continui a portarmi felicemente in quella che poi risulta alla fine dei fatti una completa trasformazione di
corpo e mente: alchimia interna Nei Dan appunto.
“La gente pensa di sapere fare Tai Chi facendo I movimenti correttamente, e l’insegnante di TCQ aiuta in questa illusione se si concentra esclusivamente nelle tecniche del TCQ. In una scuola come questa , lo studente di TCQ perde la travolgente e “terribile” bellezza della vita Tai Chi.....la gente occidentale tende a compartimentalizzare la propria vita...ogni cosa che facciamo, preparare il caffé, dipingere un muro, portare fuori la spazzatura può essere un movimento Tai Chi.... noi non abbiamo alcuna “Via” (Tao) perchè le nostre vite sono vissute in compartimenti separati...noi esercitiamo il nostro corpo andando a lezione di ginnastica,..le nostre menti leggendo buoni libri....non facciamo mai incontrare la nostra mente, il corpo e lo spirito....il Tao consiste di due energie, lo Yin o Chi femminile e lo Yang o Chi maschile.Queste due energie scorrono attraverso l’universo come due grandi fiumi, qualche volta si uniscono nella loro corrente e qualche volta si separano per seguire differenti canali.Quando si uniscono e i due Chi si combinano, qualcosa viene prodotto....il Tao è un vasto oceano nel quale tutte le cose esistono.Le acque di questo oceano sono i due Chi e tutte le cose, animate e non animate, sono pesci che nuotano in mezzo a queste correnti di Chi. Quando capiamo queste cose, possiamo sintonizzarci con lo scorrere di queste correnti ed usarle per tuffarci nelle profondità o per spararci fuori verso limiti esterni” (*1)
Chiedo fin d’ora scusa se quanto segue può risultare
a volte grossolano, ma spero di potere essere comunque di aiuto per qualcuno
sul mio stesso cammino.
Esercizi, esercizi ed esercizi per acquisire sensibilità:
Punto primo: dimenticare quasi la forma . E qui viene la richiesta più dura per la mente ed il corpo. Nessuna serie infinita di sequenze e movimenti da sfoggiare a destra ed a manca con più o meno millantate capacità bensì: esercizi esercizi ed esercizi.
Il primo lavoro è stato quello di irrobustire e potenziare la strutttura interna della muscolatura, poichè non è vero che bisogna essere flaccidi come budini di panna cotta quando si pratica TCQ, così come non è vero che bisogna essre marzialmente ben piantati e irrigiditi nelle posizioni, perchè altrimenti ragazzi si vola via lontano nel primo scambio di Tui shou eccome se si vola!!
I muscoli interni sono quelli di cui non ci accorgiamo come quelli che sostengono il collo o avvolti attorno alla colonna vertebrale ad esempio, tutti muscoli che non necessitano di un lavoro tradizionale di “body building” per essere mantenuti in forma ed elasticità.
Possiamo separare idealmente il corpo in cinque archi principali (*2) due superiori delle braccia, due inferiori delle gambe ed uno della colonna che unisce i quattro precedenti e rappresenta il senso della verticalità o “Zhong din”.
Destrutturazione
del corpo: perdere qualcosa per strada piuttosto che sovraccaricarsi di altro:
Occorre tramite gli svariati esercizi descritti nei libri
e nelle videocassette di
Questi esercizi, di cui taluni peraltro già visti in altre arti marziali ed il più delle volte eseguiti con noncuranza e faciloneria, portano a prender coscienza delle singole parti del corpo per poterle poi separare sia fisicamente che mentalmente.
Se solleviamo il braccio di qualcuno e chiediamo conseguentemente di rilassarlo, capiterà spesso di vedere queste braccia ancora alzate a mezz’aria con una perfetta contrattura delle spalle a dimostrare il contrario.
Vi è quindi un assoluto bisogno di agire sia sul piano fisico sia su quello mentale perchè si abbia a sviluppare quella tanto ricercata integrazione corpo-mente, ovvero la consapevolezza dei propri gesti e del proprio corpo in ogni sua parte.
Importante: mollare tutte le tensioni, non sollevare le spalle o irrigidire la muscolatura, ma essere ”presente” nelle ossa nelle membra e nelle articolazioni col pensiero di questo fiume/oceano che è tutt’uno coll’universo (Tao) e con noi stessi nelle diverse parti in cui ci scomponiamo.
Gli esercizi in questione non vanno eseguiti
“stupidamente” !
Qualsiasi esercizio può essere eseguito solo dal corpo in maniera svogliata con la testa che pensa ad altro, con una posizione scorretta e non allineata e diritta del corpo e senza l’impegno di un’attenzione interna, una sorta di introiezione. Ad esempio se ruoto la parte alta del tronco con le braccia ciondoloni nel più classico degli esrcizi di scioglimento quello che posso ottenere è solamente un po’ di rilassatezza nelle braccia e nelle spalle (ma non è dettto) od un surriscaldamento delle mani per l’aumentata circolazione periferica. Un’altra maniera di eseguire lo stesso esercizio potrebbe essere una sorta di impegno “marziale” con relativo irrigidimento nelle spalle e nelle braccia con grandi colpi rotatori del tronco eseguiti con potenza nella ricerca di un’efficacia combattiva. Ma vi è una’altra via mai limitata e limitante di eseguire lo stesso esercizio con una continua attenzione (ogni volta differente) all’impegno di tutte le parti del corpo nella esecuzione, a partire dal contatto dei piedi che spingono e prendono nel contempo energia dal terreno attraverso il punto Yongquan (Rene 1) alla rilassatezza ed impegno del bacino, del collo...etc.
I testi classici ci dicono:
“..una volta in movimento il corpo deve essere leggero (Qing) ed agile (Ling) ovvero sciolto, naturale e confortevole... il corpo deve agire con tutte le sue unità (-che abbiamo precedentemente separato e riconosciuto singolarmente con i dovuti esercizi- mia nota) ed agire come una frusta morbida capace di manifestare la sua energia... la radice è nei piedi, (Jin o il movimento viene) generato dalle gambe , dominato (ovvero controllato) dalla vita e manifestato (ovvero espresso) dalle dita...” (*3)
la mente
dovrebbe continuamente indagare (o meglio osservare senza controllare o tenere
sotto controllo) il corpo nella sua acquisizione di scorrevolezza e
manifestazione del movimento. Ed il movimento stesso deve essere percepito come
massa d’acqua in movimento distinta e solidale nel
contempo.
“...su e giù in avanti e all’indietro, a sinistra e a destra,
E’ sempre lo stesso.
Tutto ciò viene eseguito da Yi (la mente),
non esternamente.” (*4)
“Secondo i cinesi ci sono due menti. Una chiamata Xin (ovvero il cuore la mente emotiva) e l’altra Yi (la mente della
saggezza).La mente emotiva (ovvero la menteYang) opera
come una scimmia, si muove qua e là, volubile, facilmente eccitabile,
impressionabile e amante del divertimento; al contrario la mente della saggezza
(la mente Yin) si comporta come un cavallo, nel senso che possiede molta
energia, ma sa controllarsi... il controllo della situazione dovrebbe essere
assunto dalla mente della saggezza... la coordinazione del corpo e della mente
può essere raggiunta solo attraverso una pratica continua e attenta
dell’arte...” (*5)
“...devi enfatizzare l’uso della mente nel controllo dei tuoi movimenti,
piuttosto che il semplice uso dei muscoli esterni. Devi anche seguire il
principio degli opposti del T’ai Chi: quando ti muovi all’insù, la mente deve
essere cosciente del basso; quando ti muovi in avanti, la mente deve anche
pensare di muoversi dietro; quando ti sposti a sinistra, la mente dovrebbe
simultaneamente notare la parte destra- così che se la mente va su, sta anche
andando giù....” (*6)
In questo processo di acquisizione di consapevolezza è molto importante che sia il corpo sia la mente abbiano memorizzato oltre ad una possibilità di azione e comando “limitato” e mirato nei vari punti del corpo, anche il senso della verticalità o centratura altrimenti detto “Zhong Ding” (*7)
Altrimenti è come essere inseriti in una
situazione casuale e caotica: il nostro muoverci senza cartina o sistema di
riferimento è solo perdita di tempo nei confronti del raggiungimento di un
obiettivo.
“..se Yi (la mente della saggezza) vuole dirigersi
verso l’alto,
ciò implica che bisogna considerare il basso...” (*8)
“..cos’è un pugno esteso?
(E’) come un fiume lungo ed un mare immenso,
continuamente in tumulto.” (*9)
Ecco quindi che dal primo lavoro di ascolto di noi
stessi possiamo iniziare ad interagire con i nostri partner per estendere la
sensibilità del nostro corpo in gioco col corpo del nostro partner, (Jin)
ascolto a livello del tatto di tutte le forze ed emotività trasmesse col
contatto. Il corpo può così cercare di iniziare a muoversi come un piatto di
una bilancia che soppesa le forze in atto, delineando
l’espressione della forza Yang
“maschile” “attiva” e la forza Yin “femminile” e forse impropriamente
chiamata “passiva”
L’importanza dell’energia Yin (la parte femminile ma pur sempre “combattiva”):
Qui forse si gioca uno dei principali malintesi, nel non
riconoscere l’estrema importanza dell’energia Yin che è tutt’altro che
morbidezza intesa come pura arrendevolezza.
Il movimento Yin è un “ritirarsi controllato”, è una eliminazione di rigidità apparente ed effettiva, una
rinuncia ad una “stupida” opposizione contrapposta e quindi perdente, ma vi è
sempre dietro il cedere un attento lavoro di percezione e vigile mantenimento
di un omnipresente “Peng”, come un pallone trasparente che si ritira pronto a
farvi rimbalzare contro ogni mossa avventata ed impulsiva dell’opponente che
solo così può essere tratto in inganno.
Quando pensiamo ad un arte
marziale il primo pensiero è subito quello di una forza opponente dura (Yang potremmo dire) come la migliore e più
sicura. E’ solo lavorando con un partner in un
gioco di continuo e reciproco ascolto che da sola si rivela la grande potenza della forza Yin quale innescatrice, quasi
adulatrice nel permettere infine lo scaturire della forza Yang opponente con forza a spirale (Zhan Ssu Jin). Se voglio
scalzare da una posizione stabile il mio partner, è sicuramente più facile per
me farlo cadere nella ragnatela di un cedimento controllato di caviglie, anca,
bacino,..piuttosto che adoperarmi subito in una spinta
diretta.
“..dallo sciolto al delicato. In
questa delicatezza c’è forza.. manda giù il petto ed
estendi la schiena. Lascia cadere il Kua (interno delle cosce) e sprofonda la
vita.lascia cadere il gomito e abbassa le spalle ..
fissa il polso e rilassa le dita..piega il ginocchio e apri l’inguine l’osso
sul fianco ottiene forza...”” (*10)
Il
vuoto è in qualche modo un “pieno di vuoto”.
“..Trenta raggi condividono il
mozzo di una ruota; è il buco centrale che lo rende utile. Modellate l’argilla
in un vaso; E’ lo spazio interno che dà utilità allo stesso. Ritagliate porte e
finestre per una stanza; sono i buchi che le rendono utili. Perciò il guadagno
viene da ciò che c’è (appare), ma l’utilità da ciò che non c’è (non
appare)...il Wu Chi è la natura e l’essenza di tutto ciò esiste, così come il vuoto
è l’essenza della finestra... dire che il Wu chi è “niente” non significa che
non è “qualcosa” ..il termine niente è usato a
beneficio della mente razionale che non sarà mai in grado di afferrare la vera
natura del Wu chi...Per la mente razionale qualcosa esiste solo se possiamo
vederlo, toccarlo, sentirlo, annusarlo,.....comunicare con lui o in qualche
modo misurarlo...perciò dire che Wu Chi è non essenza non significa che non c’è
qualcosa laggiù....quando la potenzialità del Wu Chi si esprime nella realtà,
capita il Tai Chi...così il
Attenzione alla mente! Non deve interferire con la sua razionalità.
La ricerca di questo percorso deve avvenire come un fluire
naturale senza che la mente razionale trovi spazio per tenere sotto controllo
l’azione, perchè la mente razionale è selettiva e adattissima in un processo di analisi e divisione in parti, specializzazione ed esclusione,
ma è assolutamente inadatta ad assumere un ruolo guida in un processo di
unificazione e coscienza/ intuitiva senza interferire nello stesso processo.
In ciò sicuramente è di grande utilità
un intervento discreto della mente, necessita una mente bambina curiosa, che
agisca con pura visualizzazione in una posizione –potremmo dire- di pura attesa
di trasformazione spontanea. L’importante ripeto, è
che non ci metta lo zampino la solita
(sigh!) pretesa di analizzare tutto sotto l’aspetto razionale.
Il gioco di unificazione di tutte
le parti del corpo e del circostante nei movimenti del TCQ deve quindi fluire
come un’onda dell’oceano che ci circonda e di cui siamo parte.
Il movimento deve
quindi avvenire come la risultante di quell’onda generata dall’intenzione ( Yi)
“mare”.
“.... oltre a separare con
chiarezza il positivo dal negativo uno dall’altro, dovresti anche localizzare
con chiarezza il sostanziale e il non sostanziale. Quando l’intero corpo è
integrato con tutte le parti connesse insieme, diventa una vasta connessione di unità positive e negative. Ciascuna unità di energia positiva e negativa deve essere connessa ad ogni
altra senza permettere alcuna interruzione...” (*12)
Il corpo, fisicamente parlando passa così attraverso un
percorso di ammorbidimento ed apertura delle
articolazioni, di implementata mobilità del bacino, delle caviglie, delle
anche, di rilassamento del collo e delle spalle, sintonizzando il globale
respiro del corpo al respiro percepito nell’universo.
Il punto di agopuntura Ming Men
(Porta della Vita Du Mai 4) situato nella schiena sotto il processo spinoso
della seconda vertebra lombare, inizierà a farsi sentire con una pulsazione ed
un respiro che inizierà ad accompagnare qualsiasi manifestazione del corpo e la
famosa “mente razionale” inibitrice di prima non potrà che prendere atto della
avvenuta modificazione.
L’esempio forse più banale e stupefacente di cui ci si accorge a seguito della pratica
Nei Dan, è la sensazione di rientrare in possesso e amicizia col proprio corpo,
riconoscendo le tensioni quando vengono accumulandosi, ora nelle spalle , nella schiena, nel collo o nel bacino...
Adesso ogni volta che salgo in macchina mi sorprendo ad ascoltare il “dialogo
tattile” che che avviene tra la mia schiena (ora più morbida di un tempo) ed il
sedile della macchina. Automaticamente sia la mia schiena che il sedile iniziano a relazionare con uno scambio di
informazioni/pressioni vicendevoli, la schiena è cosciente della pressione
esercitata sul sedile e della reazione del sedile alla sua pressione.
Il Tai Chi incomincia ora a permeare qualsiasi movimento
senza limiti e necessità di appoggiarsi ad una forma codificata, richiede solo
una grande umiltà (sempre difficile da riconoscere) e
l’intenzione di sapere ascoltare senza interferire con alcun preconcetto.
Franco de Cristofaro
“La
via non è difficile; solo
non deve esserci
desiderio nè
non desiderio”
Chao
–Chou
“Come
fare a comprenderlo? Non
comprenderlo.
Ciò che rimane quando non
c’è più comprensione
è il Sé.
Panchadasi
Un enorme grazie a
Note/Bibliografia:
(1)
John Lash, The Yin
of the Tai Chi; 2002 Vega books Ltd.
(2)
(3) (4) (5) Dr. Yang Jwing Ming, La via del Tai Chi Chuan; 1999,Ed. Il Punto.
(6)
Waysun liao, T’ai Chi classics, 2000 Shambhala London
(7)
(8) (9) (10) Dr. Yang Jwing Ming, La via del Tai Chi Chuan; 1999,Ed. Il Punto.
(11) John Lash, The Yin of the Tai
Chi; 2002 Vega books Ltd.
(12)
Waysun liao, T’ai Chi classics, 2000 Shambhala London