INTRODUZIONE
L’argomento è certo enorme e forse non completamente
assimilabile perché la
nostra cultura di occidentali è fatta di esternazioni.
Mal si addice all’introspettivo
e, difensivistico mondo orientale.
Questa tesi
è basata sulla
mia esperienza di
praticante di arte marziale
esterna (ju-jitsu), da circa trenta
anni e dalla mia esperienza lavorativa di
Operatore addetto all’Assistenza
Infermieristica dal 1969 e di Masso
Terapista dal 1995 a tutt’oggi e da
quello che sono riuscito ad apprendere da
quando sono diventato allievo del M°
Col passare degli anni e precisamente dall’età di
quarantacinque in poi ho
cominciato ad
avere problemi alla colonna
vertebrale a livello
cervicale e a
livello lombare (rispettivamente protrusioni ed ernie
discali).
Il consulto di medici ortopedici è stato negativo per
la pratica di sport in generale
, tanto meno le arti marziali. Tutto questo per non
aggravare la situazione, già
critica, della mia schiena.
La prescrizione
medica positiva è stata quella di lavorare con la ginnastica
posturale, lo stretching, e di sottopormi
periodicamente alla fisioterapia.
I risultati con la fisioterapia non sono stati molto
apprezzabili.
Ho continuato con la ginnastica posturale ed ho avuto un leggero miglioramento.
Un intuito particolare mi diceva che
dovevo continuare con la ginnastica
posturale.
Così ho continuato la mia ricerca sui problemi
della colonna vertebrale e
leggendo qualche libro sul Taiji Quan ho intravisto la
possibilità che le
caratteristiche del Taiji Qua potevano essere adattate
al lavoro di postura sulla
colonna vertebrale. Continuando a leggere articoli sul
Taiji Quan mi sono
avvicinato alla pratica e dopo qualche tempo ho
imparato o forse è meglio dire ho
memorizzato la forma 24 dello stile Yang, ed ho avuto
un buon miglioramento
del mio stato di salute generale e discreto sulla
colonna vertebrale.
Perseverando nella ricerca e nella pratica del Taiji
Quan cominciavo a capire che
qualcosa sfuggiva alla mia comprensione durante la
pratica.
Dopo qualche tempo di ricerca ho letto l’articolo del
M°
Samurai dell’agosto 1998, nel quale parlava di potenza
o elasticità, mo tivazione
gestuale, globalità gestuale, differenza tra metodi di
allenamento troppo specifici
di gruppi muscolari e metodi di allenamento per uno
sviluppo armonico del
corpo, sia dal punto di vista strutturale ( muscoli,
tendini, legamenti, ossa e
articolazioni ),che funzionale ( agilità, destrezza,
ritmo, ottimizzazione dell’uso
1
della forza ecc. ). Su Samurai di
settembre 1998 parlava ancora degli antichi
metodi di allenamento che prendono
in considerazione l’interazione Corpo
Mente, la potenzialità dell’Energia
interna e del Power Stretching, a
differenza
di
quelli moderni che
prendono in
considerazione i muscoli superficiali
( bicipiti, deltoidi, pettorali ecc.).
Grazie agli articoli del M°
cominciando a capire qualcosa del Taiji Quan e penso,
con modestia, di poter
cominciare ad applicare la parte esterna del Taiji Quan ( allineamento strutturale,
postura, armonie esterne ecc. ).
Per poter integrare in seguito il discorso sull’applicazione del Taiji Quan alla
Rieducazione Posturale del Corpo e di conseguenza ai
problemi della Colonna
Vertebrale penso sia meglio descrivere subito la
Colonna Vertebrale, la sua
funzione, i suoi problemi, le cause che le determinano
e i punti chiave su cui si
basa il nostro lavoro di Rieducazione Posturale e di
Integrazione Strutturale del
Corpo.
ESAMINE DELLA
COLONNA VERTEBRALE
La Colonna Vertebrale ( o rachide o spina dorsale ) è
l’asse portante del Corpo
Umano ed assicura non solo un sostegno stabile, m
obile ed elastico, ma accoglie
e protegge il Midollo Spinale nonché le radici dei
Nervi Spinali, offrendo, inoltre
solidi punti di ancoraggio ( le cosiddette apofisi
ossee ) ai muscoli di tutta la
regione dorsale.
Ha la forma di una doppia esse, molto fles sibile, e
si compone di numerosi
segmenti ossei ( le vertebre ) tra loro connessi
mediante sistemi elastici, le
articolazioni, i legamenti e i dischi intervertebrali.
La Schiena ha tre fasce muscolari, i muscoli sono
disposti a strati sovrapposti e
concatenati tra loro, composti da centinaia di lamelle
che si attaccano a vertebre e
costole.
1) strato
più superficiale è formato dai muscoli Spino -Omerali, quello che
può trarre i benefici maggiori dalla fisioterapia e
dal calore;
2) strato intermedio, muscoli Spino-Dorsali;
3) strato profondo, muscoli Spino -Dorsali e Vertebro
-Occipitali: sono i
muscoli più difficile da decontrarre.
La Spina Dorsale è retta dal Bacino. Alla sua sommità
si erge la Testa. L’ìnsieme
del corpo è attaccato alla Colonna Vertebrale e alle
costole, anch’esse attaccate
alla Colonna Vertebrale.
Tutto è perciò sostenuto dal Bacino che riveste un
ruolo molto importante per
ottenere una posizione corretta del Corpo.
Non è possibile un’azione appropriata senza un buon
controllo delle Articolazioni
del Bacino.
La Schiena dovrebbe essere vigorosa, forte e di grosso
sostegno, con una
2
Spina Dorsale che si allunga
flessibilmente, e l’Addome dovrebbe essere una
guaina di muscoli tonificati
naturalmente.
PATOLOGIA DELLA
COLONNA VERTEBRALE
L’ottanta per cento dei mali che tartassano i punti
nevralgici della Colonna
Vertebrale
( soprattutto il tratto cervicale e
quello lombare dove le vertebre disegnano
due concavità, dette lordosi ) è di
origine meccanica.
Il
Dolore alla Colonna
Vertebrale
Il famigerato “ Colpo della Strega “ ( contrattura
acuta delle fasce muscolari della
schiena, anche di quelle profonde ), “ Cervicalgia “ ( colpisce il tratto
cervicale e
che può esse re dovuto a tensioni muscolari, oppure a
un’alterazione meccanica
delle vertebre ), “ Lombalgia “ ( dolore localizzato
nel tratto lombare ed è
provocato da lesioni di varia natura delle strutture
ossee e legamentose, detta
anche lombaggine ),
“ Sciatalgia “ ( dolore che si
irradia lungo il percorso del
Nervo Sciatico. E’ dovuto all’infiammazione o alla
compressione del Nervo
Sciatico che ha origine nella Colonna Vertebrale in
corrispondenza dell’ultima
vertebra lombare ).
Le
cause più importanti
In molti casi
il dolore alla schiena è collegato a scoliosi curata male, cattive
abitudini, posture della schiena non corrette; a tutte
queste cause si aggiunge
l’azione che esercita la Forza di Gravità sul Corpo
Umano.
Il Corpo è organizzato per farci vive re, e
sopravvivere, al meglio. Se ne fossimo
pienamente consapevoli, o se ci pensassimo più spesso,
cominceremmo a
percepire come un alleato quello che invece prendiamo
in considerazione quasi
esclusivamente come fonte di disturbi, di malesseri,
di dolori.
La nostra cultura occidentale ha scisso il corpo e la
mente in due identità, uno al
servizio dell’altra. Questa scissione non esiste in
realtà: è il frutto di un vissuto
disturbato ed ha ratificato l’incapacità dell’uomo di
percepirsi, di rimanere in
contatto col proprio sentire profondo.
Come la Mente crea un pensiero condizionato dai
messaggi più o meno inconsci
che arrivano da tutto il fisico, così il corpo
riflette e manifesta in maniera
impercettibile o eclatante, sotto forma di tensioni
muscolari o di vere e proprie
patologie tutti gli stress emotivi e le negatività
psichiche.
Inoltre, il Corpo Umano viene
influenzato dal Campo Energetico della
Gravitazione Terrestre, immensamente
più grande, che può rinforzare l’unità
3
organica più piccola o distruggerla,
dipende da come le due grandezze
interagiscono nello spazio.
“ Se nell’aggrecato di un uomo composto da segmenti di
unità di materia, lo
schema è simmetrico, bilanciato, il suo campo minore
può essere rinforzato da
quello maggiore della terra.
Il Campo Gravitazionale Terrestre è sicuramente ciò
che influenza di più la vita
umana. Quando il Campo di Energia umana e la Gravità
sono in guerra, è inutile
dire che vince sempre la Gravità.
La Gravità, può essere amica dell’uomo e rinforzare l’attivit
à; può essere il suo
peggior nemico e trascinarlo verso la distruzione
fisica.
Un corpo per non essere in guerra con il Campo
Gravitazionale Terrestre deve
avere un perfetto Allineamento Verticale della sua
Struttura, che possiamo
definire costituita da tanti blocchi.
Sia l’Uomo sia i blocchi sono racchiusi in un sacco
elastico e di conseguenza una
tensione provocata in un punto qualsiasi del sacco si
propaga in tutte le aree del
sacco che avvolge i blocchi.
Si può rimettere il blocco in linea con quello so
vrastante o sottostante, spingendo
o tirando, ma il sacco rivelatore mostrerà altrove la
tensione residua e continuerà
a farlo fino a che tutti i blocchi non saranno
allineati.
Per avere un sistema libero da tensioni deve esserci un Allineamento
Verticale
dei Centri Gravitazionali di ogni blocco; inoltre, non
deve verificarsi alcuna
rotazione o inclinazione dei segmenti.
Il
TESSUTO CONNETTIVO
Nell’Integrazione Strutturale del Corpo un ruolo molto
importante viene occupato
dal Tessuto Connettivo e dalle Fasce Muscolari.
L’economia del Corpo richiede l’uso di svariati tipi
di Tessuto Connettivo, noi
accenneremo, brevemente, solo ad alcuni tipi, quelli
che ci sembrano i più
appropriati per questo tipo di lavoro, e che fanno
riferimento al Taiji Quan nel
momento in cui si parlerà della connessione del corpo.
Fondamentalmente, sono tutti strutturati di collagene
e costituiti dagli stessi
elementi, ma in proporzioni differenti.
Il Tessuto Connettivo fornisce un sostegno sia agli
epiteli che agli altri tipi d i
tessuto; svolge, inoltre, un ruolo essenziale nei
processi di protezione meccanica,
di trasporto e di riparazione.
La Cartilagine e l’Osso costituiscono il Tessuto di
sostegno vero e proprio
dell’Organismo.
- Tessuto Connettivo
Lasso ( areolare )
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Possiede una sostanza fondamentale semiliquida, in cui sono
inglobate numerose fibre collagene e
anche alcune fibre reticolari ed
elastiche. Svolge
diverse funzioni:
- partecipa
ai processi riparativi dei tessuti;
- trattiene
acqua;
- subisce
importanti variazioni della viscosità e permeabilità della sua sostanza
fondamentale.
La matrice di questo Tessuto
contiene il liquido interstiziale e si estende,
senza soluzione di continuità, a
tutto il Corpo, al di sotto della cute e di tutte
le membrane mucose, e attorno a
tutti i vasi ed alle fibre nervose.
Questo Tessuto forma, pertanto, il cosiddetto “
Ambiente Interno dell’Organismo
“,
che consente l’arrivo di sostanze di vario genere alle
cellule dei tessuti e lo
scarico nel sangue e nella linfa di diversi prodotti
del metabolismo.
- Tessuto Connettivo
Denso Irregolare
Gli elementi che costituiscono
questo Tessuto sono gli stessi che si trovano
nel Connettivo Lasso. Tuttavia, i
fasci collageni sono più numerosi e si
intrecciano a caso, formando delle
reti tridimensionali a maglie strette.
Questo tipo di Tessuto si trova soprattutto a livello
del derma cutaneo; inoltre,
esso forma le capsule dei visceri e le guaine di
tendini e nervi.
- Tessuto Connettivo
Denso Regolare
In questo tipo di Tessuto le fibre
di collagene, che ne formano la nota
dominante, sono disposte in modo
specifico ed ordinato.
Questo Tessuto costituisce uno dei principali Tessuti
di sostegno dell’Organismo.
Esso forma:
- i
legamenti, nastri o cordoni fibrosi spes si e flessibili, che a livello delle
articolazioni concorrono a mantenere le ossa
ravvicinate tra di loro;
- i tendini, nastri o cordoni bianchi, lucenti, che
consentono l’inserzione dei
muscoli alle ossa;
- le
aponevrosi, ampie bande fibrose, piatte, ch e connettono tra loro muscoli
adiacenti o muscoli con il periostio delle ossa; tra
questi vi è pure la Fascia Lata;
- le
membrane fibrose, che avvolgono e proteggono i diversi visceri, come il
cuore ed i reni;
- le
fasce, lamine fibrose che avvolgono i m uscoli e li mantengono nella loro
sede.
- Tessuto Connettivo
Cartilagineo
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E’ un Tessuto solido, resistente,
eppure flessibile.
Si distinguono tre varietà principali di cartilagine:
jalina, fibrosa ed elastica.
La Cartilagine jalina riveste i cap i
ossei delle articolazioni, facilitando con le
sue superfici lisce e arrotondate i movimenti
articolari. Viene sovente definita
come cartilagine scheletrica, trovandosi, per lo più,
in diretta connessione con il
Tessuto Osseo.
La Cartilagine fibrosa asso miglia al
tessuto fibroso denso. Sotto forma di
dischi fibrocartilaginei interconnette ossa contigue (
i corpi delle vertebre, per
esempio, e le ossa pubiche a livello della sinfisi.
Nella zona centrale dei dischi fibrocartilaginei
intervertebrali è prese nte una
massa molle denominata Nucleo Polposo.
Tale Nucleo può erniarsi nello speco vertebrale (
ernia del disco ).
La fibrocartilagine costituisce un mezzo di
connessione, robusto e flessibile, tra
ossa diverse e si rinviene in quelle sedi in cui è
necess aria una grande resistenza
alle forze
meccaniche associata ad una parziale rigidità.
IL
TESSUTO OSSEO
L’osso è quel tipo di Tessuto
Connettivo la cui sostanza fondamentale è resa
alquanto rigida dall’integrazione
con sali minerali, quali il fosfato ed il
carbonato di calcio.
Le ossa costituiscono i principali mezzi di sostegno
dell’Organismo, e, insieme,
gli strumenti passivi dell’attività loco
Nell’insieme, le Ossa costituiscono lo scheletro, un’impalcatura
di materiale
rigido su cui prendono inserzione i muscoli.
Tale impalcatura non solo consente l’inserzione dei
muscoli, ma anche mantiene i
tessuti molli nella sede più appropriata, li protegge
e conferisce stabilità al Corpo
intero, mantenendone le forme.
Le Ossa formano anche le articolazioni che possono
essere mobili (o meno).
A livello delle articolazioni le Ossa fungono da leve,
consentendo l’attuazione dei
movimenti. Infine, dal midollo rosso delle Ossa
traggono origine le cellule del
sangue.
TESSUTO MUSCOLARE
La motilità rientra tra le attività corporee
più importanti ed è resa possibile
dalla specifica attività contrattile
dei Muscoli. L’intera attività
espletata da tre tipi di tessuto
muscolare e cioè: scheletrico o striato,
cardiaco e liscio.
Mentre il muscolo scheletrico è
controllato dalla volontà, l’attività del muscolo
cardiaco e di quello liscio è del
tutto involontaria.
L’attività contrattile del muscolo
scheletrico consente lo spostamento del
Corpo intero. Il muscolo liscio
permette l’espletamento dei tipici movimenti
propri del
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canale gastroenterico.
Il battito cardiaco ( risultante dalla contrazione e
dal rilassamento alternati del
miocardio ) consente la circolazione del sangue in
tutti i tessuti del Corpo.
Appare perciò evidente che l’attività
rilassamento del tessuto Muscolare, è intimamente
connessa con tutte le funzioni
fisiologiche.
Abbiamo tre tipi di contrazione muscolare, ma
accenneremo solo alla contrazione
Isometrica.
La contrazione è Isometrica quando la lunghezza
del Muscolo non muta, mentre
viene sviluppata una tensione meccanica. In altre
parole, le contrazioni
isometriche producono tensione meccanica, anzicchè
accorciamento del Muscolo
e, di conseguenza, lavoro.
La tensione sviluppata nel caso d i una contrazione
isometrica viene utilizzata per
contrastare altre forze, come, ad esempio, la Forza di
Gravità nel mantenere un
peso in una certa posizione prefissata o la stazione
eretta.
I
Muscoli scheletrici sono
capaci di contrazioni
tanto isometriche
che
quanto
isotoniche e, di solito, la maggior
parte delle contrazioni è di tipo misto
(isometrico-isotonico).
La contrazione muscolare non è, di per sé, interamente
responsabile dei
movimenti corporei: per la loro attuazione, è infatti
in dispensabile la mediazione
delle Ossa che agiscono come Leve. La cooperazione tra
Ossa e Muscoli dà luogo
alla costituzione di Leve. La legge delle Leve regola il mantenimento di
una
corretta Postura.
Il Capo mantenuto eretto nella sua posizione normale
riposa sull’atlante che gli fa
da fulcro, senza bisogno di quasi nessuna azione
muscolare.
In questa posizione la testa si ritrova lungo la linea
di gravità che attraversa le
articolazioni dell’anca e del ginocchio e della
caviglia.
Se le spalle sono curve in avanti insieme con il capo,
allora uno sforzo muscolare
costante, con effetti antigravitari, deve essere
esercitato per poter mantenere la
testa fissa in quella posizione.
LE
FASCE MUSCOLARI
Le fasce appartengono alla numerosa
famiglia dei Tessuti Connettivi.
Quando si parla, le fasce vengono
spesso confuse con i muscoli. Il Muscolo
è racchiuso nelle fasce, come la
polpa di un’arancia lo è nelle parti cellulari
che la suddividono.
Il Muscolo
è un’unità altamente contrattile e sensibile: le fasce lo sono molto
meno.
In quanto strato protettivo, devono essere più
stabili.
Nel Sistema Miofasciale, ciascun muscolo, ciascun
organo viscerale è rinchiuso
7
nel proprio involucro fasciale. Tali involucri
formano, a loro volta, un reticolato
ubiquitario che sostiene e, al tempo stesso, avvolge,
collega e separa tutte le unità
funzionali del corpo.
Infine, questi robusti strati elastici formano anche
un involucro superficiale che
serve da contenitore
e da sostegno frenante per tutto il corpo. Il tono e
l’estensione delle fasce è un fattore essenziale per
le prestazioni, il benessere e la
connessione del Corpo.
Nel Corpo Umano ci sono diversi tipi di strati
fasciali. In questo caso parliamo
delle fasce profonde che sono uno strato più denso. In
un Corpo sano, il loro
rivestimento liscio fa scivolare una sull’altra le
strutture adiacenti. Tuttavia, in
seguito a malattie infiammatorie o a lesioni
traumatiche, gli strati aderiscono uno
sull’altro: sembrano
Incollati. Non scivolano
più, ma costringono le str utture
adiacenti a tirarsi a vicenda, concorrendo così all’affaticamento
e alla tensione
generale.
Con l’integrazione strutturale del
corpo, in particolare delle Fasce, possiamo
diminuire il disordine a livello
inconscio.
LA
POSTURA
In realtà il termine Postura trae
facilmente in inganno, facendo pensare a
qualcosa di statico. Per esempio, diciamo
che una persona ha una buona
postura intendendo dire che sta
dritta, cioè che si estende
in modo
appropriato per tutta la sua
lunghezza; in
altre parole, che ha assunto una
posizione che segue l’esatta verticale.
Bene, può succedere che una persona
assuma una buona posizione e
contemporaneamente una cattiva
Postura: la Postura, infatti, riguarda il
modo con cui si assume una
determinata posizione, buona o cattiva che
essa sia.
La posizione concerne la
localizzazione e la configurazione delle diverse
parti del corpo.
La Postura riguarda invece l’uso che
si fa di tutta la persona per assumere e
non tenere questa o quella
posizione. La Postura è quindi qualcosa
che ha
a che vedere con un’azione, ed è un
termine dinamico.
La Postura riguarda l’uso che viene
fatto di tutta la funzione neuromuscolare,
o, più in generale, del complesso
Cerebrosomatico.
La Postura esprime il modo in cui
viene eseguito qualsiasi movimento,
includendo la motivazione, il senso,
la modalità dell’esecuzione,
proprio nel momento in cui lo si
effettua.
Il termine Postura va quindi usato
per indicare il legame esistente tra
intenzione e l’esecuzione di un
movimento, il modo in cui le diverse parti del
corpo sono correlate nel conseguire
un cambiamento o mantenere uno
stato.
Per avere una buona Postura è
pertanto necessario avere una certa abilità
nel realizzare ciò che si vuole
fare, conoscere quali parti del nostro corpo
entrano in
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gioco e coordinare con scioltezza il
movimento dei muscoli; non significa
semplicemente stare ritti in un
determinato modo, o seduti con eleganza.
Le Posture cattive più comuni sono
quelle che prendiamo quando siamo
arrabbiati, spaventati o in preda a
un’emozione violenta.
Le emozioni violente producono un’eccitazione
a vasto raggio nel sistema
muscolare e rendono impossibile un
controllo appropriato della muscolatura.
In questi stati di intensa
eccitazione emotiva, non siamo capaci di scorgere
un modo alternativo di agire; ci
muoviamo in preda a una coazione interna.
L’associazione di una buona Postura
con l’Equilibrio, cioè con la tranquillità
mentale o emotiva, è in realtà un
eccellente criterio per valutare se una
posizione è buona.
Non sono compatibili con una buona
Postura né un’eccessiva tensione
muscolare né forte intensità
emotiva.
Una buona Postura significa usare
tutta l’energia che si possiede
senza mettere in atto alcun
movimento inutile.
LA
RESPIRAZIONE
Inizialmente, nel riattivare il
processo di Rieducazione Posturale, non
imponiamo schemi molto precisi di
Respirazione su un apparato difettoso,
ma invitiamo l’individuo a respirare
tranquillamente come le viene,
l’approccio verrà fatto attraverso
mezzi indiretti. Correggere, sciogliere e
coordinare il meccanismo e la Respirazione
migliorerà automaticamente.
Nel momento in cui il coordinamento
generale comincia a migliorare, diventa
utile includere la
Respirazione in modo
specifico. In seguito la
Respirazione dovrebbe
essere un’attività prevalentemente
della schiena e non dovrebbe avvenire
troppo in alto nella parte anteriore
del torace come comunemente succede.
Scopi principali dell’attività
respiratoria sono la fornitura di ossigeno alle
cellule di diversi tessuti e l’eliminazione
da questi dell’eccesso di anidrite
carbonica che si forma in seguito
allo svolgersi dei processi ossidativi.
Di solito, l’argomento relativo all’attività
respiratoria viene suddiviso in tre
parti:
- il processo di ventilazione polmonare ( o respiro ) che
comprende gli atti di
inspirazione ed espirazione.
- La respirazione esterna, costituita dall’arrivo di ossigeno
dall’ambiente
esterno e dal passaggio di ossigeno
dalle cavità alveolari al sangue, nonché
dall’eliminazione all’esterno dell’anidrite
carbonica. ( processo che si svolge
nei polmoni ). Piccola Respirazione.
- La respirazione interna, costituita dal passaggio di
ossigeno dal sangue
alle cellule dei tessuti e dal
transito dell’anidrite carbonica dalle cellule dei
tessuti al sangue circolante. (
processo che si svolge in tutti i tessuti
dell’organismo ).
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- Grande Respirazione.
Il muscolo respiratorio più
importante è il Diaframma, senza cui non è
possibile respirare in modo
adeguato. Di questo muscolo parleremo più
avanti in modo approfondito. Altri
muscoli interessati agli atti respiratori
possono essere considerati come
accessori.
I muscoli ausiliari e quelli della
parte addominale intervengono in modo
evidente nel corso di una
respirazione forzata, cioè in condizione di “ Fame
d’aria “.
La
Piccola Respirazione
Da sola sarebbe insufficiente a
soddisfare le esigenze di un organismo sano
ed energicamente equilibrato. Senza
l’ausilio della Grande Respirazione,
non solo il sangue sarebbe povero di
ossigeno e farebbe difficoltà a
raggiungere la periferia, ma cosa
più importante il Qi ristagnerebbe e non
circolerebbe adeguatamente nei
canali energetici provocando la progressiva
degenerazione dei tessuti e dell’energia
vitale negli organi.
La
Grande Respirazione
Sviluppa il senso di collegamento
tra le varie parti del corpo, e ne migliora
l’immagine propriocettiva.
Questa respirazione aumenta l’energia
vitale, rafforza gli organi e favorisce
l’autorigenerazione, aumentando la
pressione del Qi negli organi e nelle
cavità del corpo.
IL
MUSCOLO DIAFRAMMA
Poiché questo muscolo è quello più
importante preposto alla respirazione,
ho voluto approfondire l’argomento.
Il Muscolo Diaframma si forma dalla
migrazione del mesoblasta parassiale
delle vertebre cervicali C3, C4 e
C5. A. Dollander dichiara: “ sono
certamente i mioblasti emanati dai
miotomi di C3, C4 e
C5 che
migrano subito nella
regione del setto
trasverso per formare la muscolatura
del Diaframma. La crescita
differenziata allontana in seguito
considerevolmente il Diaframma dalle radici
rachidee C3, C4 e C5 e ciò spiega la
lunghezza del tragitto del Nervo
Frenico.
La muscolatura del Diaframma proviene
dunque dalla muscolatura assiale.
A seguito di una discesa del
Diaframma e di una migrazione dei muscoli
assiali dalla regione cervicale, il
Diaframma si è trovato nell’adulto situato a
distanza dalle sue vertebre di
origine.
Il muscolo Diaframma è collegato
alle vertebre cervicali ( C3, C4 e C5 )
tramite il Nervo Frenico.
E’ opportuno distinguere due muscoli
diaframmi, uno destro e l’atro sinistro,
indipendenti uno dall’altro con la
loro rispettiva innervazione frenica.
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Ogni Diaframma si presenta come una
volta, la cui parte centrale tendinea è
chiamata “ Centro Frenico “, mentre
la parte periferica muscolare è costituita
da
fasci muscolari che si legano
intorno all’orifizio interiore del torace.
Secondo H. Rouviere il Diaframma si
presenta dunque come se fosse un
insieme di muscoli digastrici, i cui
corpi muscolari situati alla periferia
incrociano le loro porzioni centrali
tendinee per formare il Centro Frenico.
A partire da questo centro le fibre
muscolari si suddividono in tre gruppi:
anteriore, laterale e posteriore.
Ogni Nervo Frenico si distribuisce
nel Diaframma in tre rami costanti:
anteriore, laterale e posteriore,
destinati ai segmenti corrispondenti al
muscolo.
Particolare riguardo merita l’innervazione
dei Pilastri del Diaframma. In effetti
ogni Nervo Frenico innerva tutti i
fasci muscolari ( diretto, crociati e accessori
di questo pilastro ), situati allo
stesso lato in rapporto allo Iato Esofageo,
qualunque siano le loro intersezioni
periferiche.
Ogni lesione del muscolo Diaframma
ha una ripercussione sulla
micromobilità delle vertebre C3, C4
e C5, in funzione della porzione affetta.
Una lesione del muscolo Diaframma
dovuta ad uno choc psicologico o
emotivo provoca una forte stimolazione
sul Sistema Neuro-Vegetativo
facendo perdere la normale
sensibilità.
Esso conserva dunque una
iper-stimolazione permanente, provocando una
disfunzione di tutti gli organi e
tessuti che sono sotto la sua influenza.
Il meccanismo respiratorio attraverso
il muscolo diaframmatico, nel suo
libero movimento di salita e discesa
assicura, in sinergia con tutta la
muscolatura addominale, un massaggio
profondo al cuore e polmoni e una
attivazione energetica di tutti gli
organi addominali.
Cerchiamo adesso di descrivere più
dettagliatamente come avviene la
respirazione diaframmatica e
addominale.
- Nella fase di inspirazione: contrazione attiva del Diaframma
e rilassamento
dei muscoli dell’addome e del
Diaframma pelvico.
- Nella fase di espirazione: contrazione attiva dei muscoli
addominali e
pelvici e conseguente sollevamento
del Diaframma rilassato.
Tutte le
parti del corpo:
ossa, muscoli, organi,
nervi, fino ai
sottilissimi vasi
sanguigni, sono avvolte e
compenetrate da quello che viene chiamato
Tessuto Connettivo, già
illustrato precedentemente.
Quindi, quando i muscoli preposti
alla Respirazione eseguono l’operazione
di pompaggio, il Sistema Fasciale
reagisce, e tutto il corpo partecipa alla
Grande Respirazione.
Questo significa Respirare con Consapevolezza e solo così è possibile
sentire il movimento fasciale ed è
possibile sentire il proprio corpo Respirare
all’Unisono.
A questo punto possiamo cominciare a
parlare di Allineamento Strutturale
del Corpo.
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Poiché, l’uomo non ha ancora
consapevolmente sviluppato una
comprensione sufficiente della
Struttura, di conseguenza, i nostri corpi
tendono a diventare casuali
fisicamente e la loro meccanica disordinata; la
mancanza di regole corporee sembra
predominare nella vita dell’individuo.
L’ordine, o la sua assenza, iniziano
nell’inconscio, quel piano insidioso che si
trova al di sotto della
consapevolezza umana degli avvenimenti.
Rendersene conto è impossibile,
perché tramite il corpo, l’uomo si è
trasformato nella drammatizzazione
della sua immagine inconscia.
Il punto base per cominciare il
lavoro di Allineamento Strutturale e mettere
ordine nella meccanica del nostro
corpo, sono i Piedi.
Il bilanciamento del corpo inizia
dai piedi, poiché il lavoro fondamentale del
piede e della caviglia è quello di
offrire una base affidabile attraverso cui la
parte superiore del corpo possa
rapportarsi al piano orizzontale della terra.
La funzione dei Piedi è quella di
trasportare il peso del corpo, di
conseguenza gli archi plantari
devono essere stabilizzati da muscoli molto
forti, muscoli davvero molto grandi
perché possano trovarsi solo all’interno
del piede. Essi sono situati nella
gamba e la loro forza si propaga agli archi
plantari per mezzo dei robusti
tendini.
Perciò la caviglia non è solo un’articolazione
( un cardine ), ma per i tendini
che vanno dalla gamba al piede,
anche una carrucola.
Come le caviglie, anche le ginocchia
funzionano in sintonia con la struttura
del piede.
Idealmente, il movimento delle
articolazioni delle ginocchia e delle caviglie
dovrebbe essere parallelo, e le
articolazioni perfettamente una sull’altra.
Allora il movimento di un individuo
procederebbe davvero in linea retta.
L’andatura sarebbe economica, ed
egli camminerebbe in modo gradevole.
Non sprecherebbe energia a tirare o
a torcere parte della gamba per farla
alzare.
Nella deambulazione, perché il
movimento sia davvero economico, la linea
su cui si muovono il ginocchio e la
caviglia deve essere parallela alla
direzione verso cui l’intero corpo si sta muovendo. In altre
parole, si
dovrebbe progredire in linea retta.
Bilanciamento in ogni punto del
corpo significa libero flusso.
Quando le gambe e le loro
articolazioni diventano più equilibrate, gli schemi
muscolari si integrano e il peso si
distribuisce. Tutti i movimenti corporei
sono azioni duplici. Il movimento
deriva dall’azione di una coppia di muscoli;
il muscolo che si muove ( agonista )
e il compagno che lo controbilancia (
antagonista ).
Il
bilanciamento esiste quando
la coppia agonista-antagonista tira,
ciascuno nella
propria direzione, con una forza
della medesima intensità.
In un piede ben bilanciato in virtù
della Struttura, i muscoli peronieri sono
12
tonici; contribuiscono a sollevare
sia l’arco esterno, sia il tallone e la parte
centrale del piede. Un piede così ha
un passo elastico e trasmette il
movimento in modo vivace e quasi
senza peso. Fiosiologicamente,il
funzionamento di una articolazione dipende dall’equilibrio
non solo delle
superfici ossee, ma di tutte le sue
parti costitutive: muscoli, tendini, strutture
cartilaginee e ossa.
Altro punto chiave per realizzare un
buon Allineamento Strutturale è