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Tutte le arti marziali e in particolare il Taiji Quan, si
basano sullo sviluppo armonico di quello che i maestri chiamano il principio
dei “ Tre Poteri ” o delle “Tre armonie ”, e cioè:
il potere della mente, il potere dell’energia e il potere del corpo.
Nel mio precedente articolo, comparso nel numero di giugno 99, intitolato
“Rapporto tra corpo, mente ed energia ”, abbiamo cominciato
ad esaminare il potere della mente (Yi ) inteso come idea, attenzione, intenzione
e volontà cosciente ( Yi Nian ), nel presente esamineremo lo Yi come
coscienza, consapevolezza, intuizione ( Yi Shi ). Ciò non rappresenta
un inutile esercizio intellettuale, ma è invece un passaggio obbligato,
perché il Taiji è un arte estremamente raffinata ed i suoi
confini non sono limitati al campo marziale, ma lo trascendono. Il significato
che i maestri cinesi danno al termine Yi è molto complesso e coinvolge
in maniera interattiva la mente, nei suoi molteplici aspetti; il corpo,
con le sue potenzialità; e lo spirito.
Yi è l’alfa e l’omega, è il principio e la fine,
è la luce che illumina la mente.
Con Yi Shi il praticante incomincia un vero e proprio processo di evoluzione
interiore che lo coinvolge in maniera profonda . Infatti, mentre Yi Nian,
nei suoi vari aspetti di volontà, attenzione, concentrazione, molto
utili nella vita quotidiana, può essere priva di valenze spirituali;
Yi Shi al contrario, coinvolgendo aspetti metafisici dell’esistenza
umana, ne è ricca.
Così come le tre qualità di Yi Nian, che sono comuni a tutti
gli esseri umani, sono in base al loro livello di sviluppo quelle che fanno
la differenza tra un uomo di successo, in grado di orientare la sua vita
vivendola da protagonista e l’uomo velleitario e inconcludente che,
invece, la subisce. Alla stessa maniera lo sviluppo di Yi Shi (coscienza,
consapevolezza, intuizione), fa la differenza tra l’uomo di successo
mondano, che non si pone obiettivi di carattere spirituale ( un grande campione
sportivo, un imprenditore affermato o un famoso scienziato sono tutti esempi
di personalità che hanno sviluppato ad un buon livello volontà,
attenzione e concentrazione ) e l’uomo che, invece, fa della trasformazione
interiore e del miglioramento di sé lo scopo della sua vita, espandendo
la sua coscienza oltre i confini della realtà fittizia dell’Io.
Coscienza
Quello che differenzia l'essere umano dagli altri esseri viventi é
la coscienza di sé, egli non solo sa e sente di esistere, ma é
conscio di ciò. Sostanzialmente si può parlare di due fondamentali
stati di coscienza: una di tipo biologico, bagaglio comune di tutti gli
esseri umani; ed una che possiamo chiamare metafisica. La prima, relata
alla mente ordinaria, nasce dai sensi e dall'attività di pensiero,
il suo motto é il "cogito ergo sum" di cartesiana memoria;
la seconda, relata alla Mente Universale, é metafisica e va oltre
la comune attività di pensiero. La coscienza biologica o ordinaria,
legata all'Io, é dualistica: Io e inconscio, psiche e soma, soggetto
e oggetto, ragione ed istinto, cuore e cervello. La coscienza metafisica,
al contrario, frutto di una intensa fase introspettiva, scevra da ogni
analisi intellettuale, da ogni pensiero discorsivo e conclusioni logiche
é senza ‘ Io ’. La coscienza metafisica si sviluppa
attraverso la pratica della meditazione e della pacificazione del pensiero
cosciente, armonizzando i nostri pensieri fino al punto di fermare il
dialogo interiore ed operare il rovesciamento dell'orientamento della
nostra visione interiore dalla molteplicità all'unità, dall'Io
al non Io, dall'individualità all'universalità.
Le grandi tradizioni orientali, perfettamente consce di ciò, hanno
elaborato tecniche sofisticatissime per raggiungere lo scopo di bloccare
il "dialogo interiore" e rompere il "circolo vizioso"
che mantiene in vita la falsa "percezione" del mondo e sviluppare
la vera consapevolezza., che si manifesta quando la mente entra in uno
stato di assoluto silenzio e non genera più pensieri: - Si è
consapevoli di "essere", senza bisogno di pensare, per esserne
consapevoli - . Far tacere i pensieri, bloccare il dialogo interiore è
uno dei punti chiave per accedere ad una retta visione di noi stessi e
della realtà circostante.
Il silenzio interiore ed il vuoto mentale che ne consegue, di cui parlano
le tradizioni, sembrano per l'uomo ordinario un'opera titanica difficilmente
realizzabile che solo pochi individui particolarmente dotati possono raggiungere.
Infatti è così, sono veramente pochi coloro che riescono,
ma non tanto per una difficoltà intrinseca all’opera, ma
piuttosto per un approccio errato.
Così è, molto spesso, quando si approcciano le dimensioni
interiori, siamo noi stessi che con i nostri preconcetti mentali vanifichiamo
i nostri sforzi. L'ipotesi, che nel nostro caso rende impossibile la soluzione,
è che per sua "forma mentis" l'uomo occidentale è
portato a pensare che tutto passa attraverso un’attività
di pensiero. Ma pensare di non pensare non produce il "vuoto",
bensì un altro pensiero: si cerca di smettere di pensare pensando
allo smettere di pensare. E' una situazione assurda e paradossale, che
genera solo frustrazione e dolore, senza apparente via d'uscita. Ma come
spesso accade la soluzione è più semplice del previsto,
basta operare un cambiamento passando a un livello logico superiore:
Il silenzio è semplicemente al di fuori della sfera di attività
del pensiero.
Il processo del pensiero è una delle attività umane più
alte e più nobili, ma per quanto grande è limitato, il problema
è di comprendere quindi che esso è solo una delle infinite
forme di percezione e che restare ancorati alla sua sfera di azione ci
taglia fuori da tutte le altre realtà dimensionali.
Vediamo quindi come praticamente possiamo procedere per rendere possibile
il raggiungimento di alcuni traguardi che ci permettono di rendere più
stabile e forte la nostra mente. Per farlo dobbiamo tracciare una specie
di percorso definendo in maniera chiara i passi fondamentali.
Il silenzio interiore e il vuoto mentale si generano l'uno l'altro in
un flusso circolare che si autoalimenta, però mentre il vuoto mentale
è silenzio interiore assoluto, in quanto vi é un’assenza
totale di pensieri, il raggiungimento dello stato di silenzio interiore
non presuppone automaticamente il vuoto mentale, né rappresenta
solo la condizione indispensabile ma non sufficiente . Per capire meglio
dobbiamo chiarire la differenza tra il “ semplice silenzio ”
interiore, che consegue alla cessazione del dialogo interno, e quello
“ assoluto ” che consegue al blocco dell’attività
pensante della mente.
Il primo non presuppone un’assenza totale di pensieri, ma solo la
cessazione del loro fluire disordinato, caotico e rumoroso , il secondo
richiede non solo la realizzazione di determinate condizioni tecniche(
cessazione del dialogo, silenzio, blocco dell’attività pensante
etc. ), ma anche lo sviluppo di determinate caratteristiche di ordine
spirituale, senza le quali qualsiasi tecnica risulta completamente inutile.
In una prima fase, quindi, non si cerca di fare il vuoto mentale, ma solo
di armonizzare l’attività della mente spegnendo gradualmente
il dialogo interno: si pensa non in maniera discorsiva con parole, ma
per immagini, un po’ come se sullo schermo della mente si proiettasse
un film senza sonoro. Nella mente c’è silenzio, ma non assenza
di pensieri: è come in una valle di alta montagna, ed i nostri
pensieri sono come uccelli che volteggiano silenziosi nell’aria.
Consapevolezza
La consapevolezza viene comunemente intesa come "essere coscienti
di ...", ma in realtà é qualcosa di più complesso
che presuppone anche un vero e proprio processo di conoscenza. Quindi:
Consapevolezza come processo dinamico di conoscenza che permette di prendere
coscienza di.... . Una conoscenza, ovviamente, che non scaturisce da un
sapere esclusivamente mentale, intellettuale e astratto; ma da un sapere
di ordine diverso, diretto e immediato che nasce dall'esperienza di tutto
il corpo e la mente, un sapere che é pratica attiva con tutto il
proprio essere. Dopo questa definizione di carattere generale, possiamo
parlare per meglio precisare i contenuti di diversi tipi di consapevolezza
che, pur avendo identica funzionalità, sono però differenti
nel centro focale agendo a diversi livelli di sviluppo. Abbiamo così
la consapevolezza della forma corporea ( Xing ), dell'energia e della
mente-cuore ( Xin ). La suddivisione, data la loro naturale interdipendenza,
é solo formale non sostanziale, ogni problema inerente ad ognuna
di esse ha ripercussione sulle altre, come pure ogni cosciente miglioramento.
La consapevolezza corporea, che é il punto di partenza che apre
la strada alle altre due, possiamo definirla come'la conoscenza di se
stessi attraverso il corpo'.
Differenziazione ed Integrazione
Operativamente il praticante deve essere attento ad ogni movimento e posizione
del corpo, deve affinare sempre di più la sua capacità di
percezione delle variazioni toniche dei muscoli raffinando ulteriormente
la sensibilità cinestetica per sentire quali parti del corpo troppo
tese devono essere rilassate, e quali troppo deboli, invece, devono essere
rinforzate, deve rendere il suo corpo intelligente e vivo, deve essere
in grado di differenziare la parte destra dalla sinistra, l'alta dalla
bassa, l'anteriore da quella posteriore, il centro dalla periferia. Dalla
differenziazione delle varie parti strutturali deve essere in grado di
passare all'integrazione, armonizzando la destra con la sinistra, l'alta
con la bassa..... e così di seguito in processo di apprendimento
sempre più sottile e raffinato in grado di ristabilire l'equilibrio
dinamico di tutta la struttura corporea in maniera efficace ed economica.
Senza sviluppo cosciente della consapevolezza corporea non c'é
progresso nella pratica perché non creandosi la fusione armonica
tra Yi ( pensiero cosciente), Xing ( forma corporea) e Qi (energia interna)
manca il giusto modo di agire.
Infine, la consapevolezza della mente-cuore (Xin ), é la presa
di coscienza dei propri processi mentali e delle proprie emozioni; é
una attenzione continua ai propri stati interiori, che sviluppa la capacità
introspettiva della mente di osservare se stessa, la sua esperienza e
le sue emozioni.
Intuizione
"Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione"
Quando la mente é libera dai pensieri che la distraggono, i sensi
funzionano in maniera chiara e finalizzata. Quando la mente é chiara
e trasparente come le limpide acque di un lago di montagna, allora riflette
tutto quello che le sta attorno. Questa capacità di una mente pacificata
di entrare in risonanza con l'ambiente circostante cogliendone le sottili
sfumature costituisce la base per lo sviluppo di un'altra caratteristica
fondamentale: l'intuizione. L'intuizione appartiene al regno dello spirito
é come questo non può essere allenata direttamente, é
un frutto che sorge spontaneamente quando tutte le condizioni coincidono.
Come un contadino non lavora direttamente sul frutto, ma sul terreno e
sulla pianta, così per sviluppare l'intuizione bisogna lavorare
sul rilassamento e sulla pace interiore. Il contadino sa per esperienza
che per ottenere dei buoni frutti non deve forzare la natura, ma deve
seguirla e aiutarla nel suo compito. Non può tirare il grano per
farlo crescere più in fretta, ma deve avere una infinita pazienza
per farlo giungere a maturazione. Sa che non é lui a far maturare
i frutti, ma é perfettamente conscio degli sforzi quotidiani che
deve compiere affinché la natura svolga la meglio la sua azione.
Analogamente si deve comportare il praticante. Ogni tensione fisica o
emotiva allontana l'obiettivo; andare oltre per eccesso di tensione é
lo stesso che rimanere indietro, in ambedue i casi non lo si coglie. Bisogna
liberarsi di ogni tensione e portare l'attenzione sui giusti mezzi e sul
giusto modo di fare; solo allora si svilupperà quella tranquillità
che assicura l'efficacia dello sforzo, un bel giorno l'obiettivo sarà
raggiunto in modo del tutto spontaneo. Sarà come cogliere un frutto
maturo, un premio naturale prodotto dall'unione armonica delle cinque
qualità della mente ( Volontà, Attenzione, Concentrazione,
Coscienza, Consapevolezza ), che sono, metaforicamente, come le dita di
una mano che agendo assieme staccano il frutto maturo dall'albero.
Dalla volontà si sviluppa l’attenzione, e quando si é
“ volontariamente attenti “ si sviluppa la concentrazione.
Quando si è in grado di “ concentrarsi volontariamente “
senza interruzioni per il tempo che si desidera, allora si sviluppa una
introspezione così costante da fare emergere uno stato di coscienza
più profondo, che produce una nuova dimensione di esperienza personale
in perfetta armonia con la nostra fonte più vera. Quando questo
avviene la mente si apre ad una conoscenza d’ordine superiore che
sviluppa la vera consapevolezza. La fusione armonica di queste cinque
qualità della mente aprono le porte della pura intuizione e lo
Yi evolve nello Shen.
"Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione"
"La Pura Intuizione é Pura Percezione"
"La Pura Percezione é Pura Sensibilità"
Sviluppare la sensibilità richiede un particolare lavoro sia sul
corpo che sulla mente, come una sensibilissima bilancia dobbiamo essere
in grado di percepire le differenze e le variazioni toniche dei nostri
muscoli e dei nostri stati emotivi, senza questa abilità non c'é
apprendimento, ne evoluzione nella capacità di apprendere. Rigidità
ed eccessivo uso della forza tolgono sensibilità , al contrario
la sensibilità e la leggerezza affinano la percezione così
che anche una piuma che sfiora il corpo può essere avvertita. Tutto
il corpo e in particolare braccia e gambe debbono diventare come degli
acuti sensori che tengono sotto controllo l'ambiente circostante e l'avversario,
avvertendone ogni minima variazione così da adeguare perfettamente
ogni azione alla sua. Se non si sviluppa la sensibilità allora
bisogna imparare ad essere veloci per essere in grado di parare o schivare
un eventuale attacco, se invece si ha la perfetta percezione dei suoi
movimenti lo si può precedere anche con un movimento relativamente
lento. Molto spesso le tecniche più spettacolari nascondono, nella
rapidità del gesto, una scarsa percezione. I veri maestri non sono
mai spettacolari, la loro azione é sempre perfettamente calibrata,
poco o niente traspare all'esterno, fuori sembra lento, dentro é
veloce come il fulmine.
"Chi é lento nello spirito deve essere veloce con il corpo"
Notizie sull'autore:
Flavio Daniele, laureato in ingegneria, vive a Bologna dove insegna arti
marziali interne (Taiji stile Chen e Yang, Xing-Yi), Qi Gong e Shaolin
kung-fu. Dirige la Scuola Italiana di Arti Marziali Interne NEI DAN per
la formazione di istruttori - Tel. 051 - 239578. Ha cominciato la pratica
alla fine degli anni sessanta con il Karate Shotokan ( 3° dan J.K.A.)
e con lo Yoga. E' autore del libro "Le Tre Vie del Tao" - Meb
Ediz. e di un video sul Taiji di stile Yang (distribuito in libreria )
edito dalla Red. Chi fosse interessato ad approfondire le arti marziali
interne può contattarlo allo 051 239578 oppure 0347 8701436 |